mercoledì 3 maggio 2017

Il coccodrillo sapiente - NOVELLE FATTE A MACCHINA - Gianni Rodari


Un coccodrillo si presenta alla sede della RAI-TV, viale Mazzini 14, Roma, e chiede di essere ricevuto dal direttore del programma Rischiatutto. Il portiere non vuole lasciarlo passare. Il coccodrillo insiste:
— Non vedo alcun cartello che vieti l'accesso ai coccodrilli. Lei vuole forse saperne più dei cartelli?
— Aspetti almeno che faccia una telefonata.
— Bravo. Non ho niente contro l'uso del telefono.
Il portiere chiama l'ufficio del capo supremo del Rischiatutto.
— Dottore, c'è qui un certo coccodrillo.
— Ah, — dice il dottore, il quale, siccome parla sempre in due o tre telefoni contemporaneamente, le parole lunghe le capisce solo a metà, — il signor Cocco. Va bene, lo faccia salire.

Il coccodrillo prende l'ascensore. È costretto a chinarsi un po' per entrare perché è alto due metri, più un cappello a cilindro viola. Indossa un lungo mantello giallo. Una signora sviene per il contrasto di colori.
La segretaria del comandante di Rischiatutto è miope e dice soltanto: — Si accomodi, signor Cocco: il dottore la sta aspettando.
Il dottore, che non si aspettava affatto un coccodrillo con tutti quei denti in fila sotto gli occhiali da sole, viene preso da un violento accesso di tosse. Il coccodrillo, con santa pazienza, aspetta che finisca la tosse, poi fa: — Dunque, così e così, eccetera eccetera; ho anche una lettera di raccomandazione di mio fratello. Ho intenzione di prendere parte al suo magnifico e istruttivo programma.
— Vedo, vedo. Come sta suo fratello?
— Un po' stretto. Sa, abituato al Nilo, nella vasca dello zoo non ci si ritrova.
— E lei, scusi, in che materia è esperto?
— In cacca di gatti.
— Non le sembra una materia un tantino fecale?
— Anche felina, però.
— Giusto, non ci avevo pensato.
— Allora siamo d'accordo e sabato debutto. Mio fratello sarà molto contento.
Il dottore capo si mette in bocca una caramella di menta al seltz e la inghiotte intera per la distrazione. Ne mette in bocca un'altra e comincia a sudare.
— Strano, — riflette, — queste caramelle fanno sudare.
Il coccodrillo sventola il cappello a cilindro in segno di saluto e se ne va. Il comandante di Rischiatutto chiama la sua segretaria, si fa portare un caffè triplo e le dice di pensare lei a tutto quanto.
I giornali della sera annunciano: “Sabato prossimo il signor Cocco affronterà a Rischiatutto il dottor Usmardi e la signora Fiutaburro. Si dice un gran bene di questo nuovo campione e del suo mantello giallo. Però la materia in cui è esperto viene tenuta scrupolosamente segreta. Si sa soltanto che ha a che fare con il culto della Dea-Gatta nell'Antico Egitto. Antico quanto? I Faraoni o Nasser? A questa domanda perfino il portiere di viale Mazzini si è rifiutato di rispondere”.
I lettori dei giornali si dividono immediatamente in cinque partiti.
Il primo partito sostiene che il dottor Usmardi, esperto in pelle d'oca dal XIV al XVII secolo, farà polpette del signor Cocco, se lo mangerà condito con aglio, olio e peperoncino, e darà gli ossi al suo gatto.
Il secondo partito garantisce che la signora Fiutaburro, esperta in formaggi africani, metterà in ginocchio il nuovo concorrente e lo costringerà a riconoscere la superiorità della caciotta sudanese sulla robiola della Valtellina.
Il terzo partito è certo che la marcia trionfale dell'Aida suonerà per il signor Cocco.
Il quarto partito è indeciso.
Il quinto se ne infischia e s'interessa solo al campionato di calcio e al gioco degli scacchi.
Arriva il giovedì, spunta l'alba del venerdì sera. Ecco il sabato.
Il coccodrillo compare su tutti i teleschermi, tranne quelli spenti, ma il presentatore del telequiz, un certo Mike Bongiorno, continua a chiamarlo “Signor Cocco”, attenendosi alle istruzioni ricevute. “Signor Cocco di qua”, “Signor Cocco di là”. Però non è cieco e lo lascia capire.
— Signor Cocco, ma lo sa che lei assomiglia proprio a un coccodrillo del Nilo?
— Quello è mio fratello, signor Màicche: io sono oriundo del lago Tana.
— Evviva, evviva! Finalmente anche noi di Rischiatutto abbiamo un oriundo, come la Juventus. E mi dica, mi dica, signor Cocco, come le è venuta l'idea di specializzarsi in cacca di gatti?
— Cosa vuole, signor Màicche: sono cresciuto in un paese depresso, povero di formaggi, del tutto privo di musica barocca, assolutamente sprovvisto di storia delle barbabietole. Mi sono fatto tutto da me, con la forza di volontà e lo spirito d'osservazione. Sono un autodidatta, come Giuseppe Verdi.
— Allegria, allegria! Il signor Cocco si rivela un esperto anche in musica operistica!
— Ai miei bei giorni, — rivela il coccodrillo, tenendo gli occhi bassi per la modestia, — ho mangiato un suonatore di controfagotto e l'ho pianto in si-bemolle maggiore.
Il dottor Usmardi da segni di ribrezzo. La signora Fiutaburro, con aria indifferente, toglie dalla borsetta una forma di gorgonzola, costringendo il presentatore a passare alle domande.



Tutti i concorrenti rispondono a dieci quesiti su dieci. Da Copenaghen, con un volo charter, giungono numerosi appassionati per fare il tifo in favore del coccodrillo. I tre campioni entrano in cabina. Il dottor Usmardi acchiappa al volo un “rischio” in architettura ma, invitato a precisare quante uova sode potrebbero essere contenute nella torre di Pisa se invece di essere un campanile fosse un contenitore di uova sode, sbaglia la risposta.
Il coccodrillo balza fuori dalla sua cabina, addenta il dottor Usmardi e lo inghiotte tutto intero, sputando solo l'orologio d'oro fabbricato a Ginevra.
— Ma, signor Cocco, — esclama il presentatore ridendo, — lo sa che lei è un bel birichino? Non si mangiano i concorrenti a quella maniera!
— È stato più forte di me, — si scusa il coccodrillo. — Io ho sempre avuto una passione segreta per la torre di Pisa.
— Capisco, — dice Mike Bongiorno, — ma almeno non doveva sputare l'orologio d'oro fabbricato a Ginevra, che è il più buono.
— Perdoni, signor Màicche!
— Va bé, per questa volta è perdonato.
Tocca alla signora Fiutaburro. Deve dire se i Bantù del Sud-Ovest mettono nel pecorino il prezzemolo o la mostarda di mirtilli!
— Il prezzemolo, — risponde la signora Fiutaburro. Ma tosto si corregge: — No, no, volevo dire la mostarda di mirtilli!
— Non vale! — tuona il coccodrillo. — La prima risposta è quella che conta!
E si mangia anche la signora Fiutaburro, mandandola giù senza masticare.
— Andiamo, andiamo, signor Cocco, — dice il presentatore, agitando in su e in giù il dito indice della mano destra in segno di affettuoso rimprovero. — Non sta mica bene fare così! Con le signore bisogna essere cavallereschi. Tanto più che siamo in Eurovisione e ci vedono anche a Bellinzona e ad Amsterdam.
— A Friburgo in Brisgovia, ci vedono? — domanda il coccodrillo, allarmatissimo.
— Naturale.
— Mi dispiace. Prometto di non farlo più.
— Eh, già, ma intanto si è mangiato gli altri due concorrenti. Non so nemmeno se possiamo continuare la sfida. Che cosa ne dice il signor notaio?
Il signor notaio dice che il regolamento non prevede sanzioni contro il cannibalismo. Il gioco può proseguire.
— E allora mi dica, signor Cocco, — fa il presentatore, — per quattro milioni di chilometri e settecentoventisette miriagrammi, dove la fece la gatta di Carlo Magno il giorno in cui il suo padrone fu proclamato imperatore?
— A Roma, davanti al Pantheon, — risponde il coccodrillo senza esitare.
— Risposta esatta! — grida il signor Màicche. Ma a poco gli giova. Infatti il coccodrillo, volando fuori dalla sua cabina, gli balza addosso come un sol uomo e lo ingerisce nel tempo di contare fino a tre. Si sente la voce del presentatore nella pancia del coccodrillo, che protesta: — Signor Cocco, adesso lei esagera. E pensare che ci vedono anche a Bruxelles!
Il coccodrillo si raddrizza il cilindro in testa, perché gli era andato storto e si guarda intorno con l'aria di domandare: “C'è più nessuno ?”
— Ci sono io, — risponde la valletta Sabina, col suo sorriso da laureanda in filosofia.
Gli spettatori trattengono il fiato. Si prepara un duello emozionante. Ce la farà il coccodrillo a inghiottire anche Sabina, dal momento che già tre persone si contendono lo spazio nel suo stomaco, elastico solo fino a un certo punto? Ce la farà il notaio, a salvare Sabina dal drago, ottenere la sua mano, sposarla e partire con lei in viaggio di nozze per le più belle pagine dei più noti rotocalchi?
Mentre la gente risponde come crede a queste e ad altre domande, la gentile Sabina non perde la calma. Essa aggira il coccodrillo con un sorriso, lo acchiappa per la coda, lo solleva all'altezza di un metro e cinquanta e gli fa sbattere la testa sul pavimento.
— Non vale! — protesta il coccodrillo. — Questo capitolo non c'è nel regolamento!
— E io ti faccio fare un po' di movimento, — ribatte Sabina. Sempre tenendo il coccodrillo per la coda, se lo fa girare intorno alla testa come se fosse il secchiello del latte: una volta, due volte, tre volte, a velocità crescente.
— Mi appello al notaio,— schiamazza il coccodrillo. — La signorina, con rispetto parlando, si dimostra molto ingiusta.
— E io ti adopero come una frusta, — annuncia Sabina.
Passa ad eseguire con l'abilità di un cow-boy del Circo Rossix. Il coccodrillo sibila, schiocca nell'aria che è un piacere a sentirlo. Dopo ogni schiocco, va a sbattere i denti per terra. Il cappello a cilindro gli è rotolato via. Il mantello giallo si tende come una vela in un giorno di maestrale.
— E uno, — dice Sabina, — e due, e tre.
Al dieci, dalla bocca del coccodrillo salta fuori Mike Bongiorno, riabbottonandosi la corta giacchetta, perché un presentatore dev'essere sempre presentabile. All'undici schizza fuori la signora Fiutaburro, mormorando: — Che disdetta, però! La mostarda di mirtilli ce l'avevo proprio sulla punta della lingua.
Al dodici esce in punta di piedi il dottor Usmardi e si mette subito a cercare il suo orologio d'oro.
— Basta, — implora il coccodrillo. — Pietà e soccorso! Ormai ho reso il maltolto!
— E allora, adesso, io ti rivolto, — dice Sabina. Gli infila una mano in gola, gli prende la coda dal di dentro e rivolta il coccodrillo come un calzino.
— Questo non è bello, — piange il coccodrillo rivoltato. — Lo dirò a mio fratello.
Ma ormai è l'ombra del concorrente imbattibile di poco fa. Con le sue ultime forze si raddrizza la pelle, si spolvera le squame e il mantello, si lava i denti e si trascina via borbottando oscure minacce: — Torneremo! Torneremo!
— Che peccato, signor Cocco, — commenta Mike Bongiorno. — Lei ha commesso un brutto errore: doveva dire “tornerò”, al singolare. — No, — risponde il coccodrillo, asciugandosi le lacrime con il cilindro, — perché la prossima volta verrò con mio fratello. Dunque, “torneremo”, al plurale.





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