domenica 7 luglio 2019

CAMPO INDIANO - Ernest Emingway




            Sulla riva del lago c’era un’altra barca a remi tirata in secco. I due indiani aspettavano in piedi.
            Nick e suo padre si misero a poppa e gli indiani spinsero in acqua la barca e uno di essi si mise ai remi. Zio George sedeva a poppa nella barca a remi del campo. L’indiano giovane spinse in acqua la barca del campo e si mise ai remi per portare zio George.
            Le due barche partirono nel buio. Nick sentiva il cigolio degli scalmi dell’altra barca davanti a loro nella nebbia. Gli indiani remavano con colpi veloci e taglienti. Nick appoggiava la schiena alla sponda e aveva un braccio di suo padre sulle spalle. Faceva freddo sull’acqua. L’indiano che li portava remava con tutte le sue forze, ma l’altra barca era sempre davanti a loro nella nebbia.

         
«Dove andiamo, papa?» chiese Nick.
            «Al campo indiano. C’è una donna che sta molto male.»
            «Oh» disse Nick.
            Sull’altra sponda della baia trovarono l’altra barca sulla spiaggia. Zio George fumava un sigaro nel buio. L’indiano giovane tirò la barca sulla spiaggia. Zio George diede agli indiani un sigaro per uno.
            Dalla spiaggia attraversarono un prato che si stava inzuppando di rugiada, seguendo l’indiano giovane che portava una lanterna. Poi entrarono nel bosco e seguirono un sentiero che sbucava nella strada lungo la quale si trasportavano i tronchi. Questa strada si addentrava tra le colline. C’era molta più luce sulla strada perché gli alberi erano stati abbattuti da tutt’e due le parti. L’indiano giovane si fermò a spegnere la lanterna e tutti continuarono a camminare lungo la strada.
            Dopo una curva uscì un cane, latrando. Davanti a loro c’erano le luci delle capanne dove abitavano gli scortecciatori indiani. Altri cani corsero loro incontro. I due indiani li ricacciarono verso le capanne. Nella capanna più vicina alla strada c’era una finestra illuminata. Una vecchia era ritta sulla soglia con un lume in mano.
            Dentro una giovane indiana giaceva su una cuccetta di legno. Da due giorni cercava di avere il suo bambino. Tutte le vecchie del campo l’avevano aiutata. Gli uomini si erano al-lontanati lungo la strada per sedersi nel buio e fumare in un posto dove non si udissero le urla che mandava. La donna urlò proprio nel momento in cui Nick e i due indiani seguirono suo padre e zio George nella capanna. Giaceva nella cuccetta inferiore, grossissima sotto una coperta. Aveva la testa voltata da una parte. Nella cuccetta superiore c’era suo marito. Si era tagliato un piede in malo modo con un’ascia tre giorni prima. Fumava la pipa. C’era una gran puzza, nella stanza.
            Il padre di Nick ordinò di mettere dell’acqua sul fornello, e mentre l’acqua si scaldava gli parlò.
            «Questa donna sta per avere un bambino, Nick» disse.
            «Lo so» disse Nick.
            «Tu non sai niente» disse suo padre. «Ascoltami. Quelle che ha adesso si chiamano le doglie. Il bambino vuole nascere e lei vuole che nasca. Tutti i suoi muscoli si sforzano di far nascere il bambino. Ecco quello che succede quando grida.»
            «Capisco» disse Nick.
            Proprio allora la donna lanciò un grido.
            «Oh, papa, non puoi darle qualcosa per farla smettere di gridare?» chiese Nick.
            «No. Non ho anestetici» disse suo padre. «Ma le sue grida non sono importanti. Io non le sento perché non sono importanti.»
            Nella cuccetta di sopra il marito girò la faccia contro il muro.
            La donna in cucina segnalò al dottore che l’acqua era calda. Il padre di Nick andò in cucina e versò in un catino circa metà dell’acqua contenuta nel pentolone. Nell’acqua rimasta nella pentola mise diverse cose che aveva tolto da un fazzoletto.
            «Queste devono bollire» disse, e cominciò a lavarsi le mani nel catino di acqua calda con un pezzo di sapone che aveva portato dal campo. Nick guardava le mani di suo padre che s’insaponavano a vicenda. Mentre si lavava le mani a fondo e con estrema cura, suo padre parlava.
            «Vedi, Nick, i bambini dovrebbero nascere con la testa in avanti, ma certe volte non è così.
            Quando non sono in questa posizione, rendono la vita difficile a tutti. Forse dovrò operare questa donna. Lo sapremo tra poco.»
            Quando fu soddisfatto delle sue mani, rientrò nella stanza e si mise all’opera.
            «Tira giù quella coperta, ti spiace, George?» disse. «Preferisco non toccarla.»
            Più tardi, quando cominciò a operare, zio George e tre indiani tennero ferma la donna. La donna diede a zio George un morso su un braccio e zio George disse: «Maledetta puttana di una squaw!» e l’indiano giovane che lo aveva portato con la barca scoppiò in una risata. Nick reggeva il catino per suo padre. Tutto questo richiese molto tempo.
            Suo padre sollevò il bambino e gli diede uno schiaffo per farlo respirare e lo passò alla vecchia.
            «È un maschio, Nick» disse. «Ti piace fare l’assistente?»
            Nick disse: «Certo». Guardava da un’altra parte per non vedere quello che faceva suo padre.
            «Là. Ecco fatto» disse suo padre, e mise qualcosa nel catino.
            Nick non guardò che cos’era.
            «Ora» disse suo padre «ci sono dei punti da dare. Puoi guardare o no, Nick, come preferisci.
            Devo cucire l’incisione che ho fatto.»
            Nick non guardò. Da un pezzo gli era passata la curiosità.
            Suo padre finì e si raddrizzò. Si raddrizzarono anche zio George e i tre indiani. Nick riportò il catino in cucina.
            Zio George si guardò il braccio. Al ricordo, l’indiano giovane sorrise.
            «Ci metterò un po’ di acqua ossigenata, George» disse il dottore.
            Si chinò sull’indiana. L’indiana ora taceva e teneva gli occhi chiusi. Era pallidissima. Non sapeva che fine avesse fatto il bambino o che diavolo fosse successo.
            «Tornerò domattina» disse il dottore, alzandosi. «L’infermiera dovrebbe essere qui da St.
            Ignace a mezzogiorno e porterà tutto l’occorrente.»
            Si sentiva eccitato e ciarliero come i giocatori di football negli spogliatoi dopo la partita.
            «Ecco un caso da segnalare alla rivista di medicina, George» disse. «Fare un cesareo con un coltello a serramanico e ricucirlo con due metri e mezzo di basso di lenza di budello.»
            Zio George era ritto contro il muro, e si guardava il braccio.
            «Oh, certo, sei un grand’uomo» disse.
            «Diamo un’occhiata al padre felice. Di solito sono quelli che soffrono di più, in queste faccenduole» disse il dottore. «Devo dire che si è comportato benissimo.»
            Tolse la coperta dalla testa dell’indiano. La mano che ritirò era bagnata. Salì sul bordo della cuccetta inferiore con la lampada in mano e guardò dentro. L’indiano giaceva con la faccia verso il muro. La sua gola era tagliata da un orecchio all’altro. Il sangue era colato fino a formare una pozza là dove la cuccetta si abbassava sotto il peso del suo corpo. La sua testa era posata sul braccio sinistro. Il rasoio aperto giaceva, col taglio della lama all’insù, tra le coperte.
            «Porta Nick fuori dalla capanna, George» disse il dottore.
            Non ce n’era bisogno. Nick, ritto sulla porta della cucina, aveva potuto veder bene la cuccetta superiore quando suo padre, con la lampada in mano, aveva voltato la testa dell’indiano.
            Stava appena cominciando ad albeggiare quando presero la strada dei tronchi per tornare verso il lago.
            «Mi spiace moltissimo di averti portato, Nickie» disse suo padre, che aveva perso tutta la sua esultanza postoperatoria. «Ti ho trascinato in un gran brutto pasticcio.»
            «È sempre così dura per le donne avere dei bambini?» chiese Nick.
            «No, quello era un caso veramente eccezionale.»
            «Perché si è ucciso, papa?»
            «Non so, Nick. Non ha potuto resistere, immagino.»
            «Molti uomini si uccidono, papa?»
            «Non moltissimi, Nick.»
            «Molte donne?»
            «Quasi mai.»
            «Qualche volta?»
            «Oh sì. Qualche volta.»
            «Papa?»
            «Sì.»
            «Dov’è andato zio George?»
            «Ci raggiungerà.»
            «È difficile morire, papa?»
            «No, credo che sia piuttosto facile, Nick. Dipende.»
            Erano seduti nella barca, Nick a poppa, suo padre ai remi. Il sole sorgeva dietro le colline. Un pesce persico saltò fuori dall’acqua, formando un cerchio sulla sua superficie. Nick trascinava la mano nell’acqua. Era tiepida, nel freddo pungente del mattino.
            Quella mattina presto sul lago, seduto a poppa con suo padre che remava, si sentiva assolutamente sicuro che non sarebbe mai morto.
           
FINE
           



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