lunedì 2 maggio 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/25 - Siddharta

A – Noi e gli altri.

Chi vuol essere Poeta dev’essere persona sola nei suoi pensieri, libero da condizionamenti socio-politico-etico-religiosi, povero d’alterigia, spietato con se stesso, generoso letterariamente con gli altri.
Praticamente nessuno di noi…
Secondo le ultime conoscenze scientifiche, la solidarietà e la collaborazione tra esseri viventi sembra maggiore nelle comunità delle formiche, che non in quella umana.
Anche nel mondo dei Poeti assistiamo a troppe gelosie, invidie, narcisismo.
Sporcando la bellezza della nostra Musa, ridotta così in lacrime.
La Poesia pura è invece amore, altruismo, generosità.
Se un Autore eccelle, dobbiamo esserne fieri e cantarne le lodi.
 B – Vernacolo.
Scrivere in vernacolo non è solo riproduzione verace di come parla la gente locale, ma è anche un modo di difendere la propria realtà e identità contro l’astrattezza del potere centrale.
Rappresenta la saggezza di un popolo, i bisogni, le aspettative delle persone non riducibili ulteriormente.
Ma attenzione, può anche diventare un modo per ghettizzarsi, chiudendosi a più ampie forme di linguaggio.

C – Montaigne.
Viaggiare per il mondo dona l’utilità di guarire dai nostri pregiudizi nazionali,  < strofinando e limando il proprio cervello contro quello degli altri popoli contattati > ( Montaigne, 1533-1592 ).  

SIDDHARTA

1.5.2016

8 commenti:

  1. A)
    Ma quando mai?
    Non mi risulta che i grandi poeti fossero tutti galantuomini, anzi...
    E soprattutto chi lo decide quando un poeta è bravo? Boh...

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    1. Sulla bravura di un Poeta in lettura decido io.
      Ma penso che tutti più o meno facciano lo stesso.
      Le opinioni dei critici di professione non mi condizionano.
      Sid

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    2. Ah be’, se ognuno decide per se stesso, allora sono posto anch’io, infatti non vedo “Poeti Eccellenti”, aggirarsi da queste parti del web. Però io non faccio testo, ho la vista corta per questo genere di letteratura. Forse sono astigmatico, oppure trattasi di traveggole, perché mi capita spesso di vedere pidocchi farsi grandi, galline fare la coda come i pavoni, e perfino i veramente grandi a volte mi sembrano piccoli piccoli. Mah… ho una grande confusione in testa, invidio le tue certezze.
      In ogni caso, di qualunque malattia si tratti, i festini a base di tarallucci e vino, i peana troppo smaccati, le medaglie al petto in genere non mi piacciono. Le lodi sperticate mi procurano fastidio quanto le stroncature nette e le critiche troppo severe. Le mezze misure fanno il caso mio, non permettono grandi velocità, ma evitano pericolosi scivoloni e nel dubbio, taccio.

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    3. Perchè mai tacere?
      Se non parlo ora, tra poco non potrò farlo più per questione d'età...
      Comunque se taluno pubblica ed elemosina un commento, perchè non accontentarlo a suo rischio e pericolo?
      Sid

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  2. A) le formiche? gli insetti sociali non sono paragonabili agli umani e, in genere, ai vertebrati. In effetti c'è chi reputa che uno "sciame" (di formiche, api ecc) possa essere considerato un individuo unico - i singoli individui non sono in grado di riprodursi e, se consideriamo la vita come la propagazione dei geni allora solo la regina potrebbe essere considerata un individuo vivente... però da sola perirebbe senza arrivare alla maturità sessuale. E non entro nel campo dei recenti studi sulla genetica degli insetti sociali.
    Insomma, una singola formica somiglia per certi versi più a una cellula, o un organo, che a un soggetto. Fare questi paragoni è come tornare ai tempi di Menenio Agrippa che faceva finta che lo stomaco e le braccia fossero delle persone... però lui sapeva almeno che era un artificio retorico e non ammantava il tutto di oscura plausibilità scientifica per darsi un tono. Se la scienza portasse a questo, sarebbe meglio lasciarla perdere.

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  3. Risposte
    1. Caro Roberto, come altrove da me concionato io sono uno scrivano < orizzontale >, limitandomi a riprendere quanto da altri capoccioni esposto.
      Epperò mi sento assai lusingato quando riesco a scuotere l'attenzione del lettore dal finto sonno in cui naviga.
      Come in questo caso...
      Sid
      ( Errata corrige: in A al terzo capoverso leggasi < sembrano maggiori > ).

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  4. mmm... Caro Sid, il fatto è che io sono sempre scettico quando si prende il mondo animale a modello per il comportamento umano. Sono secoli che si oscilla tra il "buon selvaggio" e lo "homo homini lupus". Credo che nessuna delle posizioni sia corretta. La natura è amorale, non immorale. L'etica è fenomeno tipico della nostra specie (e secondo me deriva dal gene egoista) e, a mio parere, non è saggio proiettarla su altre creature. Il brutto è che queste analogie sono sempre state suggestive, almeno dai tempi di Esopo, ed esserne sedotti è facile.

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