giovedì 28 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/23 - Siddharta

A – Cosa ci aspetta.
A voler dar credito alle esperienze di chi è tornato da stati di premorte, una volta che il corpo abbia esalato l’ultimo respiro definitivo, pare che si entri in un tunnel di luce intensa non naturale piena di amore infinito, accompagnati per mano da un defunto meritevole conosciuto in vita o per i più sfortunati da un essere celeste.
Non prima però di aver svolazzato alquanto sul proprio corpo esanime, girellato qua e là sulla terra, sentito ogni cosa senza riuscire a farsi sentire, aver compreso ogni cosa universo compreso, il ripasso della propria vita in un amen, ecc., movendosi senza più limiti spazio-temporali.
I suicidi no, per loro niente benefici!
Nulla si sa invece dei delinquenti passati a miglior vita…
E non venitemi a dire poi, quando sarà il vostro turno, che non ne sapevate niente!

mercoledì 27 aprile 2016

IL CONTRATTO - frame - racconto

Era tempo di decidere.
Dopo quella brutta, bruttissima giornata, il signor Miles non aveva più dubbi: qualcosa doveva cambiare nella sua vita, e al più presto.
Si tolse la camicia e dopo averla appesa con cura a una gruccia di legno, la infilò dentro l’armadio a muro dell’angusto ingresso. Indossò un maglione di lana verde bottiglia e sedette alla scrivania di fronte alla porta finestra. Fuori pioveva e le luci dell’Hotel Paradiso erano accese sulla strada deserta. Conosceva molto bene quella zona a nord del paese. Gli affari lo costringevano a pernottare sovente da quelle parti: almeno una volta al mese negli ultimi due anni, ma era la prima volta che capitava in quell’albergo.
«Ingrati!» si disse, pensando al modo sbrigativo con il quale lo avevano liquidato alla reception del suo solito hotel. Era periodo di fiera, d’accordo, aveva anche dimenticato di prenotare telefonicamente, ma pensava di meritare una maggiore considerazione da parte della direzione.

domenica 24 aprile 2016

DIARIO DI UN BIBLIOTECARIO IN FASCE - 2° parte - dal Blog Poesia Scrittura di G. Barreca

reblog

9 gennaio

La nostra biblioteca possiede circa quarantamila volumi. Ogni volume conta in media duecento pagine, e siamo a otto milioni di pagine. Quante righe compongono una pagina? Diciamo quaranta: siamo a trecentoventi milioni di righe. Una pagina mediamente è abitata da 350 caratteri, e così si sale pressappoco a 112mila miliardi di caratteri. Se ipotizziamo che ogni riga sia composta da almeno 10 parole (approssimando per difetto), il numero di parole contenute nei libri ammonta all’incirca a 3 miliardi.

venerdì 22 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/22 - Siddharta

A – Giubileo catto-luterano.


Per i protestanti la parola «Jubiläum» indica il 500esimo anniversario delle 95 Tesi che si celebrerà nel 2017.
Papa Francesco ha voluto giocare d’anticipo?
La parola giubileo, di origine ebraica, in alcune lingue europee significa «anniversario», «ricorrenza calendariale».
In tedesco, ad esempio, tale è oggi il significato comune di Jubiläum: e nella terra di Martin Lutero – ma anche in quelle di Calvino, Farel, Beda e Knox, i riformatori effigiati su un famoso muro di Ginevra – un giubileo s’attende per il 2017.
È il cinquecentesimo anniversario della pubblicazione delle 95 tesi di Lutero.
La suggestiva quasi-coincidenza del giubileo della Riforma e del giubileo proclamato, con un anno d’anticipo su quello, dalla chiesa di Roma, è stata notata in terra protestante, dove qualcuno ha persino temuto che l’uno rischi di (o addirittura miri a) mettere in ombra l’altro.
Forse è una coincidenza, ma le parole usate dal Pontefice per l’evento giubilare cattolico ricalcano alla lettera alcuni concetti del grande Riformatore.
( Estratto pari pari da un articolo di Lorenzo Tomasin sul Sole 24Ore del 10.1.2016).

domenica 17 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/22 - Siddharta

A – Tra il dire e il fare…

In un articolo su un importante quotidiano economico nazionale, l’arcivescovo Bruno Forte di Chieti-Vasto si è profuso sulla magia del silenzio in chi predica e in chi ascolta le parole della teologia e della poesia, misteriosamente da lui appaiate.
In una vertiginosa arrampicata retorico-linguistica a spiegazione e sostegno della tesi sostenuta.
Fin qui tutto bene, forse.
Ma l’articolo conchiude poi a piè di pagina con un minaccioso < Riproduzione vietata > a difesa del copyright.
Ma la parola di un presule non dovrebbe essere aperta a tutti e quindi erga omnes comunque e dovunque senza riserve alcune?

venerdì 15 aprile 2016

DIARIO DI UN BIBLIOTECARIO IN FASCE - dal Blog Poesia Scrittura di G. Barreca

Reblog

12 marzo


Molto tenero il signore anziano che domanda i libri leggendo i titoli da una lista vergata sui contenitori delle bustine da tè. I titoli sono scritti con la tipica grafia tremolante degli anziani, quella che mischia maiuscole e minuscole. Forse non è una persona abituata a scrivere; forse ha paura che le sua scrittura venga derisa. Chissà. Ha un’andatura dinoccolata, magari per il peso degli anni, oppure perché ha un timore reverenziale verso i libri. Sembra voglia scusarsi per il disturbo quando entra in biblioteca. Come se avesse le pattine ai piedi, non lo si sente avvicinarsi. Appare di fronte al banco quasi all'improvviso; è silenzioso, attende che gli si rivolga la parola volgendo lo sguardo verso di lui, come se pensasse che ci sia sempre qualcosa di più importante da fare che occuparsi di lui o qualcuno di più importante cui prestare attenzione...

mercoledì 13 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/21 - Siddharta

A – Soli… in due.

Non avendo la patente per questioni d’età, una simpatica ventenne mi scarrozza a destinazione con la sua auto.
Un’oretta di viaggio tra andata e ritorno.
N.B.: l’accompagnatore /trice di anziani, un diverso modo di guadagnarsi da vivere per i giovani disoccupati.
Insieme in macchina, quindi, un’occasione per un fruttuoso scambio d’idee.
Me ne sto zitto, pensando alle infinite cose che un buon padre di famiglia vorrebbe dire ai figli.
I casi della vita, fare il lavapiatti non è disdicevole al laureato, la guerra rifiutata nel secondo Novecento, il consumismo, ecc.
Mentre lei guida assorta e pensierosa, sento che si rigira in capo la solita solfa.
Noi giovani costretti a lavori di ripiego, questi vecchi bavosi e danarosi che ci sfruttano, il mondo che è lì lì per esser agguantato a piene mani, tanti sogni ancora nel cassetto, prima o poi verrà la volta buona…
Intanto il tempo vola nel silenzio assordante ( per dirla con l’ossimoro stravecchio e abusato ), ecco siamo arrivati, il compenso in nero, un saluto di circostanza.
E ognuno per la sua strada, senza esserci detto niente l’un con l’altra!

martedì 12 aprile 2016

Il Giardino delle Mosche (a proposito di prosatori italiani) - (il Post-it di Rubrus)

Per tutta la vita io ho rincorso i sentimenti degli altri.
 Questo sono stato: un inseguitore di sentimenti 
che mi fuggivano, che si davano soltanto agli altri”.
(Andrea Tarabbia – Il Giardino delle Mosche – Ponte alle Grazie editore.)
Due paroline su questo romanzo su cui, mi scuserete, mi dilungo un po', visto che il giovane autore italiano non può godere della notorietà che deriva dall'avere alle spalle i capitali e i mezzi di una grossa casa editrice.
Il romanzo racconta la storia di Andrej Ciktailo, il c.d. “mostro di Rostov” narrata quasi per intero da lui medesimo.
Il libro ha a mio parere due pregi.

venerdì 8 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/20 - Siddharta

A - Di domenica.

Secondo il creazionista rev. James Ussher ( 1581-1656 ), arcivescovo anglicano irlandese, la data di creazione del mondo è scientificamente provata dalla Bibbia.
Dio creò l’Universo alle ore 12 in punto di domenica 23 ottobre 4004 a. C.
Altri invece fissano la data al 5199 o al 3760 a.C.
Tè ghè capitt?

martedì 5 aprile 2016

Non si vede la faccia - racconto (Rubrus)


«È cominciato tutto con questa» disse Alex mettendomi la foto sotto il naso.
Ritraeva due persone, un uomo e una donna, che guardavano fisso nel vuoto. Anzi no. Guardavano un punto preciso nel vuoto, ammesso e non concesso che nel vuoto esistano cose come i punti e la precisione. Tuttavia, a sorprendere, era l'intensità del loro sguardo. Una totalizzante, famelica attenzione.
«Dimmi che cosa vedi».

lunedì 4 aprile 2016

A volte il pensiero - Loretta Zoppi - (poesia)

Sogno - Matteo Corcos 1896

A volte il pensiero mi sorprende
nel più minuto gesto dì apatia
sì come fiera al cappio non s’arrende
e libera vaghezza in vece mia.

Milioni di chilometri la stanza
vasto spazio divide la parete
mentre l’aria, divenuta rete
pesca d'ogni emozione la fragranza.

Non potrò narrar la mia scoperta:
(il grande buio scaccia lo stoppino)
chi incrocia le parole col destino
non può notare la mia aria assorta.

Mi cimenterò con la vicina
che curiosa lustra la sua porta.

L.Z.

domenica 3 aprile 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/19 - Siddharta

A – Il Kief.
Il kief è la terza fase dell’ebbrezza, dopo l’ilarità e le allucinazioni.
“ E’ quella che gli orientali chiamano kief, è la felicità assoluta.
Non è più qualcosa di vorticoso e turbolento. E’ una beatitudine calma e immobile.
Tutti i problemi filosofici sono risolti.
Tutti gli ardui argomenti sui quali si affannano i teologi e creano la disperazione dell’umanità raziocinante sono limpidi e chiari.
Ogni contraddizione diventa unità.
L’uomo è < promosso > Dio >.
( Charles Baudelaire, < Du vin et du haschisch > in Oeuvres, vol. I, p. 394 ).

By Santippe. 

venerdì 1 aprile 2016

’O CAPO ’E CASA ***di Pietro ZURLO**



So’ ’o cap’e casa e questo è risaputo,
tutt’a famiglia m’hadda rispettà;
aggia seccorrere a chi mme cerca aiuto
derezzanno quacche tuorto ca ce stà.

Ammetto che ogne tanto ’a faccia storta
cu quacche figlio pure l’aggia fà;
si nun ’o ffaccio chillo addereto ’a porta
me fa ’e pernacchie e se nne ride ’e mè.

Va bbuò so’ ’o cap’e casa s’è capito:
ma tu mugliè che vaje truvanno ’a mè?
Tu vuò ca vatto stu guaglione a friddo
ca sta jurnata t’ha fatto arraggià!

E sissignore, io l’aggi’adderezzà:
e chesto p’’o rispetto e ’a dignità.
"" Fermete delinquente, viene a ccà!
Pecchè a mammeta he fatto ’ncuietà? ""

E già p’’o vattere stevo aizanno ’a mana
quanno sentette ’a mamma già alluccà:
-Ma ch’è sì pazzo e tu fusse nu pate,
ll’educazzione nce ’a vuò dà accussì?

Guarda st’anema ’e Ddio comme ha tremmato:
viene a mammà, papà nun ’o penzà...
Sta storia è vecchia e ssaccio comme và,
pe’ chesto me sto zitto e ’aggia ’nguttà! *



*(essere di cattivo umore).

GIOVANNI VERGA - OSTAGGIO DELLA SOLITUDINE di Augusto Benemeglio



DI AUGUSTO BENEMEGLIO 
La morte e i castelli in aria
Sul letto di morte  – nonostante fosse ormai mezzo paralizzato e quasi privo di conoscenza , per un ictus , - Giovanni Verga ,  “in un cieco riflesso animale , si oppose alle manipolazioni dei medici . Quando occorre scoprire il suo corpo, la mano ancora valida ricerca il lembo delle  lenzuola e stira quello della camicia da notte, con un gesto di pudore”, così racconta un  testimone oculare come Federico De Roberto, uno dei pochi amici del Verga, insieme a Luigi Capuana. “Questa è la naturale, perfetta conclusione di un’esistenza e di un’arte scontrose – scrive Gesualdo Bufalino -, “più spesso nascoste che offerte , e che tuttora esigono da chi le interroga un lungo assedio e un difficile amore” .