lunedì 24 aprile 2017

LetteralmenteBook: GLI OROLOGI - Federigo Tozzi

LetteralmenteBook: GLI OROLOGI - Federigo Tozzi:



GLI OROLOGI

             Bernardo Lotti teneva nella sua casa un orologio per ogni stanza, anche in camera: soltanto nel salotto quattro. Erano orologi vecchi, a pendolo, quasi tutti eguali meno che di grandezza, con il quadrante di legno e una ghirlanda di rose, a mazzi, dipinta attorno alle ore. Ve n'era uno, nel salotto, che sembrava nato lì dalla parete e poi cresciuto più di tutti gli altri. Erano venti o trent'anni che nessuno lo staccava più. I suoi pendoli di ottone pareva che dovessero pesare qualche quintale.
Le sue lancette nere parevano lame di coltelli: facevano il giro come se avessero da tagliare e da uccidere; e aveva un tic-tac come un respiro. Il suo quadrante, prima verniciato di bianco, era di un colore indefinibile e sporco, con la ghirlandetta delle rose mezzo falciate dalla punta di quelle lancette lunghe: i tarli lo avevano forellato come tanti spilli. Quando batteva le ore, si stava ad ascoltare la sua voce; dimenticando di contarle. Era una specie di canto sommesso; e ci si aspettava che avesse pronunciato anche qualche parola. La ruggine dei suoi congegni aveva una dolcezza sentimentale. Gli altri tre orologi si udivano a pena, e pareva che avessero paura di quello.

giovedì 20 aprile 2017

LetteralmenteBook: LA LUISONA - Stefano Benni

LetteralmenteBook: LA LUISONA - Stefano Benni:

Stefano Benni?
Dopo Pirandello, dunque non un pinco pallino qualunque, proprio Stefano Benni? E con che cosa? Nientemeno con la Luisona del Bar dello Sport, la pastarella o il pasticcino, (dipende da dove siete nati), più celebre di certa letteratura moderna.
Ebbene sì, lo ammetto, passo da un autore della fine Ottocento a uno scrittore contemporaneo forse con troppa indifferenza. E’ vero, non ho un progetto letterario in testa, nessuna fregola intellettuale, non ho interessi editoriali di sorta, mi affido piuttosto all’istinto, all’umore del momento, al mio naso e sovente lascio che sia il caso a decidere quale autore pescare nel mazzo dei migliori, mai di testa mia, bensì secondo la critica ufficiale.
Non sono onnivoro in lettura, anch’io ho le mie preferenze, i miei gusti, ma per il momento li ho messi da parte. Non so fino a quando, forse presto mi stanco, in ogni caso per non sbagliare seguo l’esempio di quelle radio libere che diffondono nell’etere soltanto grandi successi musicali. E’ più facile, non ci sono rischi e poi con un classico si fa sempre bella figura. Tanto i racconti, voi lo sapete meglio di me, su carta e sul web, classici o moderni, famosi o sconosciuti che siano, non sono mai andati a ruba.
Questo per quanto riguarda la pesca dell’autore, per la scelta del racconto da postare invece le cose sono un po’ più complesse. Intanto leggo sempre ciò che pubblico, non scelgo a cacchio, e talvolta sono costretto a sorbirmi tutta una raccolta di un autore, anche se non è nelle mie corde, prima di trovare il racconto più adatto o il meno peggio, non in assoluto, ma tra quelli che sono riuscito a reperire nel web. E talvolta non è così semplice come sembra.
Lascio da parte il lavoro editoriale, grafico e pratico, necessario per rendere l’opera presentabile e leggibile anche sui moderni lettori elettronici, che è la parte forse più evidente, ma certamente la più noiosa. Però faccio tutto questo con piacere e soprattutto con un grande rammarico, quello di non averlo fatto prima. Buona lettura.

lunedì 3 aprile 2017

UNA GIORNATA - Luigi Pirandello


             Strappato dal sonno, forse per sbaglio, e buttato fuori dal treno in una stazione di passaggio. Di notte; senza nulla con me.
             Non riesco a riavermi dallo sbalordimento. Ma ciò che più mi impressiona è che non mi trovo addosso alcun segno della violenza patita; non solo, ma che non ne ho neppure un’immagine, neppur l’ombra confusa d’un ricordo.
             Mi trovo a terra, solo, nella tenebra d’una stazione deserta; e non so a chi rivolgermi per sapere che m’è accaduto, dove sono.
             Ho solo intravisto un lanternino cieco, accorso per richiudere lo sportello del treno da cui sono stato espulso. Il treno è subito ripartito. E subito scomparso nell’interno della stazione quel lanternino, col riverbero vagellante del suo lume vano. Nello stordimento, non m’è nemmen passato per il capo di corrergli dietro per domandare spiegazioni e far reclamo.