mercoledì 21 marzo 2018

LA DONNA PERFETTA - Robert Sheckly



 Il signor Morcheck si svegliò con un sapore aspro in bocca e una risata che gli echeggiava nelle orecchie. Era la risata di George Owen-Clark, l’ultima cosa che ricordava del party di Triad-Norgan. E che party era stato! Tutta la Terra celebrava il nuovo secolo. L’anno Tremila! Pace e prosperità per tutti, e vita felice…
            - Quant’è felice la tua vita? - aveva chiesto Owen-Clark con un ghigno sornione, molto più che brillo. - Voglio dire, come va la vita con la tua dolce mogliettina?
            Il che era stato spiacevole. Tutti sapevano che Owen-Clark era un primitivista, ma che diritto aveva di farci strofinare su il naso alla gente?
            Solo perché aveva sposato una Donna Primitiva…
            - Amo mia moglie, - aveva detto risoluto Morcheck. - È un sacco più carina e affettuosa di quel mucchio di nevrosi che tu chiami tua moglie.


            Ma naturalmente è impossibile perforare la spessa pelle di un primitivista. I primitivisti amano i difetti delle loro donne quanto le loro virtù… forse di più. OwenClark aveva ghignato sempre più sornione e aveva detto: - Morcheck, vecchio mio, sai, credo che tua moglie abbia bisogno di un check-up. Hai fatto caso ai suoi riflessi, di recente?
            Insopportabile idiota! Il signor Morcheck si alzò dal letto, strizzando gli occhi al lucente sole del mattino che traspariva tra le tende. I riflessi di Mira… Il guaio era che c’era una punta di verità in quello che aveva detto Owen-Clark. Da un po’ di tempo Mira sembrava piuttosto… indisposta.
            Mira! - chiamò Morcheck. - È pronto il caffé? - Ci fu una pausa. Poi la sua voce salì chiara dalle scale. - Tra un minuto!
            Strizzando ancora gli occhi insonnolito Morcheck s’infilò un paio di calzoni sportivi. Grazie a Stat i successivi tre giorni erano dedicati alle celebrazioni. Gli sarebbero serviti tutti per riprendersi dal party della notte prima.
            Di sotto Mira era affaccendata a versare il caffé, a piegare tovaglioli, a scostargli la sedia dal tavolo. Si sedette e lei si chinò a baciarlo sulla chiazza pelata. Gli piaceva essere baciato sulla chiazza pelata.
            - Come sta oggi la mia mogliettina? - chiese.
            - Splendidamente, caro, - rispose lei dopo una pausa, - Stamattina ti ho fatto i Seffiners. Ti piacciono, i Seffiners.
            Morcheck ne morse uno a tortiglione e bevve un sorso di caffé.
            - Come ti senti, stamattina? - le chiese.
            Mira gli imburrò una fetta di pane tostato, poi disse: - magnificamente, caro. Sai, il party di ieri notte è stato splendidamente perfetto. Me ne sono goduto ogni istante.
            - Ho alzato un po’ il gomito, - disse Morcheck con un sorriso storto.
            - Ti amo, quando alzi il gomito, - disse Mira. - Parli come un angelo…
            Un angelo molto in gamba, voglio dire. Potrei starti ad ascoltare per sempre. - Gli imburrò un’altra fetta di pane tostato.
***
            Il signor Morcheck irraggiò su di lei come un sole benigno, poi aggrottò le sopracciglia. Posò lo Seffiner e si grattò una guancia. - Sai, - disse, - ho avuto un piccolo battibecco con Owen-Clark. Parlava delle Donne Primitive.
            Mira gli imburrò una quinta fetta di pane tostato senza rispondere, aggiungendola alla pila in crescita. Stava prendendone una sesta, quando lui le toccò leggermente la mano. Si chinò a baciarlo sul naso.
            - Donne Primitive! - disse con tono derisorio. - Quelle creature nevrotiche! Non sei più felice con me, caro? Posso essere una Moderna… ma non c’è Donna Primitiva che ti amerebbe come me… Diceva la verità.
            In tutta la storia conosciuta l’uomo non era mai stato in grado di vivere felice con la Donna Primitiva non ricostruita. Quelle creature egoiste e viziate pretendevano cure e attenzioni per tutta la vita. Era cosa nota che la moglie di Owen-Clark gli faceva asciugare i piatti. E quell’idiota la sopportava! Le Donne Primitive erano sempre lì a chiedere denaro per comprare vestiti e gingilli, a pretendere la colazione a letto, a correre a giocare a bridge, a parlare per ore e ore al telefono e Stat sa che altro.
            Cercavano di portare via il lavoro agli uomini. Di recente avevano ottenuto l’eguaglianza.
            E c’erano degli idioti come Owen-Clark che insistevano sulla loro eccellenza.
            Sotto l’avviluppante amore il signor Morcheck sentiva svanire il cerchio alla testa. Mira non mangiava. Lui sapeva che aveva mangiato prima, in modo da poter prestare tutta la sua attenzione alla colazione di lui. La differenza stava in queste piccole cose.
            - Ha detto che il tuo tempo di reazione è rallentato.
            - Ah sì? - chiese Mira, dopo una pausa. - Questi primitivisti credono di sapere tutto.
            Aveva risposto giusto, ma ci aveva messo troppo. Il signor Morcheck fece qualche altra domanda alla moglie, osservando di straforo sull’orologio della cucina il suo tempo di reazione. Stava rallentando davvero!
            - È arrivata la posta? - domandò velocemente. - Ha chiamato nessuno?
            Farò tardi al lavoro?
            Dopo tre secondi lei aprì la bocca per poi richiuderla. C’era qualcosa di tremendamente sbagliato.
            - Ti amo, - gli disse con semplicità. Il signor Morcheck sentiva il cuore pulsargli sotto le costole. Anche lui l’amava! Pazzamente, appassionatamente! Ma quel disgustoso di Owen-Clark aveva ragione. Le serviva un check-up. Sembrò che Mira percepisse il suo pensiero. Si riprese percettibilmente e disse: - Tutto quello che desidero è solo la tua felicità, caro. Credo di star male… Mi farai curare? Mi riprenderai, dopo che mi avranno curata…? Invece di cambiarmi… Non voglio essere cambiata! - Teneva il suo capo lucente affondato tra le braccia. Piangeva…
            In silenzio per non disturbarlo.
            - È solo un check-up, cara, - disse Morcheck, cercando di ricacciare indietro le lacrime. Ma sapeva, come lo sapeva lei, che era ammalata davvero.
            Non era giusto, pensò. La Donna Primitiva, con la sua grossolana struttura mentale, era immune a questa infermità. Ma la delicata Donna Moderna, con la sua sensibilità finemente equilibrata, ne era troppo soggetta. Era così mostruosamente ingiusto! Perché la Donna Moderna conteneva in sé tutte le migliori e le più care qualità della femminilità.
            Tranne la resistenza.
***
            Mira si riprese ancora. Si alzò in piedi con uno sforzo. Era molto bella.
            Il malessere le aveva aggiunto colore alle guance e il sole mattutino le brillava sui capelli.
            - Caro, - disse, - non vuoi che resti ancora un po’? Posso riprendermi da sola.
            Ma aveva gli occhi che stavano andando rapidamente fuori fuoco.
            - Caro… - Lei si ricompose con rapidità, tenendosi al bordo del tavolo. -
            Quando avrai una nuova moglie… Cerca di ricordare quanto ti ho amato. -
            Si risedette, col viso pallido.
            - Vado a prendere la macchina, - mormorò Morcheck, e si allontanò in fretta. Ancora un po’ e sarebbe crollato anche lui.
            Mentre andava al garage si sentiva ottuso, stanco, a pezzi. Mira…
            Andata! E la scienza moderna, con tutti i suoi grandi progressi, che non ci poteva far nulla.
            Raggiunse il garage e disse, - Va bene, vieni fuori.
            L’auto uscì pianamente a marcia indietro e gli si fermò vicino.
            - Qualcosa che non va, padrone? - chiese l’auto. - Mi sembra preoccupato. Ha ancora i postumi di stanotte?
            - No… È Mira. Sta male.
            Per un istante l’auto rimase silenziosa. Poi disse con gentilezza: - Mi dispiace davvero, signor Morcheck. Vorrei che ci fosse qualcosa che potessi fare.
            - Grazie, - disse Morcheck, felice di avere un amico in un momento come quello. - Ho paura che non ci sia niente da fare.
            L’auto andò a marcia indietro fino alla porta e Morcheck aiutò Mira a salire. Con gentilezza l’auto si mosse.
            Mantenne un delicato silenzio per tutto il viaggio di ritorno dalla fabbrica.

FINE  




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