sabato 17 giugno 2017

SOLO ANDATA - Robert Bloch


            Joe Gibson era in qualche posto più in su dell’inferno, ma non sapeva affatto dove, e non gliene importava un accidente finché quel bancone del bar restava davanti a lui. Ora stava ridendo, mentre qualcuno cantava con voce triste e lontana. Lui disse: «Sì, un altro» e poi…
            Ecco comparirgli davanti quel tipo col soprabito marrone.
            Uno strano tipo dall’aria un po’ pazza; teneva le mani ficcate in tasca, il bavero sollevato e la falda del cappello abbassata, come un gangster da strapazzo in un film poliziesco.
            Il pazzoide stava parlando, ma ci volle un buon minuto prima che le parole raggiungessero il cervello di Gibson e acquistassero un senso.
            «Il tuo guaio, amico, è che hai bisogno di un po’ di vacanza» diceva il pazzoide. «Diciamo che devi cambiar aria.»
            «Certo, certo» annuì Gibson, cercando il bicchiere. Lo aveva perso da qualche parte in mezzo alla nebbia.

lunedì 5 giugno 2017

COSCIOTTO D’AGNELLO Roald Dahl


La stanza era calda e pulita, le tende erano tirate, le due lampade da tavolo accese: quella accanto a lei e l’altra accanto alla poltrona vuota di fronte a lei. Sulla credenza alle sue spalle c’erano due bicchieri alti, le bot-tigliette della soda, il whisky. I cubetti del ghiaccio erano nel secchiello termoisolante.
Mary Maloney aspettava che il marito tornasse a casa dal lavoro.
Ogni tanto lanciava un’occhiata alla pendola, ma senza provare ansia, al solo scopo di rasserenarsi al pensiero che a ogni minuto che passava il momento del rientro del marito s’avvicinava. Aveva, come dire, un’aria sorridente e calma. Il modo in cui chinava il capo sul lavoro di cucito che stava eseguendo era stranamente tranquillo. La pelle - era infatti al sesto mese di gravidanza - aveva acquistato una meravigliosa trasparenza, le labbra non erano tese e gli occhi, con quel loro sguardo placido, sembravano più grandi e più scuri di prima.

giovedì 1 giugno 2017

LA NOTTE DEI PESCI - Joe R. Lansdale


Era un pomeriggio bianco come un osso, con un cielo privo di nuvole e un sole mostruoso. L'aria vibrava come una massa di ectoplasma gelatino-so. Non c'era un alito di vento.
            In quell'afa viaggiava una Plymouth nera vecchia e scassata, che tossiva e ruttava fumo bianco dal cofano. Starnutì due volte, ebbe un sonoro ritorno di fiamma, morì sul ciglio della strada.
            Il guidatore scese e andò al cofano. Era un uomo nei grami anni inverna-li della vita, con capelli di un castano smorto e un grosso stomaco a cavallo delle anche. La camicia era aperta fino all'ombelico, le maniche arrotolate fin sopra i gomiti. I peli sul petto e le braccia li aveva grigi.
            Un uomo più giovane scese dal lato del passeggero, e anche lui andò a mettersi davanti all'auto. Gialle esplosioni di sudore macchiavano le ascelle della sua camicia bianca. Al collo era appesa una cravatta a strisce, sciolta, come un serpente domestico morto nel sonno.