venerdì 6 maggio 2016

Il post.it di Rubrus - Tecnopoveracci


... dal dopoguerra al 2000 produttività e occupazione crescono di pari passo. Dopo, la seconda curva si affloscia perché le macchine corrono troppo in fretta, hanno bisogno di meno uomini e questi non ce la fanno ad acquisire le competenze per star loro dietro. È il Grande Disaccoppiamento di cui parlano Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, due professori del Mit, in The Second Machine Age . Il Pil complessivo cresce, il salario medio no. Carl Benedikt Frey e Michael Osborne, docenti a Oxford, hanno calcolato che il 47 per cento dei mestieri attuali negli Stati Uniti è a rischio estinzione per l'informatizzazione. Lo strappo è violento e rapido. Lanier è tra i primi a infrangere il tabù per cui internet e benessere economico coinciderebbero per definizione.

5 commenti:

  1. Già all'inizio dell'era industriale si pensò che, usando correttamente la ragione, sarebbe stato possibile un progresso indefinito della conoscenza, della tecnica e della morale; oggi sappiamo come l'evoluzione industriale abbia portato al progresso tecnico e sociale.
    Internet è un sistema di comunicazione (non di produzione), accessibile a tutti, che tende ad uniformare. Certo è un fenomeno assai complesso, e la finanza pescecane e amorale (coi suoi soli movimenti di denaro, senza produrre) che sta fagocitando la nostra società, non lascia ben sperare.

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  2. Non è solo una questione di finanza - che è come internet, virtuale - è molto più complesso. Le macchine, tutte le macchine, anche i computer, servono per evitare fatica o creare divertimento, altrimenti non servono. Il problema è "visto che si fatica meno, che cosa s fa?". Un tempo si diceva "niente" e l'utopia scientista e positivista pensava che l'uomo, libero dal bisogno, avrebbe vissuto felicemente. Era solo questione di tempo. Questa utopia - fallace quanto quella del "tutti uguali", con la quale ha in comune non poco, anche se non sembra - non teneva conto del fatto che l'uomo è sempre e comunque insoddisfatto e che non è il bisogno la molla del progresso, ma l'insoddisfazione, l'avidità. Nel bene e nel male (se così non fosse non ci sarebbe per esempio il desiderio di conoscenza, ma non si possono separare, come credeva il dott Jeckyll, il lato positivo e il lato negativo di questo carattere fondamentale e qualificante dell'essere umano). E quindi, bisogno di cosa? guardiamoci in giro: abbiamo davvero bisogno di tutte le cose che abbiamo intorno? no. A cominciare dal computer su cui sto scrivendo. Abbiamo vissuto benissimo senza per secoli. Comunque sia, per un po' il progresso tecnico e scientifico ha eliminato dei bisogni, ne ha creati degli altri e poi degli altri ancora, sempre nuovi (e sempre più fallaci) e la creazione di nuovi bisogni ha creato la necessità di persone che si occupassero di soddisfarli, quindi di fronte alla perdita di posti di lavoro di un certo tipo se ne sono creati altri, in modo da mantenere occupata l'umanità - che non può "non far niente". Negli ultimi anni, però, il processo sta andando troppo velocemente e stiamo assistendo al crollo dell'ultimo mito scientopostivista e cioè il progresso illimitato. Il progresso sta distruggendo più posti di lavoro di quanti ne crei (e per quanti cerchiamo di inventarne, costruendo bisogni finti) e sta consumando più risorse di quanto la terra possa produrre - almeno queste sono le tendenze negli ultimi anni. E allora o si "trova" un modo differente di progresso che consenta l'espansione infinita cui la società industriale, scientista e positivista è condannata per poter esistere, oppure fatalmente si creerò una qualche forma di regresso - come è successo più volte in passato su scala locale, mentre ora ciò si produrrà probabilmente su scala globale - che consenta al ciclo di ricominciare.

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  3. Sono in parte d'accordo su quanto dici, ritengo, però sia meglio specificare che la finanza non può considerarsi virtuale, in quanto mi pare che riesca ad incidere in maniera più che pesante, a volte disastrosa, sull'economia dei paesi più avanzati (nessuno va a fare finanza fra i Bantù).
    Sono anche convinta che il futuro dell'uomo sarà legato all'astrofisica e all'esplorazione spaziale per la ricerca di forme di vita extraterrestre, o colonizzazione o sfruttamento, di altri corpi celesti. La miopia umana, infatti, penso ci porterà alla distruzione del nostro patrimonio terrestre, attraverso la cattiva gestione, o meglio, attraverso la distruzione della Natura.
    Tu parli di avidità dell'uomo per spiegare la sua insoddisfazione, ma essa credo sia dovuta dall'essere egli cosciente del suo destino, cioè che prima o poi morirà; perciò tenta di lenire questa angoscia di morte coprendola con la fede, coi suoi desideri, con le sue ambizioni, a volte sublimandoli nell'arte (o con la costruzione di una fabbrica per esempio).

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  4. "Virtuale" nel senso che pretende di creare ricchezza spostando beni a prescindere dall'effettivo valore materiale degli stessi. Le azioni hanno un prezzo che ormai è calcolato sulla base del loro valore di scambio, o addirittura del loro presunto valore di scambio, calcolato da supercomputer in base ad algoritmi probabilistici per i quali non ha nessuna importanza - perchè li hanno programmati in modo che non debba averne - se le azioni incorporano formaggini o diamanti. Tra i Bantù no? mah... mi pare che un tizio che si definiva il finanziere più pazzo del mondo abbia cercato di far fruttare i beni di un certo partito politico xenofobo in Nigeria - sentendosi sbattere la porta in faccia perchè era persona "poco seria"...
    Per il resto penso anche io che l'avidità abbia lati positivi e negativi e che la frontiera spaziale potrebbe essere quella nuova, se saremo abbastanza in gamba da raggiungerla.

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    1. "Se saremo abbastanza in gamba da raggiungerla"… mi fai ricordare la prima poesia che ho scritto. Erano gli anni del dualismo America-Russia per la conquista dello spazio:

      La saggezza verrà
      incontaminata
      ad elevarti uomo
      domine cosmico
      pel superato "io"
      che troppo ti delimita
      e misero ti rende
      a fronte di tanta misura.


      Che ci posso fare, mi piace ancora… ;-)

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