martedì 14 giugno 2016

Vite efferate di papi - Dino Baldi - (Siddharta)

Vite efferate di papi


Papa Formoso estratto dalla tomba e processato dal suo successore a nove mesi dalla morte, Gregorio Magno che sposa sua madre e resuscita l’imperatore Traiano, Silvestro che diventa amico del diavolo e scopre un palazzo d’oro sotto terra, Bonifacio VIII consumato dall’angoscia e dalla rabbia, la papessa Giovanna che partorisce per strada, Pio IX che gioca con un bambino ebreo rapito ai genitori. E poi ancora papi eretici, buonissimi o cattivissimi, esemplari nella codardia e nelle smisurate ambizioni, dotti in astrologia o ignoranti di latino. Da san Pietro al papa angelico, che salirà sul trono per annunciare la fine dei tempi, la storia millenaria dei rappresentanti di Dio in terra è una lunga serie di miracoli, miserie e trionfi osceni consumati sul palcoscenico della più incredibile corte del mondo, la curia romana. In questo libro, quasi una Legenda Ferrea, le vite efferate dei papi vengono raccontate senza malevolenza o partigianeria, e accadono di nuovo sotto i nostri occhi, nella loro lucentezza smagliante di nero pece.

“Meglio non cercare un senso nelle azioni dei papi”.
– Pio II (Enea Silvio Piccolomini)

“E chi volesse vedere più pronta la verità, bisognerebbe che mandasse ad abitare la corte romana in le terre de’ Svizzeri; e vedrebbe che in poco tempo farebbero più disordine in quella provincia i rei costumi di quella corte, che qualunque altro accidente che in qualunque tempo vi potesse surgere”.
– Niccolò Machiavelli


Camilla Tagliabue «Il Fatto Quotidiano» 11-11-2015
Valentina Della Seta «Il venerdì di Repubblica» 13-11-2015
Pietrangelo Buttafuoco «Domenica - Il Sole 24 ore» 15-11-2015
«Fahrenheit - Radio Tre» 30-10-2015
Armando Torno «Il Sole 24 Ore.com» 20-11-2015
Filippo Ceccarelli «la Repubblica» 06-12-2015
Gino Ruozzi «Domenica - Il Sole 24 ore» 06-12-2015
Paolo Conti «Corriere della Sera - Roma» 07-12-2015
Aldo Maria Valli «Job» 10-12-2015
«La Provincia Pavese» 13-12-2015
Marco Giorgerini «Alfabeta2» 29-01-2016
Enzo Rammairone «Rockerilla» 15-03-2016
Raoul Bruni «Alias - il manifesto» 24-04-2016

Sinodi, corvi e mani tra le gambe: com'è duro fare il Papa
Camilla Tagliabue «Il Fatto Quotidiano» 11-11-2015
Il saggio. Non solo Francesco e il Vatileaks: il filologo Dino Baldi ripercorre i tutte le oscure trame all'ombra del Cupolone, da Formoso alla Papessa.
Prima che il corvo canti, già tanti sono stati traditi, e non si sta parlando di uccellacci e uccellini di stagione: il Vaticano è da sempre teatro di intrighi, falsità, congiure, delitti e castighi ai danni dei pontefici o da essi orchestrati. Quindi, oltre ai giornali e ai libri dei giornalisti, è utile spupazzarsi il saggio dotto, divertente e affettuosamente blasfemo del filologo Dino Baldi: si intitola Vite efferate di papi – con la "p" minuscola perché, si sa, il diavolo è nei dettagli – e in 500 pagine "non fa altro che resuscitare antiche calunnie", dal primo vescovo di Roma a fine 800.
Conscio che le cronache e i cronisti sono spesso più efferati degli stessi porporati, l'autore riferisce con gusto la "cattiveria delle fonti storiche": "Mi sembra che le corti siano un luogo unico al mondo nel quale accadono cose smisurate per umanità e disumanità… E, fra tutte le corti, quella dei papi è la più interessante e la più paradossale". Al di là delle rinomate violenze, quali la congiura dei Pazzi e la strage degli ugonotti, e al di là dei celebri cattivoni e martiri come i Borgia e Savonarola, Baldi dissotterra aneddoti eccitanti e urticanti: ad esempio, nel 1631 fu emanata una bolla papale (da Urbano VIII) per proibire le profezie sulla salute e la morte dei pontefici e dei loro congiunti. "Eppure erano proprio i cardinali e i papi a crederci per primi: c'erano voluti 23 astrologi per tranquillizzare Paolo V dopo che un oroscopo gli aveva pronosticato tre soli mesi di regno".
Da Maometto papa a Pio IX rapitore di bambini, "nella storia del papato il male ha raggiunto in certi momenti la sua esemplare compiutezza": Pietro non era immune da qualche difettuccio già ai tempi di Cristo, figuriamoci qualche anno dopo, quando dovette tenere la figlia Petronilla, avvenentissima, al riparo dai seduttori. Perciò, da buon padre pio, pregò per lei affinché diventasse "inabile all'accoppiamento. Dio lo ascoltò, e la rese completamente paralitica da un fianco". Non andò meglio a papa Formoso che, nell'897, nove mesi dopo la sua morte, fu al centro del "sinodo cadaverico" e la sua salma riesumata e processata: non potendo egli difendersi dalle accuse di ambizione e scarsa fede, la sua parte fu interpretata da un diacono, che reggeva il morto e per lui rispondeva. Nonostante le misure garantiste, Formoso, o quanto di lui rimaneva, fu condannato, risotterrato e amen.
Leone III, invece, fu insultato e bastonato a sangue: "I due congiurati cercarono anche di strappargli gli occhi e la lingua, all'uso bizantino". Più tardi, poi, si impose la moda della visita andrologica al pontefice, dopo il coup de theatre della bella Gilberta, divenuta Giovanni III "sotto vesti da uomo": un caso di travestitismo, insomma. Quando la papessa rimase incinta, il trucco fu scoperto e lei lapidata o forse spedita in convento. Da allora "nacque l'usanza di verificare il sesso del papa prima della consacrazione: il candidato viene fatto sedere su una sedia 'pertugiata', quindi il diacono allunga la mano e tasta attraverso il buco per accertarsi che il papa sia maschio, perché testiculos qui non habet papa esse non potest". Tradotto: per fare il pontefice ci vogliono le palle.
Guidare la Chiesa? Un mestiere pericoloso
Valentina Della Seta «Il venerdì di Repubblica» 13-11-2015
Dopo Pietro nel corso della storia ci sono stati papi di tutti i tipi, molti dei quali finiti malissimo. Un libro ora li racconta. Senza veli.
La storia dei papi secondo le fonti interne alla curia? «Senza rielaborazione storiografica è una lunga rievocazione di antiche calunnie. Ma le storie sono più belle e vive la prima volta che vengono raccontate».
Ha scelto di lavorare solo con le fonti originali il filologo classico e scrittore Dino Baldi, già autore di Morti favolose degli antichi, per mettere insieme le Vite efferate di papi (Quodlibet Compagnia Extra, pp. 516, 19,00 euro): «Non ho usato fonti protestanti, o qualsiasi altro racconto che potesse far parte della cosiddetta controstoria del papato. Questo in Italia è sempre stato oggetto di amore e odio. Per accorgersene non è necessario rivolgersi alla letteratura ghibellina o all'aneddotica. La curia romana è molto ben documentata di storie straordinarie, non per niente è considerata l'antesignana delle moderne burocrazie e cancellerie. Ed è proprio la curia il luogo dove, nei secoli, si sono sempre nascosti i peggiori nemici dei papi». Ogni riferimento al presente è casuale, il libro non ci si avventura: «Non volevo fare uso di una materia troppo calda e di cui non sono abbastanza esperto. Mi sono fermato alla fine del potere temporale, la cesura più importante e recente della storia della Chiesa, e di cui le conseguenze sono ancora in atto. Nonostante sia passato un secolo e mezzo, mi sembra di vedere lo sforzo che ogni papa deve affrontare per interpretare un ruolo nel mondo. C'è chi si pone come l'amico dei fedeli, chi come teologo, chi cerca di essere più presente nel mondo». Come Francesco? «Mi sembra che lui stia cercando di cambiare le gerarchie interne alla curia, che secondo gli archivi è da sempre una fonte naturale di male. Ma sono dei cambiamenti che noi non vediamo e che avvengono a un livello molto interno».
I papi del passato raccontati da Baldi, più di cinquanta tra i duecentosessantasei che si sono avvicendati da Pietro in avanti, sono giovani e vecchi, rampolli di famiglie potenti o figli di contadini, avidi di soldi e potere o mossi da desideri spirituali. Un titolo alternativo a Vite efferate di papi, secondo l'autore, avrebbe potuto essere Vite di papi selvaggi: «Il titolo scelto dal curatore Ermanno Cavazzoni è molto bello, ma mi sarebbe piaciuto anche usare l'aggettivo selvaggio, una parola che si può interpretare in diversi modi. Mi piaceva l'idea di raccontare persone che non riescono ad adattarsi, che hanno un modo non regolare di stare al mondo. Non sempre ci si trovano bene e fanno quello che possono per cambiarlo. Nella storia del papato succede veramente di tutto, è per questo che ho usato come epigrafe una frase di Pio II (Enea Silvio Piccolomini), che dice: è meglio non cercare un senso nelle azioni dei papi. La storia della corte papale, unica vera erede della corte romana, ha nello stesso tempo continuità e volubilità affascinanti. Come apparato e ideologia è quasi un fossile, ma nello stesso tempo ogni papa si trova a fronteggiare, da solo, il suo tempo e la storia».
Una cosa che si capisce leggendo il libro è che è un mestiere pericoloso. Quasi tutti i papi furono vittime di congiure e calunnie mirate a screditarli. Molti furono assassinati. Tra gli antichi, ce n'è uno che venne processato dopo morto, nell'897: «La tomba di Formoso venne aperta» scrive Baldi, «e il papa, morto già da nove mesi, fu preso e portato in giudizio alla presenza del nuovo pontefice, per rispondere delle accuse che a suo tempo gli erano state rivolte da Giovanni VIII: ambizione, vanità, insubordinazione, mancata fede ai giuramenti e in più slealtà verso i duchi di Spoleto. Il cadavere venne rivestito coi paramenti pontifici, portato in Laterano e messo a sedere sul trono che lui per primo aveva elevato a simbolo del potere pontificio, assicurandolo ai polsi e alla testa perché non scivolasse». Formoso viene giudicato colpevole, il suo corpo infine gettato nel Tevere, «che da sempre i romani consideravano la tomba più adatta per i potenti caduti in disgrazia».
Per altri furono usati metodi più moderni. Come nel caso di Celestino V Angeieri, fraticello semianalfabeta, convinto ad abdicare dall'ambizioso giurista Bonifacio VIII Caetani, che secondo la leggenda gli appariva mascherato da angelo per convincerlo che poteva cedergli lo scettro. I più a rischio, nel corso dei secoli, sono stati i papi che hanno tentato cambiamenti radicali, che pare venissero fatti sparire. Oggi, per ottenere lo stesso risultato, si pratica l'omicidio mediatico? «Per il nostro gusto far fuori fisicamente un papa, come si dice sia stato fatto fuori papa Luciani, non è più esteticamente accettabile» spiega Baldi, «nello stesso modo in cui da un po' non si riesce più a parlar di guerra, ma si parla di azioni umanitarie. C'è uno scarto anche a livello linguistico da questo punto di vista. Ma non è un fatto del tutto nuovo, si sono avuti molti casi si è usato il discredito per indebolire qualcuno, come nel caso di Alessandro VI Borgia, o in quello più recente di Clemente XIV, che nel 1773 firmò un documento che ordinava la fine dei Gesuiti».
Tra i racconti biografici l'autore ha inserito anche intermezzi fantastici in cui racconta tra le altre cose la storia della crociata dei bambini o della papessa Giovanna. Le vite di cui scrive, da leggere una di seguito all'altra, compongono un libro pieno di empatia nei confronti dei personaggi che racconta. Ma papa Francesco ne avrà avuto una copia? «Il mio sogno» dice ridendo Baldi, «è che un giorno di questi mi telefoni».
Scarpe strette. Se il papa è spietato
Pietrangelo Buttafuoco «Domenica - Il Sole 24 ore» 15-11-2015
[…] Chi conosce la storia non si meraviglia di nulla. E basta leggere Vite efferate dei papi (Quodlibet) di Dino Baldi, di professione grecista e dunque indagatore naturale dell'assoluto per capire «il fiume nero» e così «vedere come da lì riparte e torna indietro».
Bontà ed efferatezza sono la stessa cosa. Olimpia Maidalchini detta la Pimpaccia, investe tutto sull'elezione di Innocenzo X e dunque ne raccoglie i frutti. Ad ascoltare le fonti riscritte da Baldi pare di sentire Corradino Mineo a proposito di donna bella e decisa: «Era disposta ad amare fuori misura il pontefice, pur di obbligarlo in quel modo a lasciarsi guidare come un cane al guinzaglio. E Innocenzo lasciava fare e dava alla Pimpaccia accesso a ogni segreto». Sic transit gloria mundi, amen.
Vite efferate di papi con Dino Baldi
«Fahrenheit - Radio Tre» 30-10-2015
Dino Baldi parla di Vite efferate di papi a Fahrenheit (Radio Tre).
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Letture politicamente molto scorrette
Armando Torno «Il Sole 24 Ore.com» 20-11-2015
Ogni anno, in vista del Natale, l'editoria moltiplica i suoi titoli cercando di prendere parte alla festa dei regali. E' il periodo in cui si vendono più libri. Tra essi ne abbiamo scelti tre che non sono propriamente da mettere sotto l'albero ma da considerare utili in qualunque momento dell'anno. Per un semplice motivo: hanno, seppure in dosi diverse, intenti politicamente scorretti. E proprio per questo ci sembrano un aiuto per tenere viva l'intelligenza.
Il primo è di un filologo classico che sa scrivere, Dino Baldi. Ha utilizzato le fonti più disparate per raccontare le “Vite efferate di papi” (Quodlibet Compagnia Extra, pp. 518, euro 19). Non ha intenti denigrativi nei confronti dei romani pontefici, desidera soltanto far conoscere le infinite leggende (o storie) che ne hanno caratterizzato il bimillenario regno. Per esempio ripropone le fonti che narrano come nell'882 Giovanni VIII fosse ucciso a martellate o perché il sommo Gregorio Magno, prima di diventare il successore di Pietro, sposasse la propria madre. Non aggiungiamo altri casi (si arriva a Pio IX) ma ci limitiamo a notare che Baldi scrive un'opera laicissima che non dispiacerà ai credenti.
La Piazza di Francesco
Filippo Ceccarelli «la Repubblica» 06-12-2015
[…] Ecco è uscito di recente un bel libro, Vite efferate di papi nel quale con filologo entusiasmo il professor Dino Baldi dimostra che davvero nulla di nuovo avviene nei palazzi apostolici; per cui se di monsignor Balda, prima intrigante e poi canterino, ce n'è praticamente uno ogni pontificato, e se i banchieri imbroglioni neppure si contano, Francesco Immacolata Chaouqui è anche lei una figura ricorrente di manipolatrice pontificale, e non per caso il marito la chiamava "la Papessa" proprio come fu chiamata a suo tempo donna Olimpia, pure detta "Pimpaccia" alla corte di Innocenzo X.
Quanto ai giornalisti che hanno scoperto gli altarini, si scopre che gli è andata bene. O almeno: nel 1587 tale Annibale Cappello, un gazzettiere che diffondeva avvisi manoscritti con notizie riservate finì impiccato, con la lingua e la mano destra esposte al fianco del corpo penzolante.
A quel tempo le esecuzoni avvencano a Ponte Sant'Angelo, quello de La grande bellezza e che Bertolaso, come si è appreso con un certo sconcerto qualche settimana fa, era pronto a far saltare durante la piena del Tevere («Ma le statue le avremmo salvate», bontà sua!). Sisto V lasciava lì per giorni i cadaveri dei giustiziati impestando l'aria. Quando un cardinale lo supplicò di spostare le carcasse un po' più in là: «Che odorato sensibile! – gli rispose fissando negli occhi – Voi sentite il puzzo delle teste dei morti; a me invece dà più noia il puzzo di certi vivi che mi trovo intorno». […]
Le vite (e le morti) in breve
Gino Ruozzi «Domenica - Il Sole 24 ore» 06-12-2015
Il modello letterario delle "vite" sta conoscendo una grande fioritura di quantità e qualità. Il genere è tra i più antichi e illustri, dalle Vite parallele di Plutarco alle Vite e agli Elogi umanistici e rinascimentali di Petrarca, Vasari, Giovio. Le "vite" odierne sono per lo più "brevi", sul fortunato esempio delle secentesche Vite brevi di uomini eminenti di Aubrey. I titoli sono parecchi, con prevalente intonazione ironica, a un tempo realistica e surreale […].
Dopo le "morti" antiche Baldi presenta ora un corposo catalogo di "vite" speciali, quelle «efferate» dei papi, dall'apostolo Pietro a Pio IX fino al futuribile ultimo «papa della fine dei tempi». Il libro attua un penetrante affondo nella natura umana, studiando e narrando quella particolare situazione sociale e religiosa che è la corte papale di Roma, storicamente la più longeva e la più contraddittoria, tra aspirazioni di santità e secolari pratiche di cattiveria. È un'indagine ampia e dettagliata, sconsolata ed epigrammatica, in cui l'esempio papale è specifico e assume nel contempo valore universale, "parallelo" a quello dell'intera umanità(«A nulla serve essere saggi e pieni di furbizia, perché al mondo non c'è regola certa né principi determinati o rimedi assoluti, e tutte le cose, nella Chiesa come fuori dalla Chiesa, sono incerte e mutevoli»). Nell'esistenza dei pontefici le istanze del bene sono sovente sopraffatte dall'incontenibile aggressività e seduzione del «male», che nella storia del papato «ha raggiunto in certi momenti una sua esemplare compiutezza, anche perché si è potuto nutrire della sostanziosa dialettica con l'aldilà». È in questo confronto e contrasto tra utopia redentrice e realtà abissali che Baldi compone storie e rappresentazioni brucianti e sulfuree. Tra le tante, il ritratto di Adriano IV Breakspear (papa dal 1154), che confessa non esserci«al mondo nessuno più infelice e più degno di compatimento del pontefice di Roma», tanto che «le tristezze e le delusioni sofferte prima di essere eletto gli sembravano tutte zuccherini e carezze»; e quello di Paolo IV Carafa (papa dal 1555), alla cui morte «il senato romano emise un bando che decretava la distruzione di tutte le memorie relative alla famiglia dei Carafa, dichiarati tiranni di Roma per il loro smisurato orgoglio e per i danni provocati alla città». […]
Quei papi efferati e corrotti
Paolo Conti «Corriere della Sera - Roma» 07-12-2015
Il libro. Nel volume di Giuseppe Dino Baldi le controverse vicende in duemila anni di Soglio. Da Giovanni XII, ucciso da un marito geloso, al «sistema poliziesco» di Sisto V.

Controstoria dei pontefici: una carrellata di crudeltà, omicidi e lussurie
«Cn Giovanni XII il potere di Cristo e quello di Cesare si riunirono di nuovo in un'unica persona che era al tempo stesso principe e papa; ed era, questa persona, l'esemplare più compiuto e perfetto di una dinastia di prostitute e di assassini». Siamo a un passo dal Giubileo della Misericordia indetto da papa Francesco, gli occhi del mondo sono rivolti verso Roma. E molti laici contestano un clima troppo filo-clericale e acritico verso la Chiesa.
Un ottimo antidoto potrebbe essere la lettura di una proposta editoriale in assoluta controtendenza rispetto a una produzione libraria spesso edificante, legata all'Anno Santo e alla popolarissima figura di Bergoglio. Si tratta di «Vite efferate di papi», del filologo classico e scrittore Giuseppe Dino Baldi, uscito da Quodlibet Compagnia Extra (500 pagine, 19 euro). Il passaggio citato su Giovanni XII, nato Ottaviano dei potenti Conti di Tuscolo, eletto a sedici anni il 16 dicembre del 955 e ucciso a ventisette da un marito che lo gettò da una finestra dopo averlo trovato a letto con la moglie, è solo un tassello delle tante storie di crudeltà, depravazioni e ignominie collezionate da tanti pontefici in duemila anni.
Scrive Baldi nell'introduzione: «Non c'è un solo modo di raccontare il papato; troppo vasto è il territorio che occupa, troppo compromessa e calda la materia di cui è fatto. Eppure, o anche per questo, la storia dei papi è tra le più ricche e straordinarie sorgenti di racconti in stile alto, medio e basso scaturite in Occidente dopo l'antichità».
Come dargli torto leggendo che il primo atto di Giovanni X, eletto nel marzo 914, fu di finire nel letto della potentissima Teodora, moglie di Teofilatto, console e senatore romano? Non poteva mancare il passaggio sulla leggenda della papessa Giovanna, che alcuni identificano in Giovanni VIII, e del suo parto durante una processione verso san Giovanni in Laterano. Incrociando varie fonti (dalla «Historia rerum in Italia gestarum» di Ferreto Ferreti del 1330 alla ricostruzione di Pierre Dupuy del 1655) Baldi ci riporta un'immagine quasi demoniaca di Bonifacio VIII dopo l'offesa di Anagni: «Cercava un laccio per impiccarsi, ma i servi avevano portato via tutto quello con cui avrebbe potuto farsi del male, e allora si sdraiava supino e cercava di soffocarsi spingendo i cuscini e il materasso sopra la faccia con tutta la forza che aveva».
Fa il paio con l'atroce descrizione della rapida putrefazione del corpo di Alessandro VI papa Borgia dopo il suo avvelenamento: «Dentro la bocca il sangue nero gorgogliava come in una pentola sul fuoco. Fu il più brutto, mostruoso e orrendo corpo di morto che si sia mai visto». Su Gregorio VII Aldobrandeschi, Dino Baldi riporta (sempre a colpi di fonti) la sinistra strada di avvelenamenti che lo avrebbe portato al papato: sei papi morti in circostante sospettissime in appena tredici anni, da Clemente II a Benedetto X, con il cupo record di Damaso II sopravvissuto all'elezione appena ventidue giorni.
In quanto ai vizi, c'è Giulio III, papa Ciocchi del Monte, che prende a suo servizio (anche intimo) da cardinale il tredicenne Santino e, appena eletto pontefice, lo fa cardinale diacono di sant'Onofrio a diciassette anni. Morto Giulio III, il giovanotto fu protagonista di una vita tanto scellerata da essere escluso dai conclavi.
C'è il sistema poliziesco (diremmo noi contemporanei) con cui Sisto V controllava lo stato pontificio, utilizzando un numero mai visto di spie messe accanto a cardinali, principi romani, viaggiatori, regnanti ma anche confuse nel volgo, per capire quale fosse l'umore della gente comune verso il papato. Dice l'autore: «Nei cinque anni nei quali Sisto regnò a Roma non passò quasi giorno senza una condanna a morte. Campi e boschi brulicavano di pali con in cima teste mozzate, e di forche con uomini appesi e membra squartate».
Per approdare a tempi più recenti, il libro si chiude con la discussa e complessa vicenda di Edgardo Mortara, bambino ebreo battezzato da una domestica cattolica (che lo credeva moribondo) all'insaputa della famiglia, e per questo strappato da casa sua il 24 giugno 1858, a un passo dalla fine del potere temporale. Ci fu uno scandalo internazionale, protestò anche Napoleone III. 
Poi Mortara, con l'Unità d'Italia, scelse la sua strada, diventò sacerdote e fino alla fine ella vita descrisse «la bellissima avventura di essere cattolico, perché significa possedere la verità». Ha insomma ragione Baldi quando dice che il papato è sospeso tra l'alto di randi vette di spiritualità e il basso di indecenti vergogne umane. Sbaglia chi vede solo l'una o l'altra faccia della medaglia.
Consigli d'autore
Aldo Maria Valli «Job» 10-12-2015
Per quanto riguarda la saggistica consiglio Vite efferate di papi di Dino Baldi, (Quodlibet Compagnia Extra), una carrellata sui pontificati, da Pietro a Pio IX (l'ultimo papa re) che dimostra come il capo della Chiesa cattolica è cambiato nel tempo mantenendo però una costante: la capacità di concentrare in se stesso il meglio e il peggio, il bene e il male, la santità e la malvagità, il coraggio e la codardia. E che sia proprio questo il motivo per cui il papato è sopravvissuto a tutti i cambiamenti e tutte le rivoluzioni?
Papi buoni e Papi cattivissimi
«La Provincia Pavese» 13-12-2015
Papa Formoso, estratto dalla tomba e processato dal suo successore a nove mesi dalla morte, Gregorio Magno che sposa sua madre e resuscita l'imperatore Traiano, Silvestro che diventa amico del diavolo e scopre un palazzo d'oro sotto terra, Bonifacio VIII consumato dall'angoscia e dalla rabbia, la papessa Giovanna che partorisce per strada, Pio IX che gioca con un bambino ebreo rapito ai genitori. E poi ancora papi eretici, buonissimi o cattivissimi. Da San Pietro al papa angelico, la storia millenaria dei rappresentanti di Dio in terra è una lunga serie di miracoli, miserie e trionfi osceni consumati sul palcoscenico della corte della curia romana.
Un atlante dell’efferatezza
Marco Giorgerini «Alfabeta2» 29-01-2016
Dino Baldi è un filologo classico toscano, dal gusto spiccato per la spigolatura biografica, la diceria, l’elenco. Giustamente fortunato il suo esordio in una collana indubbiamente congeniale come «Compagnia Extra», nel 2010, con Morti favolose degli antichi (del successivo memoir greco al fianco di Marina Ballo Charmet, pubblicato presso Humboldt nel 2013, ci eravamo occupati qui). Ora nella medesima collana – in tempi di lodi sperticate e di giudizi acritici sul pontificato di papa Francesco e sull’anno giubilare in corso – ci offre un libro divertito e divertente sulla vita non certo esemplare dei successori di Pietro. Vite efferate di papi fa qualcosa di più e di meglio, però: da un lato evita accuratamente di costruire una delle molte controstorie del papato, dall’altro induce il lettore a riflettere sulla natura delle fonti da cui ha tratto il materiale e – almeno questa è la speranza – lo invita a muoversi più in profondità rispetto al livello della storia narrata. A risalire alla sua origine. Ma andiamo per gradi.
Scrivere un ennesimo «libro nero» sul papato, lo abbiamo detto, è qualcosa che non interessa al nostro autore: «Le controstorie del papato, né più né meno dei loro contrari […] sono pretestuose e fuorvianti come le etichette sugli scaffali delle librerie». Incappano insomma in ciò che contraddistingue le pubblicazioni cui vorrebbero opporsi: semplificazioni brutali e manicheismo spicciolo. Come se il bene se ne stesse acquattato tutto da una parte e il male da un’altra. Scorrendo le biografie dei vescovi di Roma (da Pietro a Pio IX, per «tenersi lontani dalle zone più impervie e paludose») emerge con limpida chiarezza come le cose non siano così semplici e facilmente separabili. Anzi, la negazione di questa dicotomia illusoria è uno dei leit-motiv del testo.
Il papa è, in questi anni, una strana e tutto sommato debole figura impegnata a conciliare l’originario ruolo di pastore d’anime con aperture mondane e appeal mass-mediatico nel disperato tentativo di tenersi al passo coi tempi (e, per inciso, il tentativo pare intrinsecamente fallimentare per la Chiesa che fa della «conservazione» la sua ragione di vita). Com’è noto, però, i pontefici hanno incarnato non di rado, nei lunghi secoli di dispotismo assoluto, vette di indicibile efferatezza e, più raramente e comunque per periodi molto limitati, di dolcissima umanità. È proprio questo il criterio con cui Baldi ha scelto sessantun papi tra i duecentosessantasei che si sono succeduti sul soglio di Pietro. Coloro che si sono distinti per smisuratezza e grandiosità nel bene e nel male sono diventati papabili, è il caso di dirlo, agli occhi dell’autore che li racconta con tono ammiccante e giocosamente indulgente.
Prima di essere un resoconto (tutt’altro che storiografico, ma su questo torneremo tra poco) del governo dei papi, il volume è dunque un’indagine sulla natura dell’uomo in specifiche condizioni di potere, e un affresco dei cambiamenti che tale natura subisce nell’imperioso sfarzo della curia, la quale non è che il prolungamento della corte romana nell’età della decadenza.
Già nel fondatore del papato scorgiamo l’affascinante e tragica ambiguità di cui sì è detto. Fu proprio Pietro, leggiamo, a pregare il Signore di paralizzare il corpo della sua bellissima figlia per proteggerla dalle insidie dei molti che la bramavano. E che dire poi di Stefano VI, che convocò un concilio passato alla storia col funereo nome di «sinodo cadaverico»? In quell’occasione il pontefice riesumò il corpo del predecessore Formoso, morto da nove mesi, per sottoporlo a regolare – si fa per dire – processo. Non fu da meno Gregorio VII, noto ai più per l’umiliazione di Canossa: per sbarazzarsi del figlio del prefetto Stefano, suo acerrimo nemico, lo fece rinchiudere in una cassa rivestita di mille aculei perché morisse dopo un tormento infinito. E potremmo continuare a lungo con gli esempi di spaventosa malvagità e di sadismo infernale. Del resto, il papa è da sempre vicino a Cristo e all’anticristo, dacché il suo seggio è naturalmente il più ambito dalle potenze ctonie. Non mancano poi vite sante di pontefici capaci di prendere sul serio la parola di Cristo, da Adriano VI (papa olandese che – udite udite – credeva veramente in Dio, e questo bastò per seminare il panico tra i romani, come ci ricorda anche il Berni nelle sue rime) a Celestino V cantato da Dante.
A rendere atipico e interessante Vite efferate di papi è però soprattutto la selezione operata sulle numerosissime fonti. Lo scrittore decide di basarsi quasi esclusivamente su materiale interno alla curia romana per cogliere storie e leggende – perché è massiccia la presenza di infondate calunnie e dicerie distanti anni luce dalla realtà, si pensi ad esempio alla mai esistita papessa Giovanna – prima che siano rese impersonali e inerti dal chirurgico rigore della scienza storica. Si tratta di scritti per nulla imparziali, è vero, ma impareggiabili per vivacità, freschezza, divertimento e crudeltà. Ecco, la crudeltà delle fonti fa il paio con quella degli stessi pontefici: vuoi per invidia dei compilatori o vuoi perché, in fondo, le nefandezze che i papi hanno potuto commettere sono le stesse che, in potenza, albergano in ciascuno di noi. O forse perché, semplicemente, chi scrive non può non essere crudele: «Forse la cattiveria delle fonti storiche è una delle tante forme che assume la crudeltà così intrinseca all’atto dello scrivere [...]».
In fin dei conti, conclude Baldi, il suo libro è solo un gioco. È un gioco, però, godibile e intelligente: col quale non si smette facilmente di giocare.
Vite efferate di papi
Enzo Rammairone «Rockerilla» 15-03-2016
La vita dei papi nella storia, si sa, è costellata di santità e nefandezze, di sacro e profano. L'operazione di tutto rispetto portata avanti dal filologo classico e scrittore Dino Baldi, in questo corposo libro, è mettere di seguito in una lunghissima carrellata la vita efferata dei pontefici. Dal più famoso cattivo della chiesa Bonifacio VIII, ai vizi di Giulio III; dalla fantomatica papessa Giovanna, per alcuni studiosi identificabile con Giovanni VIII, famosa per il suo parto durante una processione verso san Giovanni in Laterano, a Giovanni XII, Ottaviano di nascita, figlio dei potenti Conti di Tuscolo, eletto a sedici anni nel 955 e assassinato da un marito geloso della sua donna a ventisette. Insomma un'occasione da non mancare per riflettere ancora una volta su ciò che è stato e ciò che è, perché «la storia dei papi è tra le più ricche e straordinarie sorgenti di racconti in stile alto, medio e basso scaturite in Occidente dopo l'antichità».
Da San Pietro a Pio IX, «Vite efferate di papi» con risvolti rocamboleschi
Raoul Bruni «Alias - il manifesto» 24-04-2016
Contrariamente a quanto il titolo farebbe pensare, Vite efferate di papi (Quodlibet, pp. 516, € 19,00) di Dino Baldi non è una delle tante inchieste storiche riconducibili al genere editoriale un po' inflazionato del libro nero della Chiesa cattolica. L'intento dell'autore non è infatti quello di denunciare i crimini che costellano la storia millenaria del papato, bensì quello di raccontare le storie dei pontefici in chiave letteraria, senza filtri moralistici o ideologici. Tant'è che Baldi considera le vicende storiche del papato una «fra le più ricche e straordinarie sorgenti di racconti in stile alto, medio e basso scaturite in Occidente dopo l'antichità». In questo senso, Vite efferate di papi forma un dittico ideale con un precedente, fortunato volume di Baldi, che è anche un agguerrito filologo classico, incentrato sulle Morti favolose degli antichi (Quodlibet, 2010). Nel raccontare le vite dei papi, come quelle degli antichi, l'autore si inserisce felicemente in una secolare tradizione letteraria che rinvia ai remoti archetipi delle Vite parallele di Plutarco e delle agiografie medievali, e giunge fino alla contemporaneità attraverso il tramite esemplare delle Vite immaginarie di Marcel Schwob. Basandosi su testi fantastici o apocrifi, così come su fonti storicamente attendibili, Baldi presenta in ordine cronologico decine e decine di biografie da San Pietro a Pio IX intervallate da alcuni intermezzi (ad esempio, sulla morte di Savonarola o la crociata dei bambini), concludendo con un dialogo dagli accenti apocalittici dedicato al papa della «fine dei tempi». Ogni capitolo è suddiviso in parti precedute da rubriche in corsivo sul modello di quelle dei romanzi picareschi: il che non è solo mi espediente strutturale ma ci dà l'idea della natura rocambolesca delle vicende. Nella biografia di Pietro, Baldi si chiede perché sia stato affidato proprio a lui il primo mandato pontificale. Le alternative, apparentemente, non mancavano: ci sarebbe stato Giovanni, «il più giovane e il più buono tra gli apostoli, che rimase con Maria sotto la croce dopo che tutti gli altri erano scappati». O Giacomo il Giusto, a cui, come da tradizione, fu affidata la guida di Gerusalemme dopo la morte di Cristo.
Invece il primo papa fu appunto Pietro, che, si sa, non esitò a rinnegare Gesù per tre volte. Del resto, i papi si sono sempre dovuti confrontare con le tentazioni e i compromessi del potere, che difficilmente consentono di rimanere degli stinchi di santo. Nei casi più estremi sembrerebbe, anzi, di trovarci al cospetto di anti-papi, come Alessandro VI Borgia, le cui peripezie  sono ben note; nel capitolo che lo riguarda Baldi ne desclive minuziosamente la morte, dovuta – secondo Guicciardini – a avvelenamento, come poteva lasciar intendere anche lo stato del cadavere diventato improvvisamente «livido come un cencio sporco, fino a perdere ogni forma e figura umana. A parere di tutti, il più brutto, mostruoso e orrendo corpo di morto che si fosse mai visto». Tra le vite efferate dei pontefici, non poteva mancare quella della leggendaria Papessa Giovanna, dedita ai piaceri del cibo e della carne, che, come ricorda Baldi, si fece mettere incinta da un suo giovane paggio. Benché non tutte le storie abbiano tinte così scabrose, a qualche lettore l'operazione di Baldi potrà comunque sembrare blasfema; fatto sta che, da un punto di vista letterario, ueste vite risultano quasi sempre avvincenti, nella loro sintetica icasticità.


2 commenti:

  1. 516 pagine per nulla indigeste per un libro godibile che tutti dovrebbero accogliere nella loro biblioteca.
    Un riassunto del passato che ci ricorda come i potenti politici e religiosi da sempre si dan la mano ad un tempo nelle miserie e grandezze dell'uomo.
    Una mente libera e aperta ha il dovere di spaziare a tutto campo nel sapere, per una corretta valutazione dei fatti ed agire di conseguenza.
    Siddharta

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