lunedì 21 marzo 2016

Una questione di interpretazione - Rubrus - racconto

Quando l'SMS arrivò in lussuoso studio legale di Manhattan,  Frederick Corbett stava spiegando ai suoi clienti perché non dovevano preoccuparsi troppo della class action intentata contro di loro.
«Prima avete spiegato ai lettori perché il mondo sarebbe finito il 21 dicembre 2012, poi avete spiegato loro perché il mondo non sarebbe finito il 21 dicembre 2012. Avete tirato su un bel po' di quattrini, ma avete offerto loro la libertà di credere o no e la libertà è il valore fondante di questa nazione... anche se tu, Harry, potevi evitare di chiamare Age of Aquarius la tua catena di pescherie. In ogni caso non si può parlare di abuso della credulità popolare e...».
In quel momento il cellulare di Frederick Corbett ronzò. Tutti i cellulari lo fecero e tutti i presenti obbedirono alla regola universalmente accettata secondo la quale, qualunque cosa stia dicendo il vostro interlocutore, colui che sta cercandovi al telefonino ha la precedenza.
Il messaggio arrivò in contemporanea non solo a Frederick Corbett e ai dodici sedicenti esperti di esoterismo presenti nella sua sala riunioni, ma a chiunque, sul pianeta, possedesse un cellulare o un apparecchio simile: dal  presidente Obama al presidente Hu Jintao e dai pescatori al largo della costa cilena ai carovanieri beduini nel mezzo del Sahara.
Era scritto in inglese, cinese, francese, spagnolo e arabo e, benché vi fossero diverse interpretazioni (era scritto con non poche sgrammaticature e i caratteri, a volte, non erano perfettamente leggibili),  la versione accettata fu, alla fine, quella proposta dai clienti di Frederick Corbett e dai loro numerosi colleghi esoteristi o parapsicologi o antropologi o etnologi o, tanto per non sbagliare, guru, sparsi  in ogni parte del globo. Diamine, non erano stati loro a dire che, il 21 dicembre 2012 il mondo sarebbe finito o sarebbero arrivati gli alieni o vi sarebbe stato un cambiamento o, insomma... sarebbe successo qualcosa?.
Fatto sta che, in un tempo straordinariamente breve, l'orbe terracqueo fu concorde nell'affermare che il messaggino, di indubbia provenienza extraterrestre, ammoniva: “Vostro livello aggressività  intollerabile. Provvedete entro un anno o interverremo”.
Nel periodo che seguì, l'intero pianeta si diede, effettivamente, un gran daffare.
Le prime a cessare furono le guerre tra Stati. Ci fu qualche momento di imbarazzo all'Onu quando due dittatori africani annunciarono che la guerra tra i loro paesi era terminata e fu palese che la maggior parte dei presenti era del tutto all'oscuro dell'esistenza delle summenzionate nazioni.
I conflitti che vedevano coinvolte a vario titolo le organizzazioni criminali (mafie, triadi, yakuza, cartelli) cessarono altrettanto facilmente. Il crimine non richiedeva necessariamente l'uso della forza.
Per le rivoluzioni fu un tantino più complesso, ma non pochi rivoltosi, considerato che il dio per il quale combattevano poteva sì comunicare in molti modi, ma non per telefono, giunsero alla conclusione di aver preso una cantonata clamorosa e risolsero il problema suicidandosi. Quelli che combattevano per un ideale non se la cavarono meglio perché finirono per scannarsi tra loro.
Naturalmente l'aggressività non fu eliminata del tutto. 
Qua e là c'erano ancora delle risse, nelle famiglie qualche scapaccione volava lo stesso e le riunioni di condominio erano bellicose nel solito, vecchio modo.
C'era da considerare, inoltre, che la violenza, quella fisica in particolare, non era la sola forma di aggressività e, a voler essere pignoli...
Insomma, quando, un anno dopo il messaggio, satelliti e radar di tutto il pianeta segnalarono l'avvicinarsi di una flotta aliena, l'umanità intera si sentiva come uno scolaro che spera di aver studiato abbastanza per strappare, magari con un po' di fortuna, una risicata sufficienza.
E, in effetti, Djexe – Kah, dietro il quadro di comando nell'astronave ammiraglia, mentre attendeva il rapporto del Comandante della Squadra Tattica, poteva, in qualche modo, ricordare un professore vecchio stampo.
I suoi grandi, umidi occhi neri ed i suoni flautati che uscivano dalla spirotromba che ne costituiva  l'apparato boccale avrebbero fatto la gioia di qualunque hippie vecchio stampo o seguace della New Age, ma questo ipotetico spettatore sarebbe stato colpito dai movimenti delle sue quattro braccia, più che dall'accendersi e dallo spegnersi delle sei antenne bioluminescenti  poste sulla sommità del capo.
Era con queste ultime, tuttavia, che, con un complesso linguaggio binario, Djexe – Kah, Comandante in Capo della flotta, comunicava col suo sottoposto.
«Non credo»disse alla fine Djexe - Kah.
«Hanno delle potenzialità, però» osservò il subordinato davanti a lui.
Djexe – Kah tacque – o meglio si spense – un attimo, per riflettere, poi decise «Negativo. Una specie così imbelle e inerme, con una così spiccata propensione al pacifismo, non è degna di entrare nel Consesso Galattico. Date l'ordine di sterminio». 
       
               La guerra è il padre del mondo
Eraclito

3 commenti:

  1. Sì vabbe', è andata male all'umanità, ma poteva andare peggio. Così perlomeno siamo morti martiri e in pace con il prossimo e con Dio, pertanto tutti in paradiso. Alla fine è questo che conta, o no?

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  2. Racconto breve, denso, ben congegnato.
    Ma soprattutto significativo.
    Un'umanità sempre in lotta, la cui maggioranza stenta a vivere, priva di valori morali, succube dei potentati di turno.
    E quindi degna d'annientamento.
    Farò sorridere, ma penso che solo una razza aliena tecnologicamente avanzata potrebbe cambiare radicalmente il nostro destino.
    Le abbiamo provate tutte nei milleni, lo sterminio totale potrebb'essere la soluzione.
    Mi vengono i brividi a pensare ad una nostra eventuale colonizzazione dello spazio,: al solito sarebbe uno sfruttamento ad uso e consumo dei pochi ricchi sfondati.
    Esportando violenza e male ovunque.
    Molto bravo, Rubrus.
    Siddharta
    p.s.: Però Eraclito, il solito maschilista...

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  3. @Franco: non ho scritto tantissimi racconti sugli alieni. Generalmente il tema centrale è la non comunicazione (facciamo fatica a capirci tra umani, quindi...) e, il rimarcare, per differenza e paradosso, certi aspetti tipici dell'umanità. Questo racconto è un po' il rovesciamento di "Ultimatum alla Terra".
    @Sid. Mah.. io credo di no. Cioè. Oramai buona parte del mondo progredisce tecnologicamente da più di duecento anni, anche se a velocità diverse, eppure non mi pare che, se sento un uomo contemporaneo, lui si dica più felice di un indio che vive in un villaggio sperduto nel bel mezzo della foresta amazzonica. Come potrebbero comportarsi gli alieni, quali valori potrebbero avere ecc. non possiamo dirlo. Sono alieni. E' assai probabile che non li capiremmo neanche. Non ci capiamo tra noi, figurarsi con esseri del tutto diversi.

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