domenica 26 giugno 2016

Sul sentiero di Guerra/2 - Charles Hamilton - (Serenella Tozzi)

Il fuoco da campo

Il fuoco da campo era il centro della vita sociale degli indiani.
In occasione delle festività il fuoco veniva acceso in mezzo allo spiazzo riservato alla danza, e d'intorno ad esso si radunavano gli indiani vestiti a festa. Qui i vecchi parlavano con rimpianto dei giorni in cui le frecce erano più appuntite e gli archi più resistenti. I guerrieri narravano le loro avventure, e i bambini imparavano le tradizioni della tribù ascoltando i racconti degli anziani (ricordate queste scene molto ben riportate nel film "Balla coi lupi"?).
Di solito le donne sedevano da un lato dello spiazzo e gli uomini dall'altro; venivano scambiate poche parole, ma molti sguardi si incrociavano timidamente: molti amori nascevano.
Vedete quanta poesia nei loro canti.

Canti d'amore Ojibway  
(tribù delle praterie canadesi, denominata anche Chippewa)***

Il giovanotto alla fanciulla:
Svegliati! Ore della foresta, uccello della prateria che sfrecci nel cielo. Svegliati! Svegliati! Meraviglia dagli occhi di cerbiatta. Quando tu mi guardi mi sento saziato, come i fiori quando bevono la rugiada. L'alito della tua bocca ha la fragranza dei fiori al mattino, il tuo alito ha la fragranza dei fiori di sera, nella luna alla stagione che la foglia cade. Le rosse correnti delle mie vene non corrono forse verso di te come i ruscelli della foresta verso il sole nelle chiare notti di luna?
Quando sei vicina a me, il mio cuore canta; è un ramo che danza davanti allo spirito del vento nella luna delle fragole. Quando mi tieni il broncio, mia diletta, nel mio cuore si fa buio - le nubi oscurano un brillante fiume, poi con i tuoi sorrisi torna il sole e fa apparire come oro le increspature che il vento traccia sul volto dell'acqua.
Ecco! Guardami, sangue del mio cuore palpitante! La terra sorride - le acqua sorridono - persino il cielo nuvoloso sorride - ma io, io non so più sorridere quando tu non mi sei vicina.
Svegliati! Svegliati! Mia diletta.

La fanciulla al giovanotto:
Il mio amore è alto e aggraziato come un giovane pino che svetta sulla collina, e rapido nella corsa come il nobile, maestoso daino; i suoi capelli sono morbidi, e scuri come il corvo che scivola nell'aria, e i suoi occhi, come quelli dell'aquila, sono acuti e luminosi; il suo cuore è intrepido e grande, e il suo braccio è forte in battaglia, come l'arco fatto di legno di ferro ch'egli tende senza difficoltà.
La sua mira, in combattimento e a caccia, è infallibile, come il falco che mai fallisce la sua preda. Ah, aiutatemi voi, spiriti dell'acqua, della terra e del cielo, a cantare le sue lodi; e la mia voce sarà udita, risuonerà per il cielo; e l'eco, ripetendola, la farà gonfiare sulle ali del vento; e la sua fama si diffonderà per la contrada, e il suo nome sarà conosciuto al di là dei laghi.


***Gli Ojibway costituiscono ancora oggi uno dei gruppi indiani più numerosi, divisi in molte riserve dal Michigan al Montana.

 (Dal volume "Sul sentiero di guerra" di Charles Hamilton)







5 commenti:

  1. Non credo di sbagliarmi se dico che gli indiani, in particolare gli Apaches, i Sioux e i Navayos, hanno tenuto occupata la mia fantasia di adolescente. Solo che ce li hanno fatti odiare, a cominciare dal telefilm Rin Tin Tin e in tutti i film western che ci hanno propinato dove venivano raffigurati come i nemici da distruggere e tutti tiravamo un respiro di sollievo quando sentivamo la tromba che preannunciava l'arrivo dei nostri. Invece era gente pacifica che reagiva solo se venivano minacciati la loro sopravvivenza ed il loro habitat. Hai fatto bene a parlarne, Serenella, ed a sottolineare la loro gentilezza d'animo e la loro nobiltà di sentimenti.

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  2. Sono contenta, Eugenio, che la pensi come me, abbiamo gli stessi ricordi :-)

    La descrizione del "fuoco da campo" mi fa ripensare alle "veglie" che si facevano al mio paese (a casa di qualcuno a turno) quando ero piccola: le stesse malinconie dei vecchi, le risate e le speranze dei giovani, quel rivangare ricordi collettivi che erano incisi nella mente di tutti e ai quali ognuno aggiungeva qualcosa di personale, a scambiarsi sensazioni in un'allegria che risultava contagiosa, diveniva generale.
    Credo che in ogni angolo del mondo una volta esistessero queste adunanze che servivano a tramandare tradizioni, ad unire gli animi, a creare solidarietà.

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  3. Penso che se anche gli indiani fossero stati rispettati e garantiti come etnie libere ed autonome alla fine si sarebbero appiattiti sul progresso ed il benessere delle civiltà collaterali.
    Oggi il pellerossa con le penne in capo viaggerebbe in aereo con la pipa e lo smartphone.
    Non si può fermare l'orologio della storia.
    Sid

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    1. Forse è vero quello che dici, ma io voglio credere il contrario. Gli indiani, come i Maya la maggior parte dei quali vive ancora in capanne, avrebbero conservato la loro identità culturale e respinto gli attacchi della modernità. D'altra parte è stato da più parti affermato che solo i popoli che riusciranno a preservare i legami con la propria cultura e le proprie tradizioni hanno una speranza di avere anche un futuro.

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  4. In effetti si trovano non poche analogie tra il "far filò" delle nostre terre e i fuochi dei campi indiani. Il fatto è che se fa freddo ci si raduna attorno al fuoco e si chiacchiera, magari ricordando i bei tempi andati. Ritengo che persino gli homo erectus facessero lo stesso. Tutta roba che il riscaldamento e i mezzi di comunicazione hanno spazzato via. Quanto ai film western, sono semplicemente miti di fondazione, anche se con un medium diverso dalla parola scritta. Anche noi abbiamo i nostri. Basta leggere "Cuore" per accorgersi di quanto sia intriso di apologetica risorgimentale... ma se si vede la faccenda dall'altra parte si è portati a considerare mazziniani garibaldini e carbonari una sorta di brigatisti: ordivano complotti, facevano attentati... (ho detto qualcosa di politicamente scorretto, lo so). Solitamente, dopo un po' che si è estinta la generazione che ha vissuto la fondazione, le cose cambiano un po'. I primi film western francamente pro indiani o problematici, o dubitativi sono degli anni '60. Più o meno nello stesso periodo, da noi, tutta la retorica risorgimentale (anche perchè il fascismo se ne era appropriato) veniva allegramente buttata nella spazzatura, fino a considerare tabù parole come "patria" o a scordarsi le parole del "Canto degli Italiani". E, dopotutto, Risorgimento e conquista del west sono fenomeni più o meno contemporanei. Da noi, la diffidenza verso quel periodo della nostra storia ha iniziato ad attenuarsi negli anni '90, quando la generazione che aveva vissuto il '68 ha iniziato ad uscire di scena.

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