sabato 29 ottobre 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/50 - Siddharta

A – Il nuovo e il vecchio.

La bieca e sanguinaria Poesia del passato, tutta metrica e rime, in un rigurgito antidemocratico del linguaggio da tempo intende instaurare a sua sopravvivenza una violenta dittatura del verso antico.
Per questo mi ha scelto a killer del nuovo sperimentalismo poetico infuturato, da sempre enigmatico e refrattario persino all’analisi logica.
Sa che il modernismo versificatorio è un’ interiore ossessione che mi getta nell’isteria intellettuale.
Lo strizzacervelli spiega lo scompenso come tipica reazione dell’amante ( il vecchio ) respinto dall’amata ( il nuovo ).
E non serve che l’amante di tanto in tanto mandi profferte d’amore ( = commenti positivi ) alla sua bella.
Ecco allora questo io narrante, persecutore dei poeti dell’oggi, ostinarsi nell’odio-amore a conferma del sé, braccando le sue vittime.
Le vuole possedere per introiettarsi in esse, addirittura per chiamarsi come loro, al fine di assicurarsi una discendenza che colmi il vuoto del suo essere e plachi l’angoscia del suo niente.
Non per uccidere ma per adorare, quindi.  
Ma questo finale la vecchia poesia ( il mandante ) non lo sa…
Un vero giallo psico-letterario!

B – Cadaveri processati.
Anche l’arcivescovo Marco Antonio De Dominis ( 1560-1624 ) subì la stessa sorte del papa Formoso ( 816- 896 d.C.).
Teologo e scienziato dalmata, grasso, irascibile, presuntuoso e avaro.
Abiurato il cattolicesimo, si fece anglicano, ma poi tornò in seno alla Chiesa di Roma. 
Quivi caduto in disgrazia e reo di aver per primo intuito la vera spiegazione delle maree, fu accusato di eresia.
Riuscì però a crepare l’8.9.1624 di morte naturale, prima della sentenza di condanna dell’Inquisizione.
Comunque la sua scomparsa materiale non fermò l’istruttoria del tribunale religioso.
Il 20.12.1624 il cadavere venne estratto dalla bara e gli venne letta la sentenza di condanna al rogo ed alla damnatio memoriae ( distruzione delle opere e cancellazione del nome dell’autore ).
Il corpo trascinato per le vie di Roma fu bruciato in Campo dei Fiori coi suoi libri.

C – Il Monte.
Il Monte Athos, un lembo di Grecia sospeso tra cielo e terra.
I monaci barbuti vestiti di nero che l’abitano si aprono ai pellegrini rigorosamente di sesso maschile in ospitalità rustica e cortese.
Una sorta di Padri del deserto, in ascolto attento di voci lontane, esistenti forse solo in aree dedicate del loro cervello.

SIDDHARTA

28.10.2016

9 commenti:

  1. Devo dedurre che la vecchia Musa si serve anche del lettore più critico oltre che del poeta per foraggiare la sua leggenda! Anche un vecchio verseggio appare nuovo all'innamorato pazzo della metrica e pure un nuovo privo di metrica ma colmo di musica può appagare un Killer ingaggiato per colpirla al cuore con una feroce critica. Personalmente sono per le nuove scoperte e ben vengano ai miei occhi antiche rime pionieristiche di ere trapassate! L'importante è essere terreno fertile ove la lettura di una poesia valida , nuova o vecchia , possa radicare e germogliare alberi di-versi. Ciao

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  2. B) Fu davvero in grave peccato bruciare tutte le opere letterarie oltre che il cadavere dell'arcivescovo scienziato! Tempi oscuri.

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  3. C) Si direbbe l'inizio di una storia ... le voci lontane del deserto.💙

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  4. Hai tutto il diritto di portare avanti la tua personalissima guerra contro il modernismo poetico, anche se basterebbe ignorare questo genere di poesia, perché questa scompaia più in fretta. Se invece dovesse attecchire e consolidarsi, allora non resterebbe che prenderne atto e ammettere di non essere stati lungimiranti.
    In ogni caso, i sostenitori delle poesia classica, per essere più credibili e per avere qualche possibilità di successo contro il nuovo che avanza, dovrebbero smettere di praticare e sostenere una poesia popolare insulsa, mediocre, lagnosa, approssimativa, che ha il solo merito di essere comprensibile, e che è tutto tranne che genuina e spontanea. Un po’ più di rigore non guasterebbe, una maggiore selezione dei testi, non si può dare in mano il microfono al primo scazzacane che ha voglia di cantare. La poesia è una cosa seria. Ha bisogno della sede adatta per essere letta e commentata come di dovere. Per questi motivi sono contrario alla diffusione di poesia su Facebook e su altri social. A questo punto molto meglio i siti e i blog letterari.

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    1. In sostanza cantarsela e suonarsela da soli in salotti dedicati...
      Col risultato che i libri di poesia e di altri filoni narrativi dovrebbero esser venduti solo ai cultori patentati.
      Mah, ghettizzare la letteratura non mi sembra buona cosa.
      Tanto il mercato dei lettori col tempo si incarica sempre di separare il grano dal loglio.
      Sid

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    2. Di quale ghettizzazione parli?
      Non esiste mercato per la poesia, lo vuoi capire o no? Non c’è più niente da separare, niente da scremare, niente di niente, c'è solo della robetta, siamo onesti.
      La poesia in genere anche quella meno popolare si è ghettizzata ed emarginata da sola, e anche se qualcuno si ostina a postarla sui social, a leggerla sono sempre i soliti quattro gatti che si scrivono e si commentano addosso. Nella prosa le cose vanno un po’ meglio, i libri di narrativa si vendono ancora, ma per i racconti è notte fonda.
      In ogni caso e a scanso di equivoci, quando parlavo di Blog e Siti non intendevo queste pagine, bensì quelle del CdP, Rosso Venexiano, Neteditor eccetera… Io sono fuori dal gioco delle poesie. Ho già dato, e per il momento il discorso è chiuso.
      Tanto anche su facebook ve la suonate e ve la cantate da soli, anzi forse lì è peggio, sono sempre i soliti quattro gatti a far finta di leggere, magari si rimedia un “mi piace” ma in quanto a commenti nisba, si contano soltanto i cuoricini e complimenti di scambio.

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  5. Mah. Anche lì. Ci si lamenta se la letteratura viene ghettizzata e poi ci si duole del Nobel a Dylan, che è senza dubbio più affine a un poeta che a un prosatore, anche senza essere - perchè non lo è - un letterato in senso proprio.

    Quanto al non successo della poesia in termini di mercato penso sia facile da spiegare. Dai tempi del Tasso e dell'Ariosto la poesia non è più il linguaggio universale per raccontare il mondo. Nei secoli ha perso ogni funzione di racconto (i poemi epici raccontavano una storia) per diventare espressione di pensiero, intuizione, e, da ultimo, essenzialmente sentimento.
    Espresso il sentimento, ha assolto la propria funzione. Che poi uno ti ascolti o no, è secondario.
    Il web ha esasperato questo solipsismo, contagiando con esso altre forme letterarie quali la narrativa.
    Si potrebbe poi parlare del racconto, ma sarebbe un discorso un po' lungo.


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    1. Dylan:I'll bid farewell and be down the line. ... And bid farewell and not give a damn.
      Lo scrittore americano Richard Ford sostiene che prendersela col celebre artista per il Nobèl vuol dire essere acidi e semplicemente invidiosi.
      Perchè mai?
      Criticare è legittimo.
      O siamo alla solita solfa che il pensiero critico è subito bollato come spirito polemico?
      Sid

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  6. Dipende dalla critica, evidentemente.
    Non ne ho sentita una, finora, che riguardi i testi.
    Riguardano l'aspetto sistematico - "non è un letterato" (vero), addirittura riguardano la persona - "è maleducato" (oh be'... può anche essere vero, ma non mi pare sia un Nobel alla simpatia), ma i testi, la combinazione tra i testi e la musica, la forma o il contenuto dell'una o dell'altro, no.
    Perché mai?.

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