venerdì 26 aprile 2019

STAND BY - Marcello Fois


Lo squillo fa voltare con uno scatto la signora in gramaglie. Guarda il marito con un'occhiata che spezza in due.
  Lui sbarra le palpebre e scuote la testa: - Non è il mio...- sussurra con quella solita voce che lo fa sembrare perennemente colpevole. - Non è il mio! - ripete con un accenno di stizza. Tuttavia non può fare a meno di tastarsi la giacca all'altezza del cuore, come se giurasse, ma è solo per controllare. Tira fuori il cellulare e il volto gli si scioglie.
  - Ecco, vedi, è spento! - urla pianissimo mostrandolo alla moglie. Ora, davanti a questa certezza inoppugnabile, ci sono gli estremi per fare l'offeso. E infatti fa l'offeso.
  La signora in gramaglie lo ignora tirando su col naso. Si è trattato di un solo squillo, poi più niente. Di sicuro aveva lasciato il cellulare acceso, quel deficiente, roba da pazzi, e ora fa finta che fosse spento, ma l'ha spento dopo il primo squillo: a lei non la si fa! Insomma salvare almeno le apparenze: nessun parente che sia davvero addolorato va a un interramento col cellulare acceso... quasi nessuno, pensa la signora in gramaglie: c'è sempre il deficiente a farle fare brutte figure!


Poi tira di nuovo su col naso aspirando un bel po' d'aria densa cimiteriale. Aria di calle e gigli, perché al caro cugino appena defunto piacevano solo i fiori bianchi. Solo quelli che vedeva nelle vetrine dei fiorai, beninteso, perché il caro cugino appena defunto, Dio l'abbia in gloria, non ha mai speso un soldo che non fosse strettamente necessario. Vita parca e soldi a palate: investimenti oculati, qualche prestituccio a usura, qualche amico in banca e così via: la fortuna è fatta, il gruzzolo accumulato... Scapolo vivaddio, perché anche nei sentimenti, l'estinto era piuttosto... trattenuto.
  - Una perdita gravissima, così giovane -. Si fa avanti l'amico bancario porgendo la mano alla signora in gramaglie. - Resta inteso che sono a disposizione della famiglia per qualunque delucidazione sul patrimonio del suo povero cugino, - completa.
  La donna in gramaglie tira su col naso. - Sono l'unica parente rimasta, - puntualizza. - E sono troppo sconvolta per pensare a queste cose, - gigioneggia. - Comunque lui avrebbe voluto cosi, quindi direi di fissare un appuntamento per la prossima settimana... Morire cosi, lontano da casa, se solo avesse chiamato...
  L'amico bancario accenna con rassegnazione: - L'infarto non perdona, - dice.
 
  Al primo squillo tira su.
  - Bene, stammi a sentire... - attacca una voce femminile.
  Lui si apre in un sospiro di sollievo. Sarà mezz'ora che prega, qualcuno: Dio o chi per lui, col telefonino stretto al petto. - Squilla, - dice. - Squilla! - supplica. Ma niente. Intanto prova a guardarsi intorno. E' talmente esterrefatto che non ha nemmeno paura. Solo pensa al telefonino a cui rimangono si e no venti minuti di carica in stand by. Lo implora di squillare. Insomma il telefono squilla.
  - Bene, stammi a sentire... - attacca una voce femminile prima che lui possa dire qualunque cosa.
  Lui si apre, dunque, in un sospiro di sollievo. - Hai chiamato... - tenta.
  - ...Non ti azzardare a interrompere! - ruggisce lei. - Non lo fare, perché giuro che riattacco...
  - ...Ma... - prova ancora lui.
  - ...Riattacco... - dice lei.
  - ...No... - ansima lui. E poi tace, sperando di risentire la sua voce. Qualche secondo di silenzio, poi la sua voce arriva.
  - E' a proposito di sabato scorso... Ci ho pensato, ci ho pensato a lungo e ho persino sperato che tu mi chiamassi ma quando mai aspettarsi qualcosa da te aspettarsi qualcosa da te significa non aspettarsi proprio un bel niente e infatti quello che è arrivato è proprio un bel niente ma del resto avrei dovuto capirlo da subito avrei dovuto fare le valigie molto tempo fa ma poi mi dicevo si deciderà è fatto così quando si ama una persona si finisce per amare anche i suoi difetti ma tu niente due anni di clandestinità come se ti vergognassi di me cos'è ti vergognavi di me? avanti è chiaro ormai che per te sono stata solo un passatempo qualcosa per i momenti di solitudine e per i tuoi sfoghi fisici per altro molto saltuari caro mio eh si te lo devo proprio dire io con te ho sempre fatto finta a letto ma ti amavo ti amavo lo stesso mi dicevo cambierà facevo la cena e mi dicevo cambierà mi porterà fuori una di queste sere una di queste sere lo vedrò arrivare col mazzo di fiori più bello che si sia mai visto e mi dirà ti porto fuori basta cenette casalinghe stasera si fanno follie ristorante in centro fatti bella ancora più bella che voglio farti vedere a tutti poi mi immaginavo che saremmo usciti e sotto il portone di casa c'era una Limousine bianca noleggiata apposta con tanto di autista e che tu mi dicevi di salire e io ti dicevo ma dove mi porti ? e tu mi dicevi è una sorpresa sali in macchina e non essere impaziente e io dicevo sto bene così? e tu mi dicevi sei incantevole poi prendevi due calici a stelo lungo e stappavi una bottiglia di champagne che avevi lasciato in fresco dentro la macchina io dicevo sei proprio matto ma ti amo e tu sorridevi appena poi facevi un cenno all'autista che ci guardava dallo specchietto retrovisore con l'aria di uno che guarda due che sono proprio innamorati e s'intenerisce e partiva per un posto che aveva concordato prima con te allora io dicevo che lo sapevi che lo champagne mi mandava su di giri e tu dicevi che per quella sera non avresti accettato rifiuti nessun tipo di rifiuti e non sapevi se ti spiegavi e lo dicevi guardandomi con uno sguardo pieno di promesse e io bevevo e sapevo solo ripetere sei matto ma ti amo poi finalmente si arrivava al ristorante il più caro ed esclusivo della città avevi chiesto all'autista di parcheggiare proprio davanti all'ingresso in modo che tutti ci vedessero arrivare e infatti l'autista si ferma davanti all'ingresso poi viene ad aprirci la portiera e tu mi offri il braccio perché io nel frattempo ho bevuto appena due calici di champagne e sono già instabile sulle gambe ma non è solo lo champagne è proprio tutto la felicità la sorpresa i tacchi alti la gonna stretta tutto insomma cosi esco appoggiata al tuo corpo solido tutto ben impacchettato in un tight inappuntabile e tu mi circondi i fianchi con un braccio e tutti ci vedono entrare cosi abbracciati e pensano guarda come si amano quei due lui è proprio fiero della sua donna e lei ha uno sguardo proprio innamorato insomma ci accompagnano al tavolino e tu ordini ostriche e altro champagne poi roba francese con una pronuncia stupenda e quando dovrebbe arrivare il dessert un cameriere compunto e con un mezzo sorriso sulla faccia mi porta un vassoio coperto con una scatolina dentro e io dico ma cos'è ? lo dico col cuore che mi batte all'impazzata perché non riesco a credere che sia vero che tutto questo stia capitando proprio a me e tu dici aprilo e io dico non capisco e tu dici aprilo e io dico sei matto e tu dici dài e io sto per dire qualche altra cosa ma non dico niente e apro la scatolina poi sgrano gli occhi è un solitario grande come un chicco di mais una pietra che fa una luce talmente tagliente che per un attimo mi si offusca la vista è è è ve ve vero ? balbetto e tu scuoti la testa certo che no dici da Cartier mi hanno assicurato che è assolutamente falso fai impostando la voce come un attore del cinema io sono tanto emozionata che non riesco nemmeno a toccarlo che facciamo ? chiedi tu stiamo qui tutta la notte a guardarlo o te lo metti al dito ? me lo metto al dito la misura è perfetta te l'ho presa mentre dormivi mi dici vuoi sposarmi ? mi dici così come se niente fosse sì dico io sì sì sì sì sì ripeto tutti si voltano verso di noi ma a me non importa mi guardo intorno e in quel locale pieno di gente bellissima ed elegantissima ci siamo solo tu e io il resto è scomparso dietro ai riflessi abbaglianti del mio solitario così una volta arrivati a casa è chiaro che facciamo l'amore e tu mi baci come se fossi un frutto maturo succoso e dolce poi mi infili una mano sotto la scollatura e mi accarezzi il seno io provo a sfilarti la giacca ma tu mi dici di aspettare la notte è ancora giovane sussurri continuando a baciarmi poi mi fai scivolare l'abito ai piedi e fai un passo indietro per contemplare il mio corpo nudo sciogliti i capelli mi dici sei bellissima mi dici e ti sfili la giacca ora i nostri corpi vivono di vita propria e sembra che non possano stare troppo a lungo distanti ho fretta di esplorare il tuo corpo ti strappo la camicia per raggiungere il tuo petto con mani febbrili hai la pelle bollente ti bacio sul collo leggermente rasposo di barba incipiente poi la morbidezza delle mie labbra si arrende al tuo fallo stupendo ci scaraventiamo sul letto la mattina dopo mi svegli con un bacio una rosa un vassoio colmo di una ricca colazione non ti sei rivestito rifacciamo l'amore dopo mi dici ti amo e io dico io ti amo di più poi scappo verso il bagno a farmi la doccia e tu mi raggiungi rifacciamo l'amore sto sognando? ti chiedo e tu dici di no che non sto sognando e invece sto sognando perché quando mi sveglio trovo uno dei tuoi biglietti in cui mi dici che per una settimana non possiamo vederci di non stare a chiamare che tanto lo so che quando hai da fare non vuoi essere disturbato e del resto so anche che tu non mi chiamerai perché hai fatto quell'abbonamento del telefonino che si può solo ricevere perché costa meno e di chiamarti al telefono di casa tua nemmeno a pensarci perché la colf filippina di tua sorella che ti fa le pulizie è una pettegola tremenda e le dice tutto.
  - Sono in un vicolo cieco... - prova lui inserendosi in un'apnea di lei.
  - Non tentare di ricattarmi, - ricomincia lei che ha preso fiato a una velocità incredibile. - Perché questa volta sono decisa e dopo sabato scorso non voglio più avere niente a che fare con te cercatene un'altra una più disponibile una che ti voglia fare da serva una che sia sempre pronta appena fai un fischio...
  - Sono un uomo morto, ascoltami... - urla lui, ma quello che gli esce dalla bocca è piuttosto un sibilo...
  - Ho ascoltato fin troppo! - taglia lei. - Mi sono illusa per l'ultima volta sabato scorso bene a parte che potevo anche morire d'infarto ma tu niente telefoni da una cabina appena sento la tua voce penso che mi rinfaccerai quella telefonata per tutta la vita e non riesco nemmeno a essere sorpresa solo allibita poi quando mi proponi di cenare fuori quasi mi vengono i capelli bianchi è tutto finito penso mi chiama mi invita a cena fuori è tutto finito poi però a pensarci avevi chiamato da una cabina pochi spiccioli tariffa urbana ed ero sicura che al momento di pagare la cena al massimo in una pizzeria avresti avuto qualche problema ma io sono una scema sono sempre stata una scema con te cosi mi dico va bene è già qualcosa e controllo di avere abbastanza soldi nel portafogli mi faccio carina e ti raggiungo nel locale più fetente del mondo a trenta chilometri da casa...
  - Ascolta, devi venire! - prova lui con un lamento di cane a cui sia morto il padrone. Dal telefonino un bip avverte che sta finendo la carica.
  - A trenta chilometri da casa! - insiste lei. - Che con i soldi del taxi ci pagavo una rata del mutuo ma a te che te ne frega degli altri l'importante è che non sia tu a pagare perché tu sei avaro avaro dentro e fuori e sei stitico e ti puzzano i piedi e c'hai l'alitosi brutto stronzo!
  Quello che segue è l'ansimare di un asmatico o la compensazione di un campione d'immersioni.
  - Se non mi raggiungi sono un uomo morto! - approfitta lui. - Segnati il posto, devi salvarmi! Aiutami! - uggiola. Dal telefonino due bip avvertono che la comunicazione verrà interrotta da un momento all'altro.
  - Fine fine fine hai presente la parola fine ? chiuso stop alt ti ho sempre assistito sono sempre stata presente tu chiamavi e io c'ero ma adesso basta non azzardarti a fare la vittima con me la tua ultima occasione l'hai sprecata in quella lurida pizzeria dove mi hai fatto venire sabato sera e per dirmi che poi ? che avevi finito la benzina e non avevi nemmeno una lira per rimettercela così hai pensato che potevo raggiungerti magari mangiare una pizza e poi mi riaccompagnavi a casa col pieno pagato da me lurido verme che anche dirti verme è offendere i poveri vermi parassita di merda eh non ci ho visto più io sono buona e cara sono paziente sono gentile ma quando è troppo è troppo ma la sai la cosa buffa ? speravo speravo di darti una scossa speravo di farti capire quanto eri importante per me ma tu niente non sto bene dicevi porco ricattatore mi sento svenire dicevi e svieni e crepa e se non trovi qualcuno che ti riporti a casa crepa in questo posto puzzolente oppure fai chiamare un'ambulanza così puoi tornare in città a spese del contribuente e così l'ultima immagine che ho di te è quella di uno che tenta di impietosirmi con un'interpretazione da attore di terz'ordine... Bip, bip, bip...
  - Sei ancora lì? Pronto pronto...
 
  - Non può essere! - insiste la donna. - Gli ho parlato proprio ieri pomeriggio!
  - Sbaglia giorno, signorina -. Il commissario Curreli ha una voce stanca, vorrebbe tornare a casa, ma questa pazza che dice di aver parlato con un uomo morto e sepolto gli fa perdere tempo.
  - No che non sbaglio giorno, ho letto e riletto il necrologio sul giornale: guardi, dice che è stato sepolto ieri e ieri non può essere perché ieri pomeriggio io stavo parlando con lui.
  - Sbaglia giorno. Il seppellimento è avvenuto alle quattordici e quarantacinque di ieri, ecco qui, - dice Curreli indicando il necrologio, - quindi è escluso che vi siate sentiti per telefono. Capisco lo choc, capisco anche che non dev'essere bello scoprire dai giornali solo il giorno dopo il seppellimento che il proprio fidanzato è morto. Ma si convinca che il vostro colloquio non può essere avvenuto quando dice lei. Sbaglia giorno, - ripete.
  Ma lei non vuol sentire ragioni, dà una data e un'ora. E non si sposta da H, dice che chiederà il tabulato alla società dei telefoni.
  - Ma si rende conto? - sbotta Curreli. - A sentir lei, mentre lo seppellivano, il suo... fidanzato si tratteneva bellamente al telefono.
  - Veramente si trattava di un litigio, - puntualizza lei.
  - Gli stavo dicendo delle cose, sì insomma, che non ero soddisfatta del nostro rapporto, che mi ero illusa inutilmente...
  Un gesto perentorio del braccio di Curreli, che si alza verso l'alto come quello di uno scolaro che chiedesse alla maestra di uscire, la blocca istantaneamente. - Marchini! - si limita a urlare Curreli. L'agente scelto Marchini si fionda dentro l'ufficio. - Ce l'aveva un cellulare il defunto, come si chiama?...
  - Nessun cellulare tra gli oggetti repertati sul luogo del decesso. - risponde pronto Marchini.
  - E a casa? - chiede ancora Curreli, pensando all'assicurazione che prima di liquidare la pratica ha chiesto un'ispezione con le contropalle nell'abitazione del defunto miliardario.
  - Niente. - risponde Marchini come un allievo diligente.
  - Vede? - recita Curreli rivolto alla donna. - Niente cellulare. Avrà sbagliato numero, avrà chiamato un altro che ce l'aveva, il cellulare... Capita...
  - Ho parlato con lui! - L'affermazione della donna è talmente perentoria che per un attimo Curreli è tentato di crederle.
  - Marchini! - si limita a ripetere Curreli verso la porta che si è appena chiusa. La porta riesplode proiettando di nuovo l'agente scelto Marchini all'interno dell'ufficio.
  - Telefona alla cugina del morto e chiedile se c'era un cellulare e che fine ha fatto. E chiama la società telefonica: il numero della signorina è questo, digli che non facciano storie, che vuoi una risposta subito, una videata e via... - ordina porgendo un foglietto scarabocchiato.
  Marchini afferra il foglietto e sparisce di nuovo senza nemmeno rispondere.
  Passano i minuti. Tra Curreli e la donna un muro di silenzio ansioso.
  - Pare di sì, - conferma Marchini, che è rientrato senza che né la donna né il commissario se ne siano accorti.
  - Uno di quelli che possono solo ricevere, dice la cugina. Ha detto che ci teneva, che era la spesa più «importante» che aveva fatto negli ultimi anni. Gliel'hanno messo in tasca insieme a una copia del vangelo quando l'hanno ricomposto.
  - Ma che cazzo! - sbotta Curreli. - Un cellulare che squilla in una bara!
  - Eh, si vede che era di quelli potenti... - prova Marchini.
  - E la telefonata? Alla società dei telefoni che dicono? - insiste Curreli speranzoso.
  Marchini lo gela con un'altra conferma: - Dai tabulati la chiamata risulterebbe...
  - Come ho detto io! - trionfa la donna.
  Curreli guarda Marchini. Ha uno sguardo talmente stanco che verrebbe voglia di cantargli una ninna nanna. E' tardi, è passata l'ora di cena. - E adesso chi lo trova un giudice che ci firma un'istanza di riesumazione?
  - Be', commissario, il morto non è che scappi, ormai: al giudice ci pensiamo domattina...
 
  Comunque lo trovarono, il cellulare: era finito in pezzi sotto al cadavere…

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