lunedì 28 maggio 2018

GERDA - Giovannino Guareschi



Una mattina dell'ottobre del 1944 arrivò al Palazzone una squadra di soldati tedeschi. Erano in piena tenuta di guerra, con una quantità incredibile d'armi addosso e li comandava un sottufficiale alto un metro e ottanta che urlava come un maledetto.
Il vecchio Rolli, investito da una raffica di parole tedesche, allargò le braccia:
        Io non ho fatto niente, — balbettò.
        Voi italiani non fate mai niente! — ruggì lo scatenato in un italiano molto approssimativo ma assai efficace. — Voi italiani tutti angioletti con le ali.
Finì il suo discorso in tedesco ma il vecchio Rolli, pur non comprendendo una sola parola, capì ugualmente il senso dell'invettiva e si preparò al peggio.
Il sottufficiale fece cenno al Rolli di seguirlo e si avviò decisamente verso il parco, dietro al palazzo. Qui giunto, si fermò e si guardò attorno; poi borbottò qualcosa a due della squadra indicando la pianta più grossa. E i due, con la rotella metrica misurarono la circonferenza del tronco a una spanna da terra e urlarono la misura al sottufficiale.

Il guerriero prese nota su un libretto:
        Nome! — intimò al Rolli.

        Antonio Rolli, — rispose il vecchio.
        Non il vostro nome! Lo so. Voglio il nome dell'albero.
        Noce d'America.
Il sottufficiale scribacchiò qualcosa sul libretto poi spiegò al Rolli:
        Far tagliare subito l'albero e dopodomani portarlo a Torricella. Tagliarlo a venti centimetri da terra.
Il noce americano dei Rolli era una pianta secolare stupenda. Qualcosa di fenomenale, di incredibile: e se al Rolli avessero permesso di scegliere fra l'abbattere la casa e l'abbattere il noce americano, avrebbe preferito mettere una tonnellata di dinamite sotto il palazzo.
Il Rolli era vecchio e malandato, vedovo da anni e annorum, e con l'unico figlio prigioniero in Germania: la faccenda del noce americano rappresentava, in fondo, una sciocchezza al confronto degli altri guai. Eppure, sentendosi ordinare di segare il noce, il Rolli strinse i pugni.
        Ha capito bene? — domandò minaccioso il sottufficiale.
        Perché dovrei tagliare quella pianta? — replicò il Rolli.
Era una domanda stupida, perlomeno. I tedeschi si preparavano alla difesa ad oltranza e pareva che il loro pia-no fosse quello di difendersi a bastonate o a pancate tanta era la loro smania di accumulare riserve di legname.
Il sottufficiale guardò ferocemente il vecchio:
        Gli ordini non si discutono! — urlò. — Tagliare l'albero! Questo è l'ordine.
        Va bene, — disse il vecchio Rolli. — È facile tagliare quell'albero. Ma poi, il Grande Reich, sarà capace di rifarmene uno uguale alla fine della guerra?
Il sottufficiale seppellì il Rolli sotto una valanga di prosa tedesca concludendo in italiano:
        Dopodomani, l'albero tagliato a Torricella!
La squadra se ne andò e il Rolli rimase nel parco a guardarsi il noce americano.
Tre giorni dopo, il sottufficiale tornò al Palazzone. Era furibondo:
        Perché lei non ha fatto tagliare l'albero? Il Rolli per tutta risposta si strinse nelle spalle.

        Dopodomani se l'albero non è tagliato io la faccio fucilare, — urlò il sottufficiale.
        Può fucilarmi subito perché io non farò tagliare l'albero, — rispose tranquillo il Rolli.
Il tedesco sghignazzò:
        Vedremo se dopodomani sarà della stessa idea.
Ma il vecchio Rolli era testardo e non cambiò idea. Quando, allo scadere del termine, il sottufficiale tornò, lo trovò seduto ai piedi del noce americano.
Il tedesco guardò il vecchio, poi guardò il noce colossale, poi ancora guardò il vecchio. Sputò per terra in segno di profondo disprezzo:
        Il Grande Reich vincerà la guerra anche senza il vostro albero, — affermò.
Se ne andò e parve non dovesse farsi più vedere ma, un mese dopo, ritornò a galla:
        Il nostro comando è stato avvertito con otto lettere anonime che, mentre tutti gli altri proprietari hanno eseguito l'ordine di tagliare gli alberi, lei non lo ha eseguito. Se la cosa risulterà vera, io sarò punito dai miei superiori.
Il Rolli scosse il capo:
        Va bene, — rispose. — Se le cose stanno così, oggi farò tagliare la pianta e domani la farò portare a Torri-cella.
Il sottufficiale non disse niente: andò nel parco a rimirarsi il noce americano e, nell'atto di risalire sulla motocicletta, ordinò perentorio al Rolli:
        Lei non tagli l'albero se prima non ha ricevuto la nostra autorizzazione.
Di lì a due ore era di nuovo al Palazzone assieme a un giovane ufficiale al quale, carta topografica alla mano, spiegò un sacco di cose indicando spesso il gigantesco noce. Il giovane ufficiale, alla fine, parve completamente convinto.
Evidentemente lo fu perché, la settimana seguente, il sottufficiale si insediava al Palazzone assieme a una piccola squadra di soldati comunicando con voce terribile al Rolli:
        Noi requisiamo il suo albero perché ci serve come osservatorio.
Sul noce americano fu costruita difatti una piccola piattaforma alla quale si accedeva con un ingegnoso sistema di scale a pioli.
        L'aquila tedesca ha fatto il nido sul noce americano, — commentò il Rolli quando l'osservatorio incominciò a funzionare e il sottufficiale sorrise.
Ma c'era tanta tristezza nei suoi occhi che il vecchio sentì il dovere di sussurrare:
        Mi scusi.
Arrivò rapidamente la primavera e, con la primavera, arrivarono i giorni del pasticcio finale.
Quando il noce americano incominciò a rimettere le foglie, il sottufficiale e la sua squadra caricarono la loro roba sul camioncino e lasciarono il Palazzone.
L'ultimo a partire fu il sottufficiale che, lanciato il razzo, avrebbe seguito l'autocarro in motocicletta. E così avvenne: l'autocarro con la squadra, arrivato oltre il ponte sullo Stivone, si fermò e attese che il sottufficiale, rimasto di vedetta in cima al noce, desse il segnale di via libera.
Visto che tutto in giro era tranquillo, il sottufficiale fece partire il razzo verde. Poi discese e, giunto ai piedi del noce americano, cavò di tasca un coltello e, ripulito un pezzettino di corteccia, vi incise:
«Franz -10 aprile 1945».
Quand'ebbe finito e si volse, si trovò davanti il vecchio Rolli che gli tese la mano e gli disse: — Dio la protegga.
Il sottufficiale saltò sulla moto e schizzò via. Passato lo Stivone, si fermò un momento per dar fuoco alla miccia che già i suoi uomini avevano preparato e si accucciò dietro l'argine.
Dopo un minuto il pilone centrale del ponte si sgretolò trascinando nel letto del fiume tutta la baracca.
Allora il tedesco risalì in moto e partì, ma, prima, volle rimirarsi ancora una volta il suo noce.
«I ponti si rifanno in poche settimane», borbottò. « Per rifare una pianta così ci vogliono dei secoli. »

Il figlio del Rolli tornò dalla Germania nell'agosto e trovò suo padre che l'aspettava ai piedi del noce americano.
E il padre strinse la mano al figlio reduce, stando coi piedi proprio lì dov'era quando aveva stretto la mano al tedesco.
E fu sotto quel noce che il vecchio trascorse gli ultimi giorni della sua esistenza, quando cinque o sei anni dopo il ritorno del figlio se ne andò per sempre dal Palazzone.
Così il giorno in cui il mediatore Tognone venne a dire al giovane Rolli che c'era un tizio di Milano disposto a dargli un milione per il noce americano, il Rolli lo cacciò via come un cane.
Tagliare il noce americano sarebbe stato come fare un dispetto alla memoria del vecchio Rolli.
E poi quella pianta aveva assistito a tanti fatti importanti da diventare quasi un personaggio di famiglia.
Ma non c'è razza più tremenda di quella dei mediatori.
Non esiste al mondo gente più malcreata dei mediatori. Se li cacciate dalla porta, rientrano dalla finestra. E, quando credete di aver concluso un affare senza che ci sia stato di mezzo ombra di mediatore, ecco che ne saltano fuori come minimo tre. E uno urla che, quel mercoledì, mentre voi passavate in macchina nel tal posto, vi ha gridato che «quella cosa là era matura». L'altro giura che l'affare l'aveva in mano prima lui e voi l'avete saputo perché lui ve lo ha fatto dire dal figlio del mugnaio. E il terzo geme che, se non c'era lui a lavorare sotto sotto, avreste speso un milione di più.
E tutti vi dicono queste cose in pubblico. E gridano come maledetti, picchiandosi grandi manate sul petto, atteggiandosi a galantuomini imbrogliati da un emerito mascalzone. E minacciano citazioni, tribunali, e spiegano al popolo che vi mangeranno perfino la camicia.
Non c'è razza più infida di quella dei mediatori: se un disgraziato cade nelle loro grinfie è finito.
Naturalmente ci sono anche delle persone per bene, fra i mediatori: ma hanno scarso successo e sono essi stessi le vittime dei mediatori «ingamba».
Tognone era un mediatore in gamba e, quando si vide messo alla porta dal Rolli, non si sgomentò.
        Deve pagare la tassa di successione per l'eredità e ha bisogno di baiocchi sonanti: mollerà.
Oltre a questo c'era il fatto che il tipo di Milano voleva il noce ad ogni costo. Si trattava d'un grosso industriale del legno, di quelli che espongono in Fiera i cadaveri di colossali alberi assassinati: una pianta come il noce americano del Rolli, esposta in Fiera, avrebbe giovato al prestigio della ditta.
Tognone ritornò quindi all'assalto offrendo non più uno, ma due milioni.
Lo cacciarono via e rispuntò fuori con l'offerta colossale di tre milioni.
Al Rolli tre milioni in contanti avrebbero fatto comodo specialmente per via della tassa di successione che era pesante.
Ma tenne duro.
E Tognone per la quarta volta tornò all'assalto accompagnato da due compari.
        Le vengo a fare una proposta che, se lei non l'accetta, si mangerà poi le mani per la rabbia — disse tirando fuori dalla tasca interna del panciotto l'enorme portafogli a fisarmonica.
Mise sulla tavola un foglietto:
        Questo è un assegno in bianco — spiegò. — La cifra ce la scriva lei.
Il Rolli tentò di rispondere ma Tognone lo prevenne:
        Non dica niente: io l'assegno glielo lascio lì. Siamo fra galantuomini e poi ci sono due testimoni: ci pensi sopra. Domattina alle dieci passeremo a prendere la risposta.
Se ne andarono e il Rolli rimase lì nel suo studio a camminare in su e in giù.
Ogni tanto guardava il foglietto che Tognone aveva deposto in mezzo alla tavola.
Erano le dieci del mattino: aveva ventiquattro ore da-vanti.
Ventiquattro ore sono troppe per resistere alla tentazione di scrivere su un foglietto di carta: «.Lire cinque milioni».
Mentre il Rolli stava facendo per la centesima volta queste considerazioni, bussarono alla porta dello studio ed entrò il cameriere:
        Ci sono al cancello due girovaghi che vogliono parlare con lei.
        Girovaghi?
        Sì, di quei forestieri che fanno il giro del mondo in motocicletta. Ne passano tanti.
        Mandali all'inferno.
        Ho provato, ma sono duri. Dicono che devono parlare col signor Rolli.
Il Rolli seccato ma incuriosito uscì e arrivò fino al cancello.
I girovaghi erano tutt'e due in calzoncini corti e camiciola e biondi tutt'e due. Però il primo era un pezzo d'omaccio alto un metro e ottanta e il secondo un pezzo di ragazza veramente importante.
Viaggiavano con un mucchio di fagotti sotto i quali spuntavano le ruote di qualcosa che doveva essere una motocicletta ma che avrebbe dovuto essere — data la quantità enorme dei bagagli — almeno un trattore Caterpillar.
        Signor Rolli? — domandò sorridendo l'omaccio.
        Sono io.
L'omaccio scosse il capo. Non lei. Il signor Rolli è molto più vecchio. Forse suo padre?
        Sì, mio padre. È morto l'anno scorso. L'omaccio parve profondamente colpito dalla notizia.
        Mi dispiace molto — disse — Non sapevo. Non immaginavo.

Parlottò in lingua straniera con la donna, poi si volse al Rolli che ancora non aveva aperto il cancello e rimaneva lì a guardare i due come fossero bestie rare nel giardino zoologico.
        Mi dispiace infinitamente — disse l'omaccio. — le sarò molto grato se lei ci lascerà vedere un momentino l'albero.
        L'albero? Quale albero?
        Il noce americano — spiegò sorridendo l'omaccio.
        Mi piacerebbe fotografarlo da vicino. Il tronco. I rami visti da sotto.
Il Rolli si mise a ridere: ma cos'era diventato, quel be-nedetto albero? Il personaggio del giorno?
Aperse il cancello: non poteva tenerlo chiuso davanti al sorriso smagliante di un pezzo di ragazza così.
        Prego.
L'omaccio si inchinò e, aiutato dalla ragazza, spinse la moto someggiata nel cortile. La issò sul cavalletto poi seguì Rolli che s'era avviato verso il parco.
Al cospetto del noce americano, i due stranieri si fermarono: pareva, quel giorno, che il noce americano fosse ancora più straordinario.
La ragazza parlò a lungo con animazione all'omaccio che la stava ad ascoltare tentennando il capo.
        Mia moglie è molto contenta d'aver visto l'albero
        spiegò sorridendo l'omaccio al Rolli. — Io le avevo parlato tanto di questo albero e lei si era incuriosita. Allora abbiamo fatto molte economie e siamo venuti a vederlo. Ci siamo sposati nel 1949 ma questo è il nostro viaggio di nozze.
Il Rolli guardò perplesso l'omaccio che rispose sorridendo alla muta domanda espressa dagli occhi del Rolli.
        Il 10 aprile del 1945, ho stretto la mano di suo padre qui, in questo punto — disse l'omaccio.
E col dito toccò la corteccia sulla quale stava inciso: «Franz -10 aprile 1945».
Il Rolli si sentì bruciare dalla vergogna di non aver capito subito; mille volte suo padre gliel'aveva raccontata, quella storia!
        Mi scusi! — balbettò stringendo la mano dell'omaccio e poi quella della donna. — Prego, prego, si accomodino in casa! Sono felice di averli miei ospiti. Come sarebbe contento mio padre se fosse ancora qui! Parlava sempre di lei..
L'omaccio tradusse ogni cosa alla moglie cui, via via, il viso si illuminava. Alla fine l'omaccio si rivolse al Rolli:
        Grazie dell'invito, anche a nome di mia moglie. Però se lei vuole veramente farci un regalo, deve permetterci di piantare la tenda sotto il nostro albero. Qui sotto mi pare di essere un po' a casa mia. Mi sento...
Non trovava la parola e allargò le braccia.
        Mi sento...
        Coperto? — suggerì 6tupidamente il Rolli.
        No coperto. Più che coperto.
        Protetto?
        Protetto. Sì, protetto.
Il Rolli voleva che entrassero in casa ma i due crucchi erano testardi.
L'omaccio andò a prendere la moto e aiutato dalla moglie incominciò a disfare i fagotti.
La tenda sorse rapidamente ai piedi del noce americano.

L'indomani il Rolli, appena alzato, corse giù nel parco; ma i due girovaghi erano scomparsi. Già ripartiti verso il nord.
Ai piedi del noce americano una mano gentile aveva deposto una coroncina di fiori di campo. E il Rolli com¬prese per chi erano quei fiori.
E nella corteccia, vicino a a Franz -10 aprile 1945» era stato inciso: «Franz und Gerda -10 agosto 1952 ».
Tutto questo gli riempì il cuore di sottile commozione: ciononostante il Rolli rise perché improvvisamente si era accorto di sapere con esattezza quello che avrebbe scritto sull'assegno in bianco.
E ve lo scrisse a stampatello.
E quando Tognone venne a ritirare l'assegno lesse la parola a stampatello e capì che non era il caso di insistere.


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