mercoledì 11 gennaio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani 2017/02 - Siddharta

A – Siam foglie secche.

Uno stridìo di gomme sull’asfalto, un cozzo contro la roccia, il corpo del motociclista in volo ai margini del mio campo.
Ed io ad osservarne i singulti in respiro affannoso.
Ambulanza, elisoccorso, traffico bloccato nei due sensi.
Dopo alcune manovre errate di pronto intervento dei tecnici, uno spasimo e il corpo si irrigidisce.
Morte sopravvenuta, dicono i parasanitari.
Con mia delusione nessun ectoplasma svolazzante sul cadavere, né ectosarchi similari all’intorno.
Stecchito, come foglia morta caduta da un ramo e nulla più.

B – Usa e getta.
Viviamo tempi veloci, di fretta, letterariamente disimpegnati.
La narrativa prolungata dà un senso di impotenza e sfiducia, impegnando in una lettura a lunga distanza.
Con tutte le cose da fare intorno, che reclamano urgenza…
E allora bisogna rassegnarsi a racconti stringati, usa e getta, per evitare il fuggi fuggi generale di fronte ad una storia articolata e sovente pretenziosa.

 C – Manicomi.
Se dicessi che gli asini volano, mi ricoverebbero d’urgenza al più vicino neurodeliri.
Che dire allora di chi giura sull’esistenza di un dio ovunque, pur non avendolo mai visto?
Che siccome miliardi di individui ci credono, non esistono purtroppo sufficienti manicomi per la bisogna.

SIDDHARTA
8.1.2017


 

9 commenti:

  1. B) lo dico e lo ripeto da un pezzo: se abitui a non leggere testi lunghi più di mille parole, il pubblico pretenderà testi di meno di cinquecento parole, se lo abitui a non leggere testi lunghi più di cinquecento parole, rifiuterà testi lunghi più di duecento cinquanta parole, e così via, al ribasso.
    Tale inutile corsa verso il basso è una delle manifestazioni del crescente tecnorimbecillimento.
    L'unico argine è la logorrea del sè che affligge tutti e soprattutto i possessori di egofoni (al secolo: Iphone). Un rimedio peggiore del male.

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  2. a) è successo anche a me, sono cose che lasciano il segno e non si dimenticano.

    b)
    Se il problema è il numero delle parole, allora devo darti ragione, infatti non esiste storia, anche la più complicata e contorta, che non si possa riassumere in quattro righe. Solo la creazione dell’universo ne ha richieste qualcuna di più, ma si ferma a dieci.
    Anche lo “scrittore” più sprovveduto è consapevole di ciò, lo sa benissimo che postare racconti lunghi, soprattutto nel web, può sembrare una pretesa, un atto di vanità, si rende conto che così facendo corre il rischio di non essere letto, l’ha provato sulla propria pelle, ma è un rischio calcolato, in fondo gli basta poco per ritenersi soddisfatto, anche un solo lettore, uno di numero, purché onesto e attento, talvolta può bastare. Del resto, la soddisfazione maggiore l’ha provata nel momento in cui ha dato sfogo al suo estro scrivendo la storia che aveva in mente così come l’ha progettata e come gli è venuta.
    Che fare allora? Smettere di scrivere? Rassegnarsi al taglio web? Darsi agli aforismi, ridursi alle battutine del cazzo che circolano sui social, oppure rassegnarsi alle poesie? Ma… le poesie saranno anche brevi, occupano poco spazio, ma ne sono tante, tante come le mosche, e anche queste bestiole alla fine fanno la cacca, la fanno più piccola, ma la sostanza è sempre quella robina là.

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    1. Quando il racconto s'avvia ad essere una sbrodolata la lettura diventa insopportabile.
      Forse diffondersi può esser utile ai fini della trasposizione cinematografica, teatrale, ecc. per indicare al regista le modalità costitutive, emotive ed ambientali dei personaggi.
      Io sono per le storie brevi, pregnanti, di rapida sequenza che inducano a pensare ancorchè si tratti di quotidiana routine.
      Insomma quasi delle istantanee, ma d'autore.
      La poesia non c'entra, fa storia a sè.
      Sid

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  3. ... no, per quel che ne so io, chi scrive per il teatro punta tutto sui dialoghi. Le descrizioni di spazio, tempo e luogo sono ridotte all'osso ed è lì infatti che interviene il regista, partendo da ciò che il testo gli suggerisce. La psicologia poi emerge o deve emergere dai dialoghi. La stessa tecnica è differente, non si scrive per essere letti, ma per essere detti. C'è chi per esempio non usa la punteggiatura per dare maggiore libertà di recitazione e messa in scena al regista e agli attori.

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  4. Penso che non ne verremo mai a capo...
    Mi piacerebbe invece leggerti su brevi storie di fantascienza applicata, ove ti so molto addentro.
    Per la mia sviscerata passione per l'inconosciuto a cui tendo la pargoletta mano.
    Sid

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  5. Be', qualcuna è qui, ma se ti piacciono le storie brevi di SF ti consiglio senza esitazione Fredric Brown, che ne è il maestro indiscusso e del quale sono certo che, pure qui, il padrone di casa ha riportato dei racconti. Se non ricordo male uno riportato qui è "La risposta" - celebre quasi quanto "La sentinella". Di recente trovi in home "L'ultimo treno" che però non è di SF.

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  6. A) Non mi è mai accaduto di assistere ad un evento tragico ,al contrario del mio figliolo che essendo operatore primo intervento, vive queste situazioni quasi quotidianamente.Mi colpisce la delusione esternata per non aver visto l'anima volare via dal corpo , come certo avviene in questi casi.
    Solo immobile morte.
    B) A me piace leggere romanzi da sempre.Anni addietro ero abbonata al club dei Lettori , se non ordinavo mi mandavano il libro del momento, quello consigliato dai maggiori critici
    Devo ammettere che il più delle volte , le opere si rivelavano dei veri polpettoni.Imparai presto a conoscere gli autori e a scegliermi i romanzi da leggere.
    Anche i racconti mi piacciono a prescindere dal numero di parole.

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  7. C)Solo chi non crede ha bisogno di certezze.Un giorno vidi un uomo abbastanza giovane che discuteva animatamente da solo e nella conversazione assumeva attese e movimenti ben visibili di intesa . Gli chiesi con chi stesse parlando , mi rispose con aria meravigliata " Come con chi ? Con Dio , non lo vedi ?"Non me la sentii di passare per un'orba così imbastimmo una conversazione a tre.

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    1. < El portava i scarp de tennis
      el parlava de per lu... >
      Così cantava Iannacci.
      Gli strizzacervelli conoscono bene il problema di chi parla e gesticola da solo.
      Un tranfert compensativo e liberatorio della solitudine interiore tra io e non-io, talora con connotati metafisici.
      Quando poi il dialogo-soliloquio, come dice la cara Loretta, diventa di due contro uno c'è da preoccuparsi seriamente per entrambi...
      Tanto da necessitare di un restauratore psichico.
      Per i sani di mente che assistono allo spettacolo, si tratta di un semplice divertissement confinato nella curiosità dei tempi.
      SID

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