giovedì 9 giugno 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/34 - Siddharta

A – Soliloqui.
1 – Io credo che le coppie gay non siano altro che singoli narcisi che si proiettano l’un nell’altro per amare solo se stessi.
Mimetizzandosi se del caso in pretestuosi ruoli di genere.
2 – Quando due persone mostrano ciascuna di immedesimarsi a chiacchiere nei casi dell’altra, in realtà non fanno che enfatizzare le proprie vicissitudini.



B – Le città geometriche.
Le scienze e l’arte devono molto se non tutto alla matematica.

Anche l’urbanistica s’affida spesso alla geometria applicata.
Già nell’antichità romana le città avevano pianta più o meno quadrata con due vie centrali e principali ad assi cartesiani e le altre parallele o verticali ad esse.
Torino è a perimetro quadrato a mò di scacchiera all’interno.
La città-fortezza di Palmanova ( UD ) è chiamata la città stellata perchè poligono a stella con nove punte e tre cerchie di fortificazioni all’interno.
Un debito con la geometria ce l’hanno anche Parigi, Amsterdam, la città indiana di Chandigarh progettata da Le Corbusier negli anni ’50, Manhattan di New York dal tipico schema a scacchiera con Avenue ( verticali ) e Street ( orizzontali ), ecc. ecc. 
Ma un cenno allargato per la sua bellezza storica lo merita Cartagine.
Infatti la fondazione di Cartagine ( 814 a.C. ) ha una sua storia geometrico- mitologica.
Didone fu la mitica fondatrice della città, della quale si hanno notizie da alcuni storici romani. Tuttavia il resoconto più noto delle vicende che la videro protagonista è quello messo in poesia da Virgilio nell’ Eneide, libro I°, versi 365-369:

“Devenere locos ubi nunc ingentia cernis
temque novae Karthaginis arcem,
mercatique, solum, facti de nomine Byrsam,
taurino quantum possent circumdare tergo.
Sed vos qui tandem? quibus aut venistis ab oris
quove tenetis iter?”
( Giunsero in questi luoghi, ov’or vedrai
sorger la gran cittade e l’alta rocca
della nuova Carthago, che dal fatto
Birsa*nomassi, per l’astuta merce
che, per fondarla, fèr di tanto sito
quanto cerchiar di bue potesse un tergo ).
( E. Giusti)

* Birsa = in greco pelle di bue ed in fenicio rocca.

Narra la storia che la principessa fenicia Didone fuggì con alcuni fedelissimi dalla città natale di Tiro dopo aver scoperto che il re Pigmalione (suo fratello) aveva assassinato suo marito Sicheo. Dopo un lungo viaggio approdò sulle coste dell’Africa settentrionale (in Libia). 
Qui contattò il re locale Iarba per l’acquisto di un appezzamento di terra su cui costruire una nuova città.
Egli, per tutta risposta, le rimise una pelle di toro dicendole che poteva prendere tanto  terreno quanto tale pelle potesse racchiuderne.
Virgilio non descrive dettagliatamente come Didone avesse risolto il problema della pelle di  toro; tuttavia la tradizione tramanda che la principessa, senza perdersi d’animo, escogitò un  astuto stratagemma per accaparrarsi un terreno quanto più vasto possibile, includente la  collina su cui costruire la rocca. 
Didone ordinò che la pelle fosse tagliata in listarelle sottili, legandole poi insieme ai capi per formare una lunga corda. 
Con tale corda, la principessa fece congiungere le rive dai lati opposti dell’altura, acquisendo così la proprietà della collina ed un comodo sbocco sul mare; inoltre viene specificato che Didone fece disporre la corda a forma di semicerchio in modo da racchiudere la maggior area possibile.
( N.B: quella circolare è la forma geometrica che racchiude la massima estensione di un’area )

SIDDHARTA

8.6.2016

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