martedì 11 ottobre 2016

Silvia Capecchi - Posso chiedere...Dio?

#tuttipersilvia
Mi ero ripromesso non pubblicare più poesie su queste pagine ma per questa volta voglio fare un'eccezione. Mi è giunta notizia della prematura scomparsa di Silvia Capecchi. La notizia, apparsa sulla Nazione (qui per leggere l'articolo), ha presto fatto il giro dei social. Io sono andato a sbirciare nella vetrina del Club dei Poeti e ho trovato due poesie molto significative, che risalgono al 2009. Quando ancora la malattia non si era manifestata.
Un pensiero per Silvia, è tutto quello che posso fare.
(Frame)

POSSO CHIEDERE….DIO?

A quando il mio riposo?

Ho i gomiti per terra
come quando da bambina
mi coglieva l’imprevisto

e tutto un ampio
panorama di occasioni
cercava una ragione
a cui potersi riappellare.

Ora
di versioni esistenziali
ne ho pieno il gesto e
l’amarezza

Ma mai si è visto
passare in questo
vicolo di vita

un mendicante come me
per dividere al coperto

lunghe notti fredde.

(Silvia Capecchi - Luglio 2009 
da vetrina del Club dei Poeti)

17 commenti:

  1. Non conoscevo Silvia se non attraverso foto che un amico comune aveva condiviso non ricordo come e dove. Appariva sorridente, con la chitarra, intenta forse a cantare, accanto a lei il figlio anch'egli sorridente. Poi la notizia della sua battaglia col male.
    Queste sue poesie dimostrano una sensibilità dolorosa, quasi presaghe.
    Addio Silvia, amica sconosciuta, spero che possa aver trovato ora la serenità delle piccole cose da condividere con amore, così come anelavi.

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  2. Le malattie, specie quelle terminali, sono un fatto squisitamente personale e non dovrebbero essere di dominio pubblico.
    E' questione di riservatezza, discrezione e buon gusto.
    L'appuntamento ultimo è con noi stessi e l'aldilà, magari senza disperazione individuale e familiare.
    Sid

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    1. Anche se nella sostanza sono d'accordo con te, non ne farei una questione di buono o di cattivo gusto. Si dovrebbe viverla una situazione del genere per giudicare. Dipende dalle circostanze, dal carattere della persona, dalle esigenze e da un sacco di altre cose che magari non conosciamo. Comunque, tanta franchezza e tanto cinismo in un momento così, lasciatelo dire con altrettanta franchezza, questo sì che non mi sembra un grande esempio di buon gusto. Però non fa niente, come diceva la mia mamma, ogni testa un piccolo mondo, e per fortuna, aggiungo io.

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    2. Insisto sulle mie posizioni.
      Potrei dilungarmi a lungo, ma non ne caverei un ragno dal buco.
      Francamente certi esibizionismi in rete li avrei evitati.
      Il dolore è un fatto interiore da gestire nel silenzio.
      Sid

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    3. Epi non mi devi convincere, so che hai ragione, ma si metteva in dubbio l'opportunità di intavolare questo discorso proprio adesso, in questo momento delicato. Pensavo fosse meglio ricordarla come poetessa e basta. Dopotutto la poesia due parole in croce le avrebbe meritate e tu eri la persona giusta per farlo. Sei ancora in tempo. Tra l'altro nel Club aveva ricevuto molti consensi. Tutto qui.

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  3. Ciao Silvia, non ti conoscevo personalmente, ma attraverso le poesie e la tua chitarra. Un abbraccio e un ricordo.
    Rita

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  4. Questa poesia è straordinaria.Si spande come un fuoco incontenibile eppure è di gelo che si parla! Di notti fredde in totale solitudine, una povertà indivisibile. Ma la vita è anche questo, un rumore che ti fiacca ,una sentenza. Non ti conoscevo Silvia,non ho avuto il tuo volto da condividere ma ho il tuo cuore
    Che palpita alto sopra la morte, giungerà la tua melodia nel vuoto dorato della musica per colmare col tuo quesito quello spazio nero che attende la risposta.

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  5. Ho letto tutti gli interventi, il mio commento è salomonico: giusto ricordare la persona, in quanto poetessa con le sue liriche, come correttamente ha ritenuto Franco; condivido, però, anche il pensiero di Epi, cioè, gli accadimenti personali, specie i travagli fisici, debbono essere sottaciuti, anche per una questione di pudore. Questi, ormai, sono argomenti obsoleti, vista la grande ed incontenibile voglia d'apparire e quindi "condividere" anche i momenti più salienti dell'esistenza. Detto questo, umanamente addolora sempre la mancanza precoce di una persona, l'unica consolazione è sapere che ha smesso di soffrire.

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  6. Un vecchio (quindi i social c'entrano poco, casomai hanno avuto il solito effetto moltiplicatore e acceleratore) un vecchio proverbio, dicevo, pare di origine svedese, afferma che un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Penso che l'unica valutazione attendibile sulla condivisione del dolore e sulla sua utilità spetti a chi quel dolore lo prova. Gli altri non lo possono sapere.

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    1. Non concordo.
      La morte annunciata non va sbandierata sui media per lucrarne conforto e compassione.
      Sid

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  7. Risposte
    1. E vabbè, la discrezione non è più di questo mondo.
      Sid

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  8. La gente parla sul web delle proprie opinioni politiche (e fin lì... attengono alla cosa pubblica) ma anche dei propri orientamenti sessuali, che sono privati, delle proprie condizioni di salute, anche senza arrivare a malattie letali, delle proprie vacanze (i topi di appartamento ringraziano) e alle volte, oltre a parlarne, li fanno anche vedere (mi riferisco a certi video privati la cui diffusione ha prodotto ben note conseguenze). Ora. Non sto dicendo che condivido. Anzi, non mi piace. Per me, per esempio, (ma non è il solo motivo) i google glass e i droni che svolazzano riprendendoci a nostra insaputa andrebbero proibiti - per le telecamere c'è già una legge. Ripeto, non mi piace, specie da un punto di vista estetico, però prendo atto dell'esistente. Se però qualcuno vuole condividere il proprio "diario di morte" (ce ne sono risalenti a prima dei social) perchè questo lo far star meglio, chi sono io che (ok, scongiuri in corso) non sono moribondo per giudicarlo? Non credo che chi è vivo e in salute possa giudicare la morte degli altri.

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    1. Concordo con te Rubrus.
      Ci sono stati episodi di condivisione del proprio diario di morte, anche molto particolareggiata (io non so se lo farei, ma non si può dire finché non ci si ritrova nelle medesime circostanze) che hanno aiutato altri che erano nelle stesse condizioni a superare momenti drammatici.

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  9. Per replica vedere mia risposta ad Epitteto al punto A di ieri.

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  10. Ho avuto la tristezza di veder morire due fratelli entrambi di malattia devastante e tremenda, hanno affrontato la loro condizione in maniera diversa: uno voleva sempre gente intorno e accanto , l'altro voleva stare sempre solo e in silenzio. Ognuno vive la propria morte come più sente e penso che se mio fratello sapeva usare il pc avrebbe parlato della sua malattia a tutto il mondo.

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    1. Ciononostante sosterrò sempre l'inutilità di rivolgersi al mondo, che se ne frega di noi.
      Questo perchè sono un intimista per natura e non potrei pensare altrimenti.
      Sid

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