sabato 15 ottobre 2016

Salotto ottobre 2016 - Dario Fo e Bob Dylan

Dopo Dario Fo, perché meravigliarsi tanto per Bob Dylan?


                                     
D’ora in avanti, nel commentare una poesia molto orecchiabile, con rime facili e versi sciolti alla rapper, non la si potrà più accusare con sdegno di assomigliare al testo di una canzone. Il premio Nobel a Bob Dylan, contestato e discusso quanto si vuole, stabilisce una volta per tutte che tra canzoni e poesia non ci sono più i confini del passato.
I parrucconi rabbrividiscono all’idea di includere nelle loro antologie anche i testi di Mogol, Ivano Fossati, Jannacci e De Andrè, tanto per fare alcuni nomi di celebri compositori, e lo dovranno fare  con il dovuto rispetto, senza arricciare il naso soprattutto. Il Menestrello, il giullare da palcoscenico se n’è appena andato e sulla scena nobile appare un personaggio considerato da tutti essenzialmente un musicista. Perfino i fans, suddivisi in varie categorie: dylaniati, quelli più sentimentali, dylanologhi, quelli più razionali, dylanisti, quelli più ideologici, hanno mostrato stupore alla notizia. Il prestigioso premio è stato assegnato grazie a una produzione sconfinata di canzoni dai testi ad alto tasso di letterarietà - dice la motivazione - e una capacità di creare nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana».
Va bene, va bene… la formuletta è bell’e che pronta anche per l’anno prossimo, basta sostituire americana, con canzone italiana e il nostro Mogol sarà con diritto il prossimo premio Nobel... udite udite, per la letteratura. 






Il fatto è che noi villan... / Noi villan...

E sempre allegri bisogna stare 
 che il nostro piangere fa male al re 
 fa male al ricco e al cardinale 
 diventan tristi se noi piangiam!

(Dario Fo)



Ho visto un re, fu composta da Dario Fo per la parte testuale e da Paolo Ciarchi per quella musicale ma siccome il musicista Ciarchi, all'epoca, non era ancora iscritto alla SIAE, firmò per motivi legali la composizione un prestanome, il maestro Ernesto Esposito.
Pochi sanno che la canzone è cantata oltre che in dialetto milanese, anche in quello toscano, infatti, la strofa ripetuta "Ah beh. Si beh!" deriva da un modo di canto toscano chiamato "Bey".
font: altervista

3 commenti:

  1. Mah.. diciamo pure che, da un punto di vista epistemologico e sistematico si potrebbero muovere perplessità, tra l'altro anche abbastanza simili, in ordine sia al Nobel a Fo sia al Nobel a Dylan. Se infatti è vero che la letteratura è forma di comunicazione esclusivamente scritta (il "se" altro non è che la premessa maggiore di un sillogismo) allora sia il teatro sia la musica non fanno parte della letteratura. Da un punto di vista puramente sistematico, quindi, le obiezioni hanno un loro fondamento.
    Peraltro, non esiste un Nobel per la musica e non mi risulta esista un Nobel per il teatro, quindi, volendo premiare i destinatari, seppure meritevoli, l'Accademia svedese avrebbe dovuto adottare una situazione all'italiana, per cui si crea una categoria artistica per premiare chi già si sa dovrà essere premiato (un premio non si nega a nessuno, come sanno i fabbricanti di coppe, medaglie e targhe), oppure passare sopra certe, seppure esistenti e non trascurabili, distinzioni artistiche.
    Personalmente mi piacerebbe sapere quanti di coloro che si stracciano le vesti abbiano letto i premi Nobel per la letteratura degli ultimi cinquant'anni, per poterne discutere con sì sdegnosi accenti. Io ci ho provato, con qualche Nobel, e mi veniva da prendermi a martellate sugli alluci per non cadere addormentato e/o ravvivare la giornata.
    La letteratura è anche e soprattutto una forma di comunicazione e credo che Dylan (a conferire il premio al quale ha anche contribuito la temperie culturale che stiamo vivendo, cioè il canto del cigno dei baby boomers come la Clinton) e Fo abbiano comunicato cose intelligenti a molti usando anche, benchè non solo, la forma scritta.
    Applicando al Nobel l'art. 156 c.p.c. si può quindi dire che l'atto creativo da Dylan posto in essere abbia raggiunto assai efficacemente lo scopo cui era destinato: dire cose intelligenti a molti destinatari.
    L'arte pura la si prende e la si mette da parte, in un angolo a fare muffa.
    Pur con le predette perplessità, quindi, penso che, nel rito, il premio Nobel a Dylan sia una più che accettabile approssimazione quanto all'inserimento nella categoria "letteratura" (la categoria "musica" non c'è) e, nel merito, una scelta azzeccata.




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    1. Oggi un Nobèl non si nega a nessuno.
      E' lo specchio dei tempi: probabilmente i parrucconi dell'Accademia svedese sono ormai tutti morti.
      Sid

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  2. < Ho visto un re > e < Bocca di rosa > sono stati due colpi di cannone nella stagnante atmosfera beghina del mio tempo.
    Sid

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