lunedì 19 dicembre 2016

Switch off - racconto - Rubrus


«Si potrebbe sentir arrivare Babbo Natale»
«Eh... cosa?».
Antonio si voltò verso Carla e arrossì. Come al solito, aveva parlato a voce alta senza accorgersene.
«Quando ero bambino era così che me l'immaginavo, l'arrivo di Babbo Natale. Con un silenzio così» Guardò fuori dalla finestra, scrutando il pendio bianco nel buio. «Un silenzio tale che si potevano sentire i suoi stivali scricchiolare sulla neve. Cercavo di stare sveglio ed ascoltavo i rumori: il crepitio del ghiaccio che si rapprendeva, gli schiocchi del legno che si raffreddava nel camino, il passo di qualche animale uscito dal bosco. Speravo di sentire Babbo Natale mentre si avvicinava col suo carico di regali. Ovviamente finivo per addormentarmi. Ho smesso di ascoltare quando ho smesso di credere». Arrossì di nuovo.
Lei sorrise. Stavano insieme da anni e, ancora, Antonio era capace di arrossire davanti a lei. Gli dette una pacca su una spalla.
«Beh, ne abbiamo tre, di Babbi Natale, là in fondo, ma non vedo regali». Indicò dei vegliardi che giocavano a carte. Sedevano attorno a un tavolo illuminato da una lampada che li isolava in un cerchio di luce. Uno di loro scagliò una carta insieme ad un'imprecazione ben poco natalizia. Ne seguì una breve, concitata discussione nel sordo, gutturale dialetto delle montagne.
«Cosa dovevo fare, mandarli in paese?».
«Non sarebbe stata una cattiva idea. Potevano prendere l'ultima funivia».
«Sono vecchi amici di papà».
«Già. E che cosa c'è di meglio di una bella gita commemorativa al rifugio, per ricordarlo? Specie se, dopo, si mangia, si sbevazza, si passa metà della notte a giocare a carte senza spendere un ghello. Non navighiamo nell'oro, casomai non te ne fossi accorto».
«Altri tre clienti li abbiamo».
L'uomo indicò due ragazzi e una ragazza seduti ad un altro tavolo. I due ragazzi avevano un cellulare e la ragazza un tablet. Stavano chini sui loro apparecchi, in silenzio, tenendo spenta la lampada, le dita che si muovevano frenetiche. La ragazza aveva un viso delicato e capelli biondi. Alla luce azzurrina della tavoletta, sembrava una creatura da fiaba. Quando i vecchi ripresero a discutere e giocare, facendo schioccare le carte con tale forza che si potevano sentire i bicchieri tintinnare contro il calice di vino, li squadrò con aria di rimprovero.
«Speriamo che non siano i soli».
Antonio fece spallucce, uscì da dietro il bancone ed iniziò a chiudere le finestre del rifugio. Quando passò accanto ai vecchi, questi ne approfittarono per brindare al padre di Antonio e chiedere altro vino. L'uomo guardò la moglie. Lei alzò le spalle a sua volta, riempì un calice e lo portò ai tre anziani, poi raggiunse il marito che si era fermato davanti alla finestra che dava sulla valle.
«Verrà altra neve» disse.
Lui annuì. Conoscevano quel cielo. Aveva fioccato tutto il giorno, smettendo solo poco prima del tramonto. Un crepuscolo lungo, sfolgorante, come se tutta la luce del mondo si fosse data appuntamento lì, sulla cima delle montagne, prima di svanire per sempre. Le stelle erano intense, scintillanti, ma fredde. Una volta sorta, anche la luna sarebbe stata luminosa e gelida come una palla di ghiaccio. E poi c'era quel silenzio.
Carla guardò giù, cercando di indovinare le luci del paese, cinquecento metri più in basso, quasi cercasse tra esse le parole giuste per dire quello che stava per dire. Poi parlò.
«Quella cometa... quella che doveva arrivare e poi è sparita... beh è riapparsa».
«Beh, mi pare giusto. Siamo sotto Natale».
«Era passata dietro il Sole e adesso viene proprio qui. “Effetto fionda” pare che si chiami».
Lui attese, in silenzio. I vecchi giocavano, muovendosi appena e facendo scricchiolare le sedie. Uno dei ragazzi emise una specie di grugnito e la luce del suo cellulare si spense. Il buio lo inghiottì subito, come se non fosse mai esistito.
«No, non finirà sulla Terra» disse lei «Dopotutto, è una specie di stella cometa. Solo che... beh sembra che ci sarà una tempesta magnetica. Una molto forte. Non si sa se sia stata la Cometa a provocarla o se sia solo una coincidenza. Si legge e si sente un po' di tutto e poi io non ci capisco granché» sospirò «La più grande tempesta magnetica di cui si hanno dati storici si verificò nel 1859: “L'evento di Carrington”. In America saltò l'intera rete del telegrafo. Allora non ci fu un gran danno, ma il mondo non era così tecnologico come oggi». Rabbrividì. «Ci sarebbe un gigantesco, universale swtich off» . Si massaggiò le spalle e lui gliele circondò con un braccio
«Adesso sei tu che credi alle favole» disse «e comunque abbiamo il generatore autonomo».
Il gioco dei vecchi si era ridotto ad un ritmico, soffocato fruscio.
Uno dei ragazzi appoggiò il cellulare sul tavolo con gesto stizzito e si guardò intorno. «Madonna che silenzio c'è stasera» disse. Cercò di sghignazzare, ma non gli riuscì molto bene.
Un vecchio dette una manata sul tavolo. La partita era finita, ma, stavolta, non ci furono né insulti, né imprecazioni, né grida di esultanza.
I tre anziani si guardarono negli occhi, poi quello alla destra del vincitore prese a mescolare il mazzo.
L'uomo e la donna spaziarono con lo sguardo sulla sala.
Uno dei tre vegliardi tagliò e l'altro distribuì le carte, con accorta, senile lentezza. I ragazzi si erano stretti attorno alla ragazza, il cui tablet era l'unico apparecchio funzionante. La luminosità, però, andava e veniva come se una palpebra assonnata calasse in continuazione sullo schermo.
«Sai che le fabbriche di carte sono in crisi?» disse Antonio «Non ci sono più giocatori. Sono sopravvissute ai flipper, ai videogiochi, ma non a... quelli» indicò i tre ragazzi. In quel preciso istante, la ragazza abbassò il tablet, sconfitta. I tre si guardarono negli occhi e, solo in quel momento, sembrarono accorgersi di essere rimasti al buio.
«Le cose cambiano» disse la donna.
«Per la miseria che mortorio!» disse uno dei giovani. Non lo urlò, ma l'effetto fu lo stesso. Le parole rimbombarono nel rifugio come uccelli in cerca di una via di fuga.
Il ragazzo afferrò il telecomando e lo puntò verso il televisore, ma l'apparecchio gli restituì uno sguardo morto e nero come l'occhio di una sfinge. I tre si voltarono verso i gestori.
«Digitale terrestre o no» disse Antonio «il segnale non c'è sempre. Certe cose non cambiano mai». Gli occhi dei ragazzi erano grandi e smarriti, come se si trovassero in mezzo al bosco.
I vecchi, che si erano interrotti, ripresero a giocare a carte. Il calice tintinnò contro un bicchiere col suono di un cristallo in un salone delle feste.
Carla attraversò il locale di corsa, a passi pesanti. I suoi scarponi risuonarono come se corresse su una pelle di tamburo. Andò dietro il bancone ed accese la radio. Il “click” della manopola risuonò come una tagliola che scatta a vuoto.
Deglutì «Non.. non c'è campo» disse.
Lentamente, i tre ragazzi si alzarono e si diressero verso i vecchi.
La ragazza allungò il collo verso le carte posate sul tavolo, come se le vedesse per la prima volta, o volesse imparare a giocare.
Si percepì un ronzio diffuso, come un vento che soffiasse contemporaneamente da tutte le parti del mondo. O forse era solo una vibrazione dei fili della funivia, distorta dalla notte e dalla neve, come se qualcuno pizzicasse un’immane corda di chitarra stesa da un capo all’altro dell’orizzonte. Durò a lungo, poi smise.
La luce sopra il tavolo dei vecchi si spense.
La ragazza strillò e Carla trattenne un urlo, portandosi la mano davanti alla bocca.
«Tranquilli» disse Antonio «vado ad accendere il generatore».
Afferrò il pesante giaccone che teneva appeso accanto all'ingresso, calcò il berretto ed uscì.
Si fermò sulla soglia, osservando il fiato che si condensava nel buio, poi si abbottonò e si diresse sul retro. Si fermò un istante e guardò in basso, là dove avrebbero dovuto brillare le luci del paese, ma non vide nulla, poi proseguì.
I suoi stivali scricchiolavano sulla neve.
Se quest'anno fosse arrivato Babbo Natale lo avrebbe sentito.


NDA: le comete non sono in grado di causare tempeste magnetiche. L'evento di Carrington si è realmente verificato ed è documentato dalle cronache dell'epoca, mentre le fabbriche di carte da gioco, a cominiciare dalla "storica" Modiano, sono effettivamente in crisi.





6 commenti:

  1. Intorno all’albero di Natale c’è sempre un’atmosfera magica che, per contrasto, fa da sfondo a storie più cupe, con catastrofi imminenti, e ansia da “ultimo giorno”. Non c’è scrittore famoso che non si sia cimentato in storie di questo genere, e questo tuo racconto non sfigurerebbe in nessuna delle strenne presenti in questi giorni nelle librerie di tutto il mondo. Bravo come sempre.

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    1. In realtà non lo vedo come un evento catastrofico. L'evento di Carrington ebbe una durata limitata. Certo, oggi i suoi effetti sarebbero più ampi, perchè, in quanto tecnologici, siamo più fragili ed esposti. Personalmente, sono assolutamente convinto che una smagnetizzazione temporanea del pianeta potrebbe essere salutare.

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  2. Quando sono andato in pensione, ebbi la brillante idea di riempire due capaci cassetti del salotto con carte da gioco regionali, internazionali, dadi, scacchi, ecc.
    Ed in biblioteca giochi d'ingegno, di matematica divertente, classici latini e greci, musica, e tanto altro ancora.
    Per fronteggiare al meglio la lunga, noiosa terza età...
    In seguito mi son munito di computer, tablet, smartphone, Vr, soft, ecc. e tutto l'approvvigionamento ludico precedente è caduto nel dimenticatoio.
    Potenza dei tempi!
    Sull'arrossire.
    Facile nei soggetti montanari a pigmentzione delicata, dall'epidermide rosea aggredita dal fredddo < polare > dell'inverno.
    Se poi una disfunzione psicosomatica, un'assunzione correta di Xanax et similia tiene a bada le pulsioni sanguinee indesiderate.
    Il racconto?
    Ottima l'ambientazione dato il periodo invernale dell'oggi e l'analisi psicologica degli attori.
    Invidiabile come sempre il controllo ortografico e sintattico.
    Siddharta

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  3. Che io sappia il rossore è provocato dalla presenza di capillari vicino alla cute. Sono uno strumento di termoregolazione, infatti si arrossisce anche quando si è accaldati e si suda. Nelle persone di pelle chiara si nota di più per intuibili ragioni di contrasto cromatico. In ogni caso, le persone che arrossiscono per ragioni emotive sono sovente preferibili alle facce di bronzo - o altra sostanza. Inutile vergognarsene.

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    1. Molti pazienti lamentano questo disturbo.
      Un'alterazione emotiva che mette a disagio, spesso al solo pensarla.
      Una depressione che raramente si fa risalire a episodi aggressivi subiti.
      Un equilibrio psicosomatico instabile poco superato dalla forza di volontà, un senso di inadeguatezza che può portare a eccessi neurovegetativi con esplosioni agitative incontrollabili.
      Da non sottovalutare quindi, un normale ansiolitico spesso dà buoni risultati (sempre sotto dosaggio e controllo medico ).
      Il suo ricorso nel panico da palcosenico è fatto notorio.
      Sid

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  4. Bravo, sono del tutto d'accordo. Gli ansiolitici e gli psicofarmaci non sono caramelle. Bisogna andarci cauti. Sempre farsi guidare da chi ne sa.

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