domenica 9 ottobre 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/43 - Siddharta

A – Orazio docet.
Leggendo talune cavolate poetiche odierne, si è colti dall’impulso di < inflare irati ambas buccas > ( soffiare arrabbiati da entrambe le guance ) al pari di Giove nella Satira I, 1, 20-21 di Orazio.
Traducibile nell’esclamazione  moderna < uffa! > o peggio volgare < vaffa…>.

B – Cambio di genere.
L’affacciarsi delle donne alle nuove professioni costringe ad un cambio di rotta sui sostantivi di genere.
Di primo acchito, talune terminologie usate appaiono insopportabili o cacofoniche: ministra, assessora, architetta, politica, poeta, ecc.; peggio per ministressa, assessoressa, architettessa, politichessa, un po’ meglio per poetessa, e così via.
Altre denominazioni sono in arrivo.
Ci vorrà del tempo per digerire il boccone, fino a quando l’uso diffuso abituerà l’orecchio come per dottoressa, professoressa, impiegata ed altro.
Oggi in taluni casi si ricorre al maschile unico per tutti: autista, macchinista, insegnante, pediatra ecc., per il quale opterei in forza del maschilismo pigro ed economico che mi contraddistingue...

C – Ordine e disordine.
Nel 2016 a sorpresa sono stati insigniti del Nobèl due fisici britannici per la loro teoria sull’esistenza di una misteriosa legge naturale che piegherebbe il disordine universale ad un certo ordine operativo, come ad esempio per il corpo animale, vegetale, ecc.
Peccato che tale legge fisica non funzioni per niente nelle cose mie personali: per tener ordinate le quali devo sudare le proverbiali sette camicie.
Soprattutto, come in questo caso, per rendere piano, leggibile e forse comprensibile il testo.

Siddharta
7.10.2016

4 commenti:

  1. B) in Germania, partendo dal presupposto che una professione declinata al femminile vale tanto quanto declinata al maschile, hanno imposto, con circolare, agli uffici pubblici, di utilizzare la forma femminile quando la persona in questione è una donna. In tedesco il femminile solitamente si ottiene aggiungendo il suffisso "in".

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  2. B) Credo che l'amletico dubbio sia superato con l'avvento del "gender". Ora stiamo oltrepassando questo confine ed entriamo nella realtà del "terzo genere".

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  3. Nella grammatica italiana vengono definite le regole per la declinazione al femminile dei nomi maschili che valgono anche per le professioni: ad esempio sindaco- sindaca. Molti provano dubbi, ma forse se pensassero: suor Virginia, la monaca di Monza, definita suor Virginia, il monaco di Monza, forse se li chiarirebbero.

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    Risposte
    1. La Sardegna mi è venuta in soccorso:

      Le donne sindaco in Sardegna devono essere chiamate “sindaca”
      ANSA


      12/10/2016

      «Sindaca», «consigliera», «prefetta», «assessora», «commissaria»: da oggi la comunicazione istituzionale della Regione Sardegna dovrà declinare ruoli e professioni al femminile. Lo prevede, in un articolo dedicato allo sviluppo delle politiche di genere e alla revisione del linguaggio amministrativo, la legge sulla semplificazione appena approvata.



      E se qualcuno avrà da storcere il naso perché «suona male», dovrà vedersela con la professoressa Cecilia Robustelli dell’Accademia della Crusca che, per complimentarsi, ha chiamato la consigliera e autrice dell’emendamento passato in Consiglio regionale, Annamaria Busia del Centro democratico, affermata avvocata penalista. Del resto, spiega, «perché avvocata è brutto e invece maestra e impiegata no? La verità è che il nome del mestiere declinato al femminile diventa cacofonico nella misura in cui si avanza di livello nella scala professionale». Solo questione di abitudine, dunque. Il tempo non manca: l’Amministrazione avrà sei mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare «un linguaggio non discriminante rispettoso dell’identità di genere, mediante l’identificazione sia del soggetto femminile che del soggetto maschile negli atti amministrativi, nella corrispondenza e nella denominazione di incarichi, di funzioni politiche e amministrative».



      La stampa il suo dovere l’ha fatto: «Le indicazioni in tal senso sono state recepite in modo facile e sorprendente, da un momento all’altro, tanto che nessuno si sognerebbe mai, adesso, di parlare di sindaco Raggi», sottolinea Busia. Se oggi il linguaggio di genere è nell’agenda politica, «molto del merito - spiega - è della presidente della Camera, Laura Boldrini, della sua battaglia per affermare che identificare la professione o il ruolo di una donna utilizzando il termine al maschile è un mancato riconoscimento, una forma sottile di discriminazione». Del resto le parole sono importanti, «definiscono e sono evocative delle cose e delle persone - chiarisce la consigliera - Non per niente il diritto ad essere riconosciuti per quello che è il proprio nome è un diritto costituzionale».



      Busia ha ricevuto anche il plauso della presidente della Camera, «con la quale lo scorso maggio a Pescina - ricorda - ho presentato la proposta di legge sulla tutela delle vittime del femminicidio». Occasione giusta per raccontarle dell’adeguamento approvato in Sardegna. Ma la consigliera non si ferma: «Ho già presentato una proposta di legge per modificare la Severino e introdurre le fattispecie che riguarda i reati sessuali contro le donne».

      SID

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