lunedì 4 aprile 2016

A volte il pensiero - Loretta Zoppi - (poesia)

Sogno - Matteo Corcos 1896

A volte il pensiero mi sorprende
nel più minuto gesto dì apatia
sì come fiera al cappio non s’arrende
e libera vaghezza in vece mia.

Milioni di chilometri la stanza
vasto spazio divide la parete
mentre l’aria, divenuta rete
pesca d'ogni emozione la fragranza.

Non potrò narrar la mia scoperta:
(il grande buio scaccia lo stoppino)
chi incrocia le parole col destino
non può notare la mia aria assorta.

Mi cimenterò con la vicina
che curiosa lustra la sua porta.

L.Z.

10 commenti:

  1. Simpatica poesia.
    All'apparenza sembrerebbe una poesia lieve e sbarazzina, invece parla di incomunicabilità: quella che non dovrebbe esistere, quella che si erige fra noi e coloro che dovrebbero meglio capirci perché più vicini a noi. Ma si sa, forse è più facile dialogare con il compagno di viaggio in treno e con la dirimpettaia di pianerottolo che lucida le maniglie… Chissà perché?

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    1. Grazie dell'attenzione Serenella, gia' , chissa' perche'!:-)

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  2. C'è qualcosa che non va nella metrica, la cui costrizione < costringe > a forzare la logica del messaggio.
    Per me da rivedere anche nelle assonnanze.
    Il sonetto è sui generis.
    Il distico finale appiattisce la carica emotiva.
    Sid

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    1. Sempre preziosi I tuoi commenti Sid, e sempre ben gradita ogni tua osservazione. Grazie faro' tesoro! :-)

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    2. Cara Loretta, la metrica è uno strumento codificato da sempre.
      E' possibile scardinarla ma a ragion veduta, dopo un serio apprendimento di base.
      In internet esistono vari studi specifici molto validi, senza abbisognare di testi cartacei.
      Naturalmente, da uomo quasi centenario, non posso che apprezzare i percorsi poetici clssici come il tuo.
      Ammirandone il coraggio in un mondo letterario modernista sperimentale e spelacchiato come l'attuale.
      Con affetto, Epitteto.

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    3. Grazie Epi , sto lavorandoci su! Ricambio :-)

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  3. Mi sono accorto anch’io della doppia chiave di lettura, tant’è vero che avevo preparato una vignetta divertente per accompagnare il testo, poi ho optato per la foto più classica e più vicina alla serietà del tema. Bella questa vaghezza e l’immagine di questa donna colta dal pensiero tra le pareti della casa che si annullano. Come commento musicale avrei optato per il cielo in una stanza. Il distico finale, di una leggerezza assoluta, è la cosa che più mi ha colpito, è il tocco di classe, le due gocce di profumo che completano l’opera. Sulla tecnica non mi pronuncio, ma a occhio e croce e per quel poco che ne capisco, la trovo scritta più che bene. Certamente molto meglio di tante schifezzuole che girano sul web e chissà perché poi passano per autentici capolavori.

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  4. Sempre mi stupisco quando vedo una mia poesia pubblicata. Non so se e' cosa comune a tutti, mi stupisco perche'la vedo svelata dal mistero che la rendeva , paradossalmente chiara , almeno per me.Ha sapore folle quanto ho appena scritto , ma e' cosi': ora e' come non mia , fa parte, bella o brutta che sia del mondo che mi circonda. Non e' per questo che l'ami meno , al contrario la circondo di cure e di attenzioni, le faccio bagni di riletture e piccole correzioni, la sostengo . Grazie Franco sei sempre disponibile e paziente con queste mie distrazioni quasi proverbiali , grazie per il commento .:-)

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    1. Hai ragione Loretta.
      Capita spesso anche a me: quasi mi stupisco che un mio modesto lavoro letterario ( poesia o prosa ) venga letto da terzi e forse anche apprezzato.
      Perchè penso che quanto scritto non sia niente di eccezionale o valido a risvegliare l'altrui interesse.
      Comunque alla fine mi consolo se riesco ad entrare in un circuito comunicativo che possa contribuire a migliorare l'etica intellettuale dei lettori.
      Sid

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    2. :-) leggere I tuo scritti e' sempre motivo di riflessione e di apprendimento. Tante sono le cose di cui ignoro le origini e l'esistenza! Grazie.

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