giovedì 30 giugno 2016

C'è una donna che... Lucia Marilena Ingranata - Silloge


22 anni (il circo delle pulci)
 
C’è una donna che addomestica le pulci e ride,
ride insonne e salta, salta sopra il letto
tutti smettono il loro “bla, bla, bla”
il trapezista onesto l’afferra per la gola
presa sicura, rassicurante, un poco soffocante.
Il giorno dopo cade a pezzi
– matrimonio celebrato senza rete –
Ricompostasi la salma salta, salta,
salta sopra il letto finché morte non la separi
e bla, bla, bla.
 

42 anni (psicoanalisi)
 
Eppure era ieri il giorno della neve
in grembo, delle stanze attigue e dei solai.
Era ieri la mancanza di ascensori.
Oggi credo nelle definizioni apposite
negli appellativi compiuti. Credo
nella memoria dei fiumi.
Ma se dico che ho sognato un figlio
coi denti affilati, sembra che sia voglia
di picchiare duro.
 
43 anni (avrei fatto il marinaio)
 
Avrei dovuto fare il marinaio
capitano di una barca a vela
una moglie sul molo, nessun figlio
certo.
Giro del mondo, poi controgiro
torno/nontorno, tu non aspettare
Avrei dovuto fare il marinaio
pisciare a poppa, sottovento
   
45 anni (il bacio buono)
 
Oltre il filo del peccato
mi porgi un bacio buono e dici
– non è l’ultimo in ordine di tempo
ricordi quello che ti darò domani? –
Ricordo.
Avrò i capelli in ordine – per l’occasione –
e camminerò all’indietro con una gamba sola
Ora lasciami dormire sono in ritardo
col cuore.
 
50 anni (se giro a destra)
 
Se oggi girassi a destra, in contromano
potrei incontrarti mentre ammaestri i cani
siamo più belli la mattina, abbiamo forze
di recupero, credo sia un buon motivo
per fare subito l’amore
 


57 anni (senza preghiere)
 
Non esco senza un filo di mascara
negli occhi nudi vedresti la mancanza di preghiere
ma la sola liturgia che riconosco si accosta a te
alla cura di siepi e rosmarini, al cammino di mucche
in processione.
Io guardo in terra e unisco le mani
solo per bere alle fontane o per premura
di piccoli animali da salvare poi le divido
– per sostenere – mentre si abbattono sui muri
le poesie che scrivo.


2 commenti:

  1. Be’, queste mi piacciono e… e basta!
    Sì perché ci potrei imbastire sopra qualche fregnaccia, giusto per darmi un tono, fare il fighetto e non sarebbe un problema di lessico, la fantasia e la faccia tosta non mancano e poi, dopo qualche annetto di web un cristiano, se non è proprio di coccio, le formulette precotte da esporre in vetrina buone ad ogni occasione se le tiene in saccoccia, visto che in testa non c’è più posto. Però, non lo so a voi ma a me succede così, quando in poesia qualcosa mi piace veramente resto senza parole, e allora mi taccio.

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  2. Io invece quando una poesia mi piace e mi intriga mi diffondo sui perchè.
    A soddisfazione dell'Autore, dei lettori e mia.
    Parimenti quando non incontra il mio consenso, a patimento degli interessati.
    In fin dei conti perchè si pubblica?
    Per compensare le proprie carenze interiori, per esibizionismo e talora per tastarne il consenso o meno.
    Il tipo di poetica qui in lettura non mi è nuovo.
    Giocato sul dire e non dire, mostrare e non mostrare, più sul misterioso che apertamente, ecc.
    Quasi che certi sentimenti possano essere più dell'uno e non anche di tutti.
    Poi c'è la convinzione di temere che essere troppo chiari nuoccia al lirismo.
    Mah, io preferisco capire e gustare appieno, non so risolvermi alla sola etichettature di presunto prodotto d.o.c.
    In altre parole ho idee chiare e distinte su ciò che è o non è poesia: per questo il più delle volte mi mandano a quel paese...
    Ma allora il tuo giudizio?
    Quando non capisco, mi annoio.
    Siddharta

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