sabato 18 febbraio 2017

IL SEGRETO DELLA ROULOTTE - Renato Olivieri


 « È stato Attila a scoprirla » disse la donna, con la scopa in mano, muovendo la testa verso la roulotte posteggiata sotto gli alberi della strada, tra vecchie automobili che parevano abbandonate.
            « Attila? » chiese Ambrosio pensando al Flagello di Dio che, ai tempi del liceo, gli era curiosamente simpatico, in contrasto con il suo insegnante di storia che lo dipingeva - a ragione, se vogliamo - a tinte un poco fosche. « Attila è il nostro pastore tedesco. » 
« Perché lo avete chiamato così? » 
« È stato mio marito. Da cucciolo rincorreva tutti i cani, che lo temevano come fosse il diavolo in persona. Mio marito, anche se faceva il fruttivendolo, sa un mucchio di cose, legge in continuazione. » « Le dispiace se entriamo in casa? » 
«Fa freddo, vero? È un febbraio gelido» disse la donna che indossava un maglione blu a coste e aveva in testa uno strano copricapo che la faceva somigliare, se non badavi al viso, a Henry Morgan, il corsaro gallese.


            Nella stanza, al di là della guardiola, c'era un tepore gradevole, e anche l'aroma del caffè piaceva ad Ambrosio che ne bevve una tazzina, bollente, senza zucchero, tra lo stupore della custode, che si era tolta copricapo e maglione e appariva, adesso, una normale donna di mezza età, ancora di pelle fresca, e abbastanza avvenente. Ai lobi delle orecchie portava cerchi d'oro. Su una mensola di legno chiaro Ambrosio notò un volume rilegato in finta pelle: Teresa Raquin di Emile Zola. «Dov'è Attila?»
            « Fuori con mio marito, di solito lo porta qui vicino, in piazzale Libia. »
            « Mi racconti tutto dal principio » disse Ambrosio sedendosi su una seggiola impagliata e sfogliando la storia di Teresa, del suo amante e del marito di lei.
            « Mi ha detto che è un gran romanzo » disse la donna, che a sua volta si era accomodata su un'altra sedia e lo stava osservando con qualche curiosità. Aveva gambe snelle con caviglie minute.
            « È la storia di un delitto » spiegò Ambrosio.
            « Davvero? Mio marito si è sempre interessato a queste cose.»
            «Ai delitti?»
            «No» sorrise, «ai romanzi.»
            «Dunque, il vostro cane ha cominciato ad aggirarsi intorno alla roulotte e ad annusarla. Quando ha cominciato? »
            «L'altro giorno, lunedì. Lunedì mattina.»
            « E poi? »
            « Mio marito lo ha trascinato a casa con il guinzaglio, e lui, Attila, si rifiutava di seguirlo. Di solito è obbediente. Anche al pomeriggio è corso verso la roulotte. Prima di mezzanotte, come sempre, mio marito l'ha portato nel piazzale, senza lasciarlo libero. »
            L'uomo con il giubbotto di pelle e con il berretto da marinaio entrò con il cane, che subito tentò di avvicinarsi ad Ambrosio, ma — a un ordine secco del padrone - si accucciò sotto il tavolo, le orecchie ritte, gli occhi come due bottoni neri.
            « Il signore è un commissario di polizia » spiegò la donna.
            L'uomo era di statura bassa, ma vigoroso; aveva sopracciglia folte e scure, gli mancava un dente, non si era fatta la barba.
            « Sua moglie mi stava raccontando come è avvenuta la... la scoperta.»
            « È stato un delitto? » chiese l'uomo.
            « Non lo sappiamo ancora. Siamo in attesa dei risultati dell'autopsia. Sua moglie mi diceva che è stato il cane ad annusare e a farle sospettare che nella roulotte ci fosse... »
            « ... un segreto» concluse il lettore di Zola. « Ieri, era il secondo giorno che Attila si precipitava abbaiando sulla porticina della roulotte, mi sono deciso a chiamare il 113.»
            Ambrosio tolse dalla tasca della giacca una busta. Nella busta c'era la fotografia di una giovane bruna, i lunghi capelli sulle spalle, l'aspetto vagamente malevolo. l'Ira stata ritratta dalla vita in su, in costume da bagno, e quel che appariva era abbastanza provocante per un maschio, s'intende, che avesse vocazione ai petti prosperosi.
            « L'aveva mai vista? » chiese Ambrosio, mostrando l'istantanea all'uomo che, senza quasi osservarla, fece di no con la testa.
            « E lei? » domandò alla custode.
            «Neanch'io. A meno che...»
            « Non abbia timore, signora, ogni cosa che dirà potrà essermi utile. Lo sa che il suo caffè è eccezionale?»
            «Ne vuole un'altra tazza?»
            « Grazie. »
            Si tolse la giacca di montone, si accese una sigaretta: «È comoda questa stanza» concluse Ambrosio, di buonumore poiché gli era frullato in testa una sorta di presentimento.
            «Mi diceva, scusi... a meno che...»
            « A meno che non sia una di quelle ragazze che circolano di notte da queste parti e si fermano proprio sotto i nostri alberi. »
            «Ne ricorda qualcuna in particolare?»
            Guardò il marito.
            « Una sì. Con i capelli lunghi sulle spalle. Però non sono sicura che sia la donna della foto. E tu?»
            L'uomo si era abbassato e carezzava il pastore tedesco.
            « Non capisco a che ragazza alludi » rispose, rabbuiato.
            « La Buoncostume ci ha detto che in questa zona », e Ambrosio passò la mano sulla copertina del romanzo, « c'è un certo movimento, di notte. Pensano che la vittima ricevesse qualche visita nella roulotte. Era riscaldata, sapete? Non immaginavo che un trabiccolo del genere avesse anche il riscaldamento autonomo...» Sorrise, e continuò: « Ma la roulotte non apparteneva alla donna. È di un tizio, proprietario di un tiro a segno».
            «Funziona con la bombola» disse l'uomo, alzandosi.
            « Prego? »
            «Con la bombola, ho detto. Il riscaldamento della roulotte funziona a gas liquido. A me andrebbe di averne una, per girare d'estate. »
            « Ma fammi il piacere! » esclamò la moglie, « tu e le tue vacanze della malora. Lui continua a cianciare... a parlare, ma poi, al momento buono, dove si va? Me lo dica lei dove si va. Indovini. A Canzo! Che è qui, girato l'angolo, a due passi. »
            «C'è aria buona» disse lui, depresso.
            «Si chiamava Irma, la vittima» specificò Ambrosio. Poi, rivolto all'uomo: « Lei non fa più il fruttivendolo? Sua moglie mi diceva che legge molti libri».
            « Mi interessano i romanzi e le guide. »
            « Che genere di guide? »
            « Ne ho tutta una serie: alberi, macchine da corsa, funghi, invertebrati. Ho anche la guida alle corazzate, dalle origini ai nostri giorni. Bellissima. »
            «Che alberi sono, questi della via, dov'è parcheggiata la roulotte?»
            « Hanno un nome ridicolo, si chiamano Bagolari, o Spaccasassi» rispose l'uomo, e Ambrosio rammentò un professore di agronomia, amico di suo padre, che insegnava all'università di Torino, prima della guerra. Sapeva tutto sulle erbe dei prati, che sono un'infinità.
            «Non me l'avevi mai detto» disse la donna, guardandolo.
            «E tu non me l'avevi mai chiesto, cribbio» disse lui.
            « Perché ha smesso di fare il fruttivendolo? » chiese Ambrosio, ma non pareva una domanda vera e propria. «Un lavoro duro, immagino.»
            « Bisogna alzarsi all'alba, santa madonna. »
            « Così ha venduto il negozio. »
            « Ho ceduto l'avviamento, e mi sono ritirato. Tutto qui. »
            « Vive di rendita? »
            « Potessi! » disse l'uomo, ma era come se recitasse una parte. Tossì e, mansueto, rivolgendosi alla moglie: «Ci arrangiamo, vero, Fosca? Lei ha il suo salario, non paghiamo l'affitto, abbiamo qualcosa in banca, faccio qualche lavoretto nel quartiere».
            « Per esempio? »
            «Aggiusto ferri da stiro, rubinetti del bagno, aspirapolvere... »
            «Mai sentita nominare questa Irma?» chiese Ambrosio.
            « Mai. »
            « Bene. Se avessi bisogno di voi, di lei in particolare » aggiunse rivolgendosi all'uomo, «vi chiamerò in questura, una di queste mattine. »
            Prese il romanzo e lo posò sullo scaffale.
            «Conosce un certo... un certo Oreste?»
            L'appassionato di guide pratiche parve finalmente capire una cosa: che il commissario non era uno sprovveduto, e che era al corrente di alcuni piccoli fatti.
            « Oreste Schiavo? »
            « Bravo. Proprio lui, il proprietario della roulotte, o almeno l'uomo cui la roulotte è intestata. Mi ha detto che avevate lavorato insieme in un club che si chiamava...»
            «Attila» sussurrò l'uomo.
            «Come il cane» disse la donna, sorpresa.
            « Eravamo giovani. Era un club privato, in corso di Porta Genova, si giocava a carte, la notte, ai dadi...»
            « La polizia è intervenuta e la magistratura lo ha fatto chiudere» disse Ambrosio.
            « Non ero io, il padrone. »
            « Lo so. Quella specie di bisca era di Oreste. Oreste Schiavo di Nicastro, provincia di Catanzaro, che adesso si occupa di tiri a segno» sorrise Ambrosio.
            «Io non c'entro» disse l'uomo.
            « Prenda il cane, usciamo. Mi perdoni, signora, se le porto via, per un quarto d'ora, suo marito. »
            «Conoscevi quella puttana?» chiese lei a bassa voce, gli occhi luccicanti di rancore. « La conoscevi, disgraziato?»
            Agganciò il guinzaglio al collare di Attila, che si erse di scatto, i muscoli tesi.
            In cielo un grande sole reso pallido da un velo di foschia che, in alto, stava diradandosi. Il cane, lasciato libero, corse verso la roulotte, all'angolo della strada con via Fogazzaro.
            « È legato ai suoi ricordi » disse Ambrosio, « come tutti, non è così? Del resto si chiama proprio come quel club. »
            «Scherzando l'avevamo battezzata Irma l'Amara. Non aveva un buon carattere, glielo assicuro. Soprattutto da quando si bucava. »
            «Alla Buoncostume la conoscevano come Lia. Una volta la sua zona era tra Largo Augusto, via Durini e via Cerva. Da quando vi frequentavate?»
            «Una decina di anni fa era la donna di Oreste.» « Ai tempi della fotografia in costume da bagno? » « Sì, poi lei se n'era andata con un tizio, un francese specializzato in casseforti. È rimasto secco sulla Promenade di Nizza, in una sparatoria, tre anni fa. Quando Irma è tornata, Oreste le ha dato un po' di soldi per ricominciare, e io gli ho promesso di seguirla un po', di tenerla d'occhio. »
            «Irma lavorava per lui?» « Sì e no, era abbastanza indipendente. » « Non aveva paura di Oreste, a esserlo troppo? » « Perché avrebbe dovuto? »
            « Non faccia il finto tonto. Se capirà la situazione, sua moglie, caro amico, non saprà mai che lei lucrava qualche lira sulle prestazioni di Irma. E che otteneva anche qualche concessione particolare, da parte di Irma. » «Come fa a.. »
            «Buono, su... stia buono, e preghi il Signore che il perito settore confermi i miei sospetti. » « Quali? » Aveva il fiato corto. « Overdose. »
            «Niente delitto» concluse l'uomo.
            E Ambrosio: «Tutto sistemato. Tutto a posto. Potrà continuare a leggere la storia di Teresa Raquin. È un libro interessante, lo sa?, un po' inattuale, visto che è stato scritto più di cent'anni fa. Pensi che i due protagonisti sono dilaniati dai rimorsi. Non è buffo? Rimorsi che li portano verso una terribile conclusione...».
            « Non me lo dica come finisce, commissario. Non ho ancora terminato di leggerlo. »
            « Starò zitto. In cambio mi dovrà dire soltanto una cosetta: li trovava lei, i clienti, alla Irma?»
            « Io? »
            «Chi erano? Per il momento mi basta qualche nome. Gli altri me li segnerà domani su un foglietto. Intanto ci pensa. Domani, con calma. »
            « Ma io... »
            « Chi erano? » lo strinse al braccio, che pareva di legno, e lo fissò dritto negli occhi. « So che facevi il buttafuori al club, e che sei stato dentro almeno due volte. Eri un pappone, eri...»
            «Io... Cristo, io...»
            « Me li devi dire, uno per uno, tutti i soci del club. E quelli che hai conosciuto in palestra... li conosci bene i tuoi peccatori, amico. Se risulterà che la vera responsabile della morte di Irma è stata l'eroina, nessuno di loro sarà seccato. Nessuno, te lo posso promettere. »
            « Ma... »
            «Anche tua moglie, povera donna, continuerà a lustrare vetri e scale, a credere che i tuoi veri interessi siano le guide sugli invertebrati » disse Ambrosio estraendo dalla tasca del giaccone un notes e appoggiandolo alla porticina della roulotte.
            Mentre il fiato gli usciva dalla bocca come un fumo leggero, cominciò a scrivere: Avvocato Serafino Arosio, dottor Plinio Clementi, commendator...

FINE

             

1 commento:

  1. Ecco, a proposito di download e di Olivieri, ho una sua raccolta. Ovviamente non me li posso ricordare tutti. Questo no, per esempio. Il racconto è tutto basato sui dialoghi, ma, paradossalmente, anche il non detto ha una notevole importanza. Le descrizioni, invece, sono il minimo essenziale. E tuttavia tutto fila e avvince. Non è affatto facile.

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