sabato 14 gennaio 2017

Misura la tua velocità di lettura - Test/Prova : LA CALZA DI SETA NERO - Renato Olivieri

SCHEDA

Autore: RENATO OLIVIERI
Titolo : LA CALZA DI SETA NERA
Tit. Raccolta: IL COMMISSARIO AMBROSIO INDAGA
Genere: Noir (Rizzoli)
Numero parole: 2100
Tempo di lettura medio: 10 Minuti





LA CALZA DI SETA NERA
di
Renato Olivieri
 




INIZIO TEST - PRENDI il TEMPO


 « Come è pensabile che il marito non fosse al corrente delle infedeltà quasi dichiarate della moglie?» chiese Ambrosio alla donna, in pelliccia di tasso, seduta davanti a lui, nella luce chiara della mattina, la prima dell'inverno con la neve, che stava cadendo fitta da ore, rallentando il traffico e attutendone i rumori.
  «I mariti...» rispose lei, con un vago sorriso, passandosi la mano sui capelli corvini, a caschetto, probabilmente tinti, gli occhi un poco tondi, ma espressivi, quasi da marionetta. « I mariti, se vogliono, sanno essere ciechi e sordi... se vogliono, se cioè gli torna comodo.»
  « Intende dire che il capitano fingeva di non sapere che sua moglie aveva degli amanti?»
  «Allora non mi sono spiegata, commissario mio. Evidentemente non sono brava a farmi capire. Lei dovrebbe saperlo: le cose sono grigie, non sono bianche, o nere. E Luciana aveva capito che, per condurre la vita che le piaceva, non bastavano i quattrini del capitano, poveruomo, del tutto inadeguato a garantire a una donna appariscente come lei un genere di esistenza cui era abituata fin da ragazza. Suo padre, prima di precipitare con quel dannato aereo da turismo, guadagnava fior di soldi costruendo ville, di gusto sia pure messicano, ma che facevano impazzire i mobilieri di Cantù e i fabbricanti di scarpe di Parabiago... »
  « Signora » la interruppe Ambrosio « mi perdoni, ma dovrei capire una cosa: lui, il capitano di lungo corso, che però non naviga più, e si occupa di un negozio di pesca sul lago di Como, sapeva che sua moglie frequentava con assiduità, a quel che ci risulta dopo qualche indagine, un pediatra di piazza Conciliazione, un pellicciaio di corso Vercelli e...»
  « Se intende parlarmi del figlio del contabile, si sbaglia. Quel ragazzo non c'entra, non c'entra proprio. »
  « Signora, abbia pazienza » disse Ambrosio prendendo un foglietto con qualche appunto. « Lei conosce il commendator Altemani? Lo conosce?»
  «Ma certo» disse lei.
  «Mi hanno detto che è un grande...»
  « Miliardario » precisò la donna, estraendo dalla borsetta un bocchino d'osso che pareva quello di Marlene in Angelo azzurro.
  «Un grande commerciante di carni suine» disse Ambrosio, sorridente.
  « Ha qualcosa contro i porci? » chiese la donna, infilando nel bocchino una sigaretta con il filtro. « Io no. Mi piacciono, li adoro. Se fossi stata una femmina appena piacente, caro commissario, altro che Luciana... » Lo fissò allegra, e non avrebbe dovuto esserlo, considerato che la sua migliore amica, la donna cui teneva bordone, come si dice, era morta, qualche giorno prima, strangolata, e adagiata poi sul letto nell'appartamento di viale Gran Sasso, all'ultimo piano di una palazzina gialla costruita da qualcuno, forse un geometra, che con ogni evidenza era stato sedotto dall'architetto Giuseppe Piermarini, creatore del Teatro alla Scala.
  «La sua amica era attraente, in effetti» ammise Ambrosio. «Aveva sposato il capitano dieci anni fa...»
  « Dodici » puntualizzò la donna, « quando Luciana aveva meno di vent'anni. Una sbadataggine di gioventù. »
  «In che senso?»
  «Come in che senso? Lei era ricca, viziata da un padre prodigo, e va a mettersi con uno che navigava e guadagnava sì e no come un funzionario statale? E in più la lasciava sola per mesi? Con un mucchio di corteggiatori che la insidiavano. Come la chiamerebbe lei una creatura del genere? »
  «Intende Luciana?»
  «No, lui. Lui!» « Ingenuo? »
  « Ma che ingenuo. Fesso! Ecco cos'era, e cos'è: un fesso; un grande, grandissimo, smisurato imbecille. » «Che tuttavia, adesso, è vedovo.» Lo guardò, manovrando il bocchino come fosse stato un fioretto: «A che cosa intende alludere: che l'ha uccisa lui, per liberarsi una volta per tutte dell'adultera ed ereditarne i gioielli e le pellicce?».
  «Vede, signora, abbiamo controllato gli alibi di tutti gli amici della defunta e...»
  «Tutti immacolati come cherubini?» chiese la donna con l'aria di chi si è votato a un saggio scetticismo.
  « Per quanto ci riguarda, nel momento in cui la signora è stata soffocata da una calza di seta nera, tra la domenica e il lunedì, quei tre gentiluomini di cui abbiamo parlato possono dimostrare, senza ombra di dubbio, che riposavano nei loro letti, accanto alle rispettive consorti. » «Questa poi!»
  « E siccome la testimonianza di una moglie potrebbe apparire non del tutto disinteressata, abbiamo anche le dichiarazioni di figli, domestici, guardiani, eccetera. » « Eccetera? »
  « Eh, sì! Pensi che uno dei tre indiziati, chiamiamoli così per comodità, prima di coricarsi nel letto legittimo, era stato, per un paio d'ore, in quello di una insegnante di letteratura inglese, esperta di Shelley, pronta a deporre, poiché non ha marito, è femminista, e si ritiene libera di condurre l'esistenza che più le aggrada. » « Scommetto che si tratta del pellicciaio. » Ambrosio non rispose, aggiunse: «Chi non ha un alibi, per esempio, cara signora, è il giovanotto, il figlio del contabile, che dice di essere stato in giro, quella notte, perché soffre d'insonnia». «È vero che soffre d'insonnia. Io lo so » « Si era invaghito della sua amica, non è così? » La donna non rispose.
  « E la sua amica era abbastanza lusingata che un ragazzo di ventidue anni la desiderasse a quel modo, le mandasse bouquet di roselline, e biglietti che danno da pensare, che possono far supporre... senta questo, per esempio. »
  Ambrosio tolse dalla busta un cartoncino bianco, lesse: « Dopo le ore trascorse insieme vorrei che questi piccoli fiori ti dicessero tutta la mia gratitudine. Mi sembrano parole chiare. Tra il ragazzo e la sua amica era accaduto qualcosa. Perché non vuole ammetterlo?».
  « È come se fossi sua madre. Abita da me, ha la sua camera, studia qui a Milano, all'università, e suo padre, il contabile, è sempre stato amico dei miei, e anche mio, non vedo perché...»
  « Signora, non è questo il punto. Che lei ospiti il ragazzo e sia stata amica della vittima, e lo sia del vedovo - il capitano — è un dato di fatto, una questione del tutto marginale, oserei dire. » « Marginale? »
  Lo fissò sorpresa, o meglio: quasi indignata. « Il punto è» proseguì Ambrosio, alzandosi e andando verso la finestra, « che, tutto sommato, a non avere un alibi sono soltanto due persone: il ragazzo e lei. » « Io?»
  « Dov'era domenica sera? » « In casa. Ho anche cenato, in casa. » « Ha cenato in casa, e poi? » « Ho guardato un film alla televisione. » « Che film? »
  « Non ricordo il titolo, un western che avevo già visto. Così ho spento il televisore e sono andata a letto. »
  «Chi può testimoniare che lei, in quelle ore di domenica, stava dormendo? Il ragazzo?»
  « No, lui era uscito nel pomeriggio, come tutte le domeniche. Lui è giovane, ha degli amici, delle amiche, vanno in discoteca...»
  « L'ha sentito tornare? »
  «No. Non lo sento quasi mai. A meno che non resti alzata. Lui torna a casa dopo l'una di notte, la domenica. » «Al lunedì mattina l'ha visto?» « Certamente, a colazione. »
  «Come le era sembrato?»
  «Del tutto normale.»
  « Quando avete saputo di Luciana? »
  « La mattina del lunedì, naturalmente, sul tardi, verso mezzogiorno. »
  « Perché ha detto naturalmente? »
  Ambrosio osservava assorto la neve che stava cadendo implacabile.
  « Perché Luciana, lo sapevano tutti, era amica mia, la vedevo sempre, e la domestica mi conosce bene, anche il custode della palazzina mi conosce, e dunque...»
  « Secondo lei, chi può aver spedito al capitano la lettera anonima che lo avvertiva che la moglie - la sua amica Luciana — lo tradiva con uomini danarosi? Chi potrebbe essere stato, secondo lei, signora?»
  « Una lettera anonima? Al capitano? » Pareva perplessa. Adesso i suoi occhi erano meno tondi.
  « È stata lei? » chiese Ambrosio, a bassa voce. Le offrì una sigaretta, che la donna rifiutò.
  « Il capitano, domenica sera, si trovava in viale Gran Sasso. Non ha avuto difficoltà ad ammetterlo. Aveva atteso in una via accanto alla palazzina, dentro la sua auto, e intanto guardava le finestre con le luci accese all'ultimo piano. Voleva controllare se le accuse avessero, come dire?, un qualche fondamento. Invece non vide nessuno salire dalla moglie. Vide soltanto la domestica che usciva. Allora le fece la sorpresa, dicendo che era stato in città con un cliente e che desiderava salutarla. Lei lo invitò a cena, ma lui, il capitano, abbastanza rassicurato, le disse che preferiva tornare sul lago, temeva il traffico e la nebbia. »
  «Gliel'ho detto, no?, che razza di scimunito sia il capitano. Riceve una lettera anonima, e va a controllare la moglie di domenica! Come se gli amanti, gli sporcaccioni con moglie e figli, siano disponibili, di domenica...»
  « È stata lei a mandargliela, la lettera?» chiese Ambrosio, insistente.
  Scosse la testa.
  «Il capitano ha ricevuto la lettera sabato mattina.
  L'ha distrutta in un impeto di rabbia, poi ci ha ripensato, e poi... poi non ha retto all'ansia, ed è piombato a Milano. »
  « Idiota!»
  «Che cosa avrebbe fatto al posto suo?»
  « Mi sarei rivolta a un professionista, a un investigatore privato. E lei, commissario?»
  «Anch'io» rispose Ambrosio, conciliante. «Sicché il nostro capitano, tornandosene sul lago, non ha visto il ragazzo, con il bouquet di rose, che ha cenato con Luciana, nel salottino a fianco della camera da letto. Tutta verdazzurra, con le luci smorzate, le donne nude all'acquarello di Manfredi, in cornici d'argento vecchio... molto suggestive, non trova?»
  « Il ragazzo non c'entra, gliel'ho detto e glielo ripeto. Il ragazzo conosceva Luciana, gli era simpatica. Quando si ha vent'anni, una donna come lei può stimolare la fantasia di un... di uno sprovveduto, che non conosce la vita. Ecco perché sono certa che tra loro non è accaduto nulla, se non...»
  « Se non? Continui. »
  «...se non un rapporto amichevole, inesistente dal punto di vista... amoroso. Lo so che è così!»
  «E allora perché l'ha uccisa con quella calza di seta? Perché? »
  Le mise le mani sulle spalle, lei rimase immobile, sempre seduta sulla poltroncina.
  « Perché? »
  Si accorse di urlare.
  « È suo figlio? »
  Scuoteva la testa, gli occhi chiusi.
  Entrò nell'ufficio l'ispettore De Luca.
  « Porta il ragazzo qui » disse Ambrosio. « Voglio che si parlino. »
  La donna mosse la testa più velocemente, aprì gli occhi: «No!» urlò. «Lui non c'entra, e non lo voglio vedere. Adesso non lo voglio vedere. »
  Ambrosio fece un cenno a De Luca, che uscì dalla stanza in silenzio.
  « Quando mia sorella aspettava il figlio non era sposata; lui, il contabile, aveva già una moglie. Mia sorella morì di parto. L'ho allevato come fosse figlio mio. » « Il padre lo ha riconosciuto? »
  « Molti anni dopo la nascita. Quando rimase vedovo. Adesso sa tutto, commissario. »
  «Ha mandato lei la lettera al capitano?» « Sì » ammise. « Volevo che... che badasse di più a sua moglie. Volevo che non le permettesse di seminare disgrazie, iatture, in giro. »
  «Fin che si trattava di pellicciai, di mercanti di...» «... di porci» disse lei.
  «... tutto poteva essere giustificato, compreso, ma appena Luciana si era permessa di mettere gli occhi sul ragazzo, allora...»
  «Quella scostumata sgualdrina» sussurrò la donna. « Non farò venire il ragazzo » disse Ambrosio. « Grazie. Io non volevo, commissario. Mi crede se le dico che non volevo? Lei non mi crede, lo so. »
  « Perché no? » disse Ambrosio, accendendo la lampada sulla scrivania. « Le credo, invece. Luciana era in vestaglia. C'era stato il ragazzo da lei, erano stati a letto insieme. Luciana lo aveva ammesso, giusto?, e le aveva detto che stava affezionandosi a lui perché era stanca di avere tra i piedi...»
  « Bastardi erotomani, li chiamava. » La voce della donna era bassa, un po' rauca. «E poi, amanti dei miei stivali, li chiamava, ipocriti maiali. »
  «Il ragazzo, invece...»
  « Era pulito, spontaneo. Era un figliolo, per me. » « Le andò alle spalle, con la calza di seta tra le mani, e... »
  Dall'ufficio vicino veniva un rumore di macchina per scrivere.
  «Sì, gliela strinsi al collo, disperatamente, con una... una violenza di cui non mi credevo capace. Stringevo e attorcigliavo quella maledetta calza, e lei cadde ai miei piedi, immobile, la lingua fuori dalla bocca...»
  Si passò una mano sugli occhi.
  «Tuttavia» disse Ambrosio, sedendosi accanto a lei, «non è per proteggere il ragazzo che l'ha uccisa, vero? Vero, che non è stato per quello? Sia sincera. » «No» disse in un soffio. «Perché, allora?»
  «Si stava innamorando di lui. L'avrei... l'avrei perduta per sempre. »

STOP al TEMPO
FINE DEL TEST - FERMA L'OROLOGIO
 

TEMPI DI LETTURA:

tra  6.5   min. e  7,5 minuti................................ MOLTO VELOCE
tra  7.5   min. e  9,0 minuti.............................. VELOCE
tra  9,0   min. e 11,0 minuti........................... NORMALE
tra 11.0  min  e 12,5 minuti .........................MEDIO LENTA
oltre 12,5 minuti .......................................MOLTO LENTA

NOTA
Collocano una velocità media di lettura intorno alle 200 parole al minuto. In effetti anche nell’ambito della lettura tradizionale le velocità medie variano con il variare della difficoltà del testo:
• gli annunci pubblicitari, i romanzi, gli articoli di giornale sono classificabili come letture semplici e generalmente si affrontano a una velocità che va dalle 200 alle 250 parole al minuto;

• gli aggiornamenti professionali e gli articoli di approfondimento sono letture normali che si fanno a poco meno di 200 parole al minuto;

• le letture tecniche o relative a campi non di propria competenza si fanno di solito a meno di 150 parole al minuto;

• le letture scientifiche con formule, date, cifre e termini stranieri non arrivano nemmeno alle 100 parole al minuto.

Chiaramente si tratta di dati statistici che servono solo a farsi un’idea di massima delle differenti velocità di lettura che si raggiungono quando si affrontano testi che hanno finalità specifiche diverse fra loro.
(font: varie dal web)⇩

12 commenti:

  1. Ho impiegato 12 minuti, ma nel frattempo ho accarezzato il gatto e sistemato il cuscino perdendo concentrazione.
    Il tutto molto interessante.

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  2. Anch'io intorno ai dodici minuti. Ho sempre avuto il sospetto di essere lento nella lettura, ma dopo un paio di test, trovati qui e là sul web, ne ho la certezza. Be'... insomma... quasi. Questi test fai da te non sono molto attendibili, infatti bisognerebbe tenere conto le condizioni e del grado di apprendimento.

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  3. Non so se il mio sia un pregio o un difetto, ma rileggo spesso un punto che mi ha colpito particolarmente, questo ovviamente rallenta la lettura ,ma ne guadagna il mio essere lettrice appagata.

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  4. L'ho letto due volte, perché nel frattempo mi ero dimenticata l'ora di inizio lettura (cioè ero incerta, ma mi pare di aver impiegato 15 minuti).
    La seconda volta ne ho impiegati 8 rilevando un errore (Le andò alle spalle, con la calza di seta tra le mani, e... »); siccome è lei cha parla si dovrebbe dire: "Le andai alle spalle, con la calza di seta tra le mani, e... ».

    Serenella

    P.S. Che profilo devo selezionare? Una volta mi accettava in automatico.

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    1. Hai perso l'account con Google? Si è perso sotto la neve?
      Entra con il tuo nome, che problema c'è.
      Quella frase è poco chiara. Forse se togli le virgolette... boh... non credo sia lei a parlare in quel frangente. In ogni caso è scritto male.

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    2. Dimenticavo... la seconda volta non vale. I tempi si prendono alla prima lettura. Tra otto e quindici c'è troppa differenza. Non vale.

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  5. Otto minuti. Anche se, per essere valido, il test dovrebbe comprendere anche un test sulla comprensione del testo. Non è difficile: basta fare un riassunto.

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  6. Non è del tutto vero, anche i lenti di comprendonio hanno il diritto di leggere alla velocità che credono. Se poi uno non ha percepito una mazza e avrebbe bisogno di rileggere almeno tre volte per capirci qualcosa, mentre un altro nello stesso tempo lo ha imparato a memoria, a me non frega poi molto. Il punto è un altro. Duemila parole nel web sono un numero importante. Ma forse non tutti si rendono conto che bastano soltanto dieci minuti per leggerle tutte. Il test è un giochino fatto senza regole, insomma soltanto un pretesto.

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  7. Io intendevo il contrario: se uno legge troppo in fretta rischia di capire fischi per fiaschi; per questo sarebbe divertente fare una prova.

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  8. Propongo un riassunto con il minor numero di parole.

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  9. l'ho letto ora dopo un mese, il raccontino è carino ...tempo di lettura 12 minuti. Credo che quando, in uno scritto, sono presenti parecchi dialoghi la lettura scorra un po meno veloce (per es non si deve perdere la sequenza degli interventi etc.). Per Serenella << Le andò alle spalle, con la ..>> è il commissario che parla riferendosi a Lei.

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    1. Ci sei arrivato tardi ma ce l'hai fatta e questo è quello che conta, inoltre non sei tu ad aver fatto casini ma è il sistema che talvolta fa le bizze.

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