mercoledì 1 marzo 2017

E' tutto verde - David Foster Wallace (1962 - 2008)

“Della sua scrittura virtuosistica,” dice Mattia Carratello in un commento critico a La ragazza dai capelli strani, “ricca di timbriche e stili diversi, capace di perfette imitazioni e di plagi appassionati. Alle spalle di Wallace, insegnante di letteratura inglese e creative writing in un college dell'Illinois, troviamo i grandi autori statunitensi degli ultimi decenni: le anatomie enciclopediche e colossali di Thomas Pynchon, Don Delillo e William Gaddis, gli esperimenti metaletterari di John Barth e Robert Coover, ma anche l'umanità dolente di Salinger e Carver.”


E' tutto verde
Lei dice non mi importa se tu mi credi o no, è la semplice verità, tu continua pure a credere quello che ti pare. Quindi è sicuro che sta mentendo. Quando dice la verità impazzisce pur di convincermi a crederle. Perciò sono sicuro che sta mentendo. Lei si accende una sigaretta e guarda fuori, lontano da me, fa la maliziosa con la sigaretta bene in vista e lo sguardo verso la finestra ancora bagnata, e io non so proprio cosa dire. Dico Mayfly io davvero non so cosa dire o cosa fare e se posso crederti più. Ma queste sono le cose che so. So che io invecchio e tu no. E so che ti do tutto quello che ho da darti, con le mani che ho e con il cuore che ho. Tutto quello che ho dentro, io te l'ho dato. Tenendolo insieme e lavorando duro ogni giorno. Ti ho fatto diventare la ragione di ogni cosa che faccio. Ho provato anche a costruire una casa da offrirti, per farti restare con me, perché fosse bello restare con me.



  Mi accendo anch'io una sigaretta e butto il fiammifero nel lavabo dove ci sono gli altri fiammiferi e i piatti e la spugna e tutte queste cose qua.
  Dico Mayfly io il mio cuore l'avevo gettato per strada e sono andato a recuperarlo per te ma ora ho quarantotto anni. E' ora che la smetta di lasciarmi trasportare dalle cose e basta. Devo usare quel po' di tempo che mi rimane per provare a far andare le cose per il verso giusto. Devo capire quello che voglio. Dentro di me ci sono delle esigenze che tu non riesci nemmeno più a vedere, perché ormai le tue esigenze sono troppe.
  Lei non dice niente e io guardo lei che guarda la finestra e sento che lei sa che io lo so, e lei cambia posizione sul divano. Si siede sulle sue gambe. Indossa dei pantaloncini. Dico davvero non ha importanza cosa ho visto o cosa credo di aver visto. Non ha più nessuna importanza. So soltanto che io invecchio e tu no. Ma ora sento che tutto ciò che mi appartiene fa parte di te e sento che non ricevo più niente da te.
  I suoi capelli sono tirati su sotto un berretto con delle forcine e con la mano si tiene il mento, è presto, dal mio divano guarda incantata fuori la finestra ancora bagnata.
  E' tutto verde dice. Guarda come tutto è verde Mitch. Come fai ad avere voglia di dire tutte queste cose quando qui fuori è tutto così verde.
  La finestra sul lavabo del mio cucinino è lucida per via della pioggia pesante della notte scorsa e ora è mattina, c'è il sole, è ancora così presto, e ci sono tante cose verdi lì fuori. Gli alberi sono verdi e il prato e pettinato all'indietro per i violenti scrosci di pioggia. Ma non è tutto verde. Le altre roulotte non sono verdi e il mio tavolino da gioco in mezzo alle pozzanghere e le lattine di birra e le cicche che galleggiano nei posacenere non sono verdi, o il mio camper, o il mio carrello, o tutta la ghiaia, o quella ruota giocattolo che sta in piedi sotto una corda di bucato senza bucato vicino alla roulotte a fianco, dove c'è quel tipo con i figli. E' tutto verde sta dicendo. Sta sussurrando e quel suono non lo riconosco più.
  Getto la mia sigaretta e a fatica cerco di distrarmi da questa mattina con il sapore di qualche verità nella bocca. Mi giro a fatica verso di lei nella luce del divano.
  Sta guardando fuori, lì da dove è seduta, e io guardo lei, e c'è qualcosa in me che non riesco a trattenere, in quello sguardo. Mayfly ha un corpo. E lei è il mio mattino. Dico il suo nome.

5 commenti:

  1. Gli appassionati del genere diranno che questo brano è una vera chicca, altri storceranno la bocca domandandosi, ma che cos’è questa robina qua tutta verde? Io eviterò accuratamente di schierarmi dall’una o dall’altra parte. Dico soltanto che nelle due raccolte che ho letto, una ventina di racconti in tutto tra, “La ragazza dai capelli strani e Oblio”, alcuni pezzi mi sono piaciuti un sacco e altri molto meno.
    “Della sua scrittura virtuosistica,” dice Mattia Carratello in un commento critico a La ragazza dai capelli strani, “ricca di timbriche e stili diversi, capace di perfette imitazioni e di plagi appassionati. Alle spalle di Wallace, insegnante di letteratura inglese e creative writing in un college dell'Illinois, troviamo i grandi autori statunitensi degli ultimi decenni: le anatomie enciclopediche e colossali di Thomas Pynchon, Don Delillo e William Gaddis, gli esperimenti metaletterari di John Barth e Robert Coover, ma anche l'umanità dolente di Salinger e Carver.”

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  2. Io sto leggendo "L'uomo autentico" di Don Robertson, che, come scrittura, assomiglia un po' a questo pezzo di Wallace.
    Adesso però dico l'eresia.
    Tra questo modo di scrivere, quello di Robertson o alla fin fine quello di Joyce (per quel poco che ho letto, cioè stralci) o, alla fin fine, persino, per certi versi, quello di Chandler, io non vedo poi un abisso. Alla fine fine è sempre flusso di coscienza. Ci possono essere fiumi tortuosi o diritti, anse e secche ma sempre quello è. Poi 'sta roba di togliere i segni di interpunzione (qui si nota soprattutto l'assenza delle virgolette e dei due punti che introducono il discorso diretto) mi suscita forte perplessità - anche perchè Foster non lo fa sempre. Cioè... tutto lì. Basta togliere i segni di interpunzione per essere considerati dei virtuosi? Boh. Se fosse così mi verrebbe il dubbio di essere davanti all'ennesimo caso di aqua fontis e latinorum, anche se aggiornato ai tempi. Secondo me l'unico risultato che si ottiene è di aumentare la difficoltà di lettura, solo che il lettore, invece di dirlo, si mette a belare "che bravo" per non far la figura dell'ignorante. Io invece di far la figura dell'ignorante non ho paura e dico che mi pare una operazione di marketing rivolta soprattutto ai critici. Penso di poterlo dire anche perchè ho letto un altro racconto di Wallace che, pur mantenendo la struttura labirintica (e benchè io continui a preferire le idee chiare e distinte) non usa questo espediente.
    Infine - già che ci sono, vado in fondo - leggo "scrittura virtuosistica... ricca di timbriche e stili diversi".
    Allora, vediamo: è un virtuoso dello stile perchè adatta lo stile alla storia? Conosco qualcuno (firulì firulà..) che la pensa allo stesso modo.
    Oppure lo stile è virtuoso perchè cambia? Cioè se ci sono stili diversi vuol dire che uno vale di più e uno di meno?
    Certo è che non ha un modo di scrivere unitario, ma allora non si può parlare di "uno" stile Wallace - ma di molti (tutti virtuosi? e ugualmente virtuosi?). E quindi siamo daccapo a dodici.

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    1. Ps. Sul tutto verde. Di solito si dice "vedere tutto nero" oppure "tutto rosa". Basta cambiare colore per dare l'impressione di chissà quale trovata. Invece no. L'idea di base è semplicissima - come deve essere. Solo che siccome l'espressione "vedere tutto verde" non si usa nel linguaggio comune, il lettore non si raccapezza (starà parlando della bellezza della primavera in rapporto al grigiore della vita quotidiana?)e inizia a chiedersi cosa c'è sotto.

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    2. Condivido le tue perplessità sul personaggio, anch’io non faccio parte della nutrita schiera che lo ritiene un genio. Ho letto soltanto una dozzina di racconti, tra i quali il più famoso e controverso, La ragazza dai capelli strani, non abbastanza da farmi un’idea precisa sul suo conto. Il suo trasformismo, e le sue indubbie qualità scrittorie, me lo fanno accostare piuttosto ad un pittore eclettico dotato di buona tecnica in cerca di uno stile definitivo. E’ morto giovane e non lo sapremo mai se sarebbe diventato un Picasso. In ogni caso ormai il suo nome compare in ogni rassegna, chiamiamola pure “compilation” dei grandi autori moderni di racconti. E qui non poteva mancare uno come lui.

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  3. È un racconto che non ti lascia andare, l'ho appena letto e gia' vorrei rileggerlo, perché sento come un bisogno di dare un senso al non detto.Mi spiego, o almeno tento, visto che sono digiuna di questo autore tanto che inizialmente l'avevo confuso con il Wallace di "La congiura".Mi spiego, dicevo prima di divagare,( che poi sono andata a recuperare il romanzo perché ricordavo tutt'altra scrittura del Wallace che conoscevo e che in effetti si chiama Irving) che si può solo dedurre e tutto può cambiare in una seconda lettura, e qui è indiscutibile l'arte.Prevale la menzogna o la mezza verità se vogliamo: tutto è verde, lo si può vedere benissimo attraverso i vetri lavati dal temporale notturno(metafora di un violento litigio?)ma non tutto è verde e la realtà non si nasconde dietro il fumo di una sigaretta.E' un po' il mondo visto attraverso due velocità.Su tutto prevale l'interno , quanto davvero in esso accade e l'amore che non vede e chiede di essere gridato.A questo punto sono curiosa, vorrei leggere ancora di questo autore morto giovane.

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